di Cinzia Marchegiani
Roma – Ad un giorno dell’esito del Referendum sulla giustizia tenutosi il 22 e 23 marzo arrivano i primi effetti di una campagna referendaria che ha fatto emergere l’importanza di mantenere alti i valori etici nei confronti delle istituzioni.
A dimettersi sono Andrea Delmastro, sottosegretario alla Giustizia e Giusi Bartolozzi Capo del Gabinetto.
LA PREMIER CHIEDE LA STESSA SCELTA PER LA SANTANCHÈ
Il Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, esprime tramite un comunicato ufficiale, apprezzamento per la scelta di rimettere gli incarichi finora ricoperti e li ringrazia per il lavoro svolto con dedizione.
Ma c’è una forte presa di posizione nei confronti della Santanché
La Premier Meloni auspica che “sulla medesima linea di sensibilità istituzionale, analoga scelta sia condivisa dal Ministro del Turismo Daniela Santanchè”
Riflessioni al margine di un finale referendario. Abbiamo assististo ad una campagna referendaria espressamente politicizzata sostenuta da tutti gli schieramenti non solo politici. Dal mondo giuridico, dei magistrati requirenti e giudicandi di ogni fazione, dai comitati pro e contro. Poi sono scese in campo le Fondazioni che si battono per sensibilizzare le vite distrutte dagli errori e orrori giudiziari, quella gestita da Benedetto Lattanzi e Valentino Maimone due giornalisti che da oltre 20 anni si occupano di errori giudiziari e ingiusta detenzione, raccogliendo testimonianze in merito ai tanti casi spesso non conosciuti alla collettività. Nell’alveo del confronto è emersa la necessità di riformare un mondo che ha bisogno di essere normata e aggiornata perchè troppo spesso gli imputati vengono trattati come presunti colpevoli mentre è lapalissiano che siano innocenti fino al terzo grado di giudizio e per cui le prove di colpevolezza vanno dimostrate. Nel tempio della giustizia si annidano troppo gli errori giudiziari che ogni anno sconvolgono famiglie, relazioni, vita e futuro degli imputati tanto che nel merito sono stati presentati disegni di legge per istituire la “Giornata nazionale delle vittime di errori giudiziari” il 17 giugno. Data che è simbolo della lotta contro gli errori giudiziari in memoria dell’arresto di Enzo Tortora avvenuto nel 1983.
Se la politica ha cominciato a medicalizzare al suo interno pretendendo (nessuno ce lo dirà) o accettando le dimissioni di chi aveva sollevato indignazione popolare in merito anche ai fatti di cronaca che li coinvolgono, sarebbe auspicabile una feroce autocritica anche da parte dei promotori del Sì e del No a rivalutare atteggiamenti, dichiarazioni. Il video del finale a champagne, ballo e canti con Bella Ciao nella saletta dell’Anm del Tribunale di Napoli di 50 magistrati che si sono radunati dopo le prime notizie sullo scrutinio referendario è diventato virale. Ansa individua tra i presenti il pg presso la Corte d’Appello Aldo Policastro, in prima linea nella battaglia per il NO. Inneggiato il coro anche cantando “Chi non salta Imparato è” , Annalisa Imparato magistrato rea di aver perorato la campagna per il Sì al referendum.
Le istituzioni devono dare sempre prova di etica e terzietà
Lo scontro quando si contrappongono scelte e decisioni importanti è il cuore del confronto. Necessario, ma altrettando vanno difese le forme e le dialettiche più autorevoli.
Siamo chiamati tutti a ritrovare e sostenere la cultura e la civiltà.
- La Cassazione Civile, sez. unite, sentenza n. 8906 del 14 maggio 2020 ha stabilito che: “l’esercizio della funzione giurisdizionale impone al giudice il dovere non soltanto di ‘essere’ imparziale, ma anche di ‘apparire’ tale; gli impone non soltanto di essere esente da ogni ‘parzialità’, ma anche di essere ‘al di sopra di ogni sospetto di parzialità’ ed, inoltre, che ‘l’essere magistrato implica una immagine pubblica di imparzialità”. Il dovere di imparzialità impone di evitare ogni comportamento che possa compromettere la credibilità dell’ordine giudiziario.




