sabato, 9 Maggio 2026

ESCLUSIVO ATTENTATO NIZZA: CHIESTA LA DISTRUZIONE DELLE IMMAGINI

nizza

di Cinzia Marchegiani

Nizza (Francia) – Il caso Nizza si complica. Un attentato ancora avvolto nel mistero, soprattutto nell’individuare i vuoti delle procedure di sicurezza della Francia.

Cosa sia accaduto la sera del 14 luglio 2016 durante i festeggiamenti della presa della Bastiglia lungo la Promenade des Anglais non si deve sapere? Eppure le prove e le informazioni registrare nei filmati delle telecamere nel Comune di Nizza fondamentali ad un’inchiesta interna dovranno essere cancellate.

Non è uno scherzo purtroppo. La notizia è stata diffusa dal giornale Le Figaro ieri, 21 luglio 2016, il SDAT (Sotto Direzione Antiterrorismo) ha chiesto agli agenti che gestiscono la videosorveglianza della città, la cancellazione completa di immagini provenienti delle 24 ore dalle sei telecamere e di tutte le scene dall’inizio dell’attacco che ha avuto proprio sulla Promenade des Anglias, la notte del 14 luglio 2016, citando gli articolo 53 e L706-24 del codice di procedura penale,  e l’articolo R642-1 del codice penale.

L’ufficio del procuratore di Parigi contattato ha confermato la notizia a Le Figaro: “In questo caso è stato fatto per evitare la diffusione incontrollata di queste immagini”. Per quanto riguarda la polizia nazionale, si ricorda che “mille telecamere a Nizza, 140 avevano elementi interessanti dell’indagine. La polizia ha recuperato il 100% di video di questi. I pubblici ministeri hanno chiesto di eliminare le immagini di questi 140 telecamere per prevenire abusi di quest’ultimo per il bene della dignità delle vittime e per evitare la ripresa di queste immagini da siti web jihadisti a scopi di propaganda “. 

L’ANALISI DI PINO CABRAS SUGLI ATTENTATI DI NIZZA E BATACLAN

NIZZALa notizia shock è stata subito commentata da Pino Cabras, laureato in Scienze politiche, giornalista e scrittore,  e  co-direttore di Megachip dal 2008 che spiega:La motivazione ‘ufficiale’ per la distruzione delle prove è evitare la diffusione incontrollate di immagini che possano ledere la dignità delle vittime o che possano essere usate a fini propagandistici dai terroristi Jihadisti. Ma nel concreto accadrà un’latra cosa: in Francia è invigore da quasi 20 mesi una legislazione da ‘Statod’eccezione’ per cui le copie incomplete di registrazioni saranno affidare ad un sistema opaco, che agisce con totale irresponsabilità in nome di un’emergenza ormai permanente, senza normali bilanciamenti e controlli dello Stato di Diritto”. 

NIZZA E BATACLAN QUANDO LE IMMAGINI MANCANO

Cabras fa anche un riferimento ad un altro attacco terroristico che riguarda sempre la Francia:I precedenti sono già preoccupanti: non abbiamo praticamente immagini della strage del Bataclan del 13 novembre 2015 e quindi non possiamo arrivare a giudicare nulla su cosa sia davvero accaduto allora”.

QUANTE VERITÀ  SOTTACIUTE?

In un articolo molto dettagliato su Occhi della Guerra, Pino Cabras va in profondità e cerca di individuare elementi importanti:Partiamo dall’ipotesi minima. Può darsi che si vogliano insabbiare delle responsabilità legate a una semplice negligenza, come quella gravissima che ha denunciato un’inchiesta del quotidianoLibération, che sbugiarda le dichiarazioni del primo ministro socialista Manuel Valls e del ministro dell’interno Bernard Cazeneuve. I due avevano dichiarato che i controlli erano stati accurati e che c’era un posto di blocco robusto, con veicoli che bloccavano l’accesso al Lungomare degli Inglesi, tanto che il camion in mano all’assassino stragista avrebbe forzato il blocco solo salendo sul marciapiede. Tutto falso, come ha dimostrato il quotidiano Libération quando ha usato le armi più pericolose di un’inchiesta: immagini e testimonianze. Lo ha ricordato Marcello Foa: ‘Il governo francese ha mentito. Ha cercato, a posteriori, di aggiustare la realtà per coprire le proprie clamorose lacune’”.

CABRAS INVOCA LA RICERCA DELLA VERITÀ

Un’analisi cruda che spiegherebbe la motivazione della distruzione delle immagini, ma Cabras va oltre e incalza:Le motivazioni ufficiali francesi somigliano a quelle usate dagli americani per non far vedere il corpo di Osama Bin Laden dopo che venne rimosso dalla Storia nel 2011. Dissero che nessuno doveva vedere Osama morto per non far strumentalizzare le immagini dai terroristi jihadisti. Come no? Il presunto seppellimento in mare chiuse per sempre la questione. A quanto pare anche nel mare della Costa Azzurra si vuole seppellire tutto, per fidarci solo di chi detiene le chiavi dell’allarme. E qui l’atteggiamento delle autorità francesi autorizza a non trascurare altre ipotesi, più maligne. Ipotesi che non cercano solo la negligenza, ma vanno a rintracciare eventuali profonde complicità con la mano stragista.

APPELLO ALLA MAGISTRATURA FRANCESE

Quanta fretta c’è nel distruggere prove così importanti?  Cabras lancia un appello alla stessa magistratura: “Se io fossi un magistrato abbastanza protetto dall’indipendenza della mia funzione, nell’indagare su un massacro terroristico cercherei di non essere precipitoso, non avrei tutta questa fretta di eliminare fotogrammi che potrebbero mostrarmi eventuali complici del ‘lupo solitario’ in azione, e scoprire magari che i lupi sono tanti, e si accoppiano con i lupi che il mio Stato ha inviato – a centinaia – a destabilizzare mezzo Mediterraneo. Fuor di metafora, in Francia, dove la magistratura non è poi così tanto indipendente, un magistrato aveva messo ugualmente becco nell’oscura vicenda della strage parigina della rivista Charlie Hebdo. La sua inchiesta venne fermata d’imperio dal ministro dell’interno Cazeneuve, là dove emergevano i rapporti tra i terroristi e i servizi segreti francesi: segreto militare, e più non domandare. Perfino il presidente turco Erdoğan, mentre difende le sue misure draconiane appena agli esordi in Turchia durante un’intervista ad Al Jazeera, ha buon gioco a citare lo Stato d’emergenza francese come un’anomalia molto più sperimentata”.

Misteri dietro gli attacchi terroristici e pieni di grandi vuoti  che ora lasciano anche immensi dubbi che non possono essere lasciati senza risposte.

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