Elezioni 2018. Disfatta del PD e LeU. Giudizi unanimi: “Renzi becchino del partito ma anche i vari D’Alema”





 

 

di Cinzia Marchegiani

Italia – Le elezioni 2018 hanno prodotto un verdetto spietato sul Governo Gentiloni e i suoi partiti.

La fotografia scattata vede l’Italia divisa, con nessuna maggioranza. Con un’affluernza del 72,9% e con dati ancora parziali, dal voto alle elezioni politiche, il M5s conquista Sud e isole e arriva al 31%, il centrodestra è la prima coalizione con il 37% e vince al Centro-Nord. La Lega traina la coalizione. Il giudizio severo riguarda tutto il PD abbandonato dai suoi elettori con Renzi che oggi alle 17:00 spiegherà le sue prossime mosse.

OGGI SI TIRANO LE SOMME, PRIMA DI TUTTO IN MERITO AI GRANDI SCONFITTI DI QUESTE LEZIONI

Oggi si tirano le somme, prima di tutto dei grandi sconfitti. PD e LeU. Mentre a Roma si facevano marce contro il fascismo e i terremotati rimanevano un’appendice delle priorità del governo anche da parte della Boldrini e Grasso, mentre il paese era in agonia perché la povertà è diventata una realtà preoccupante, il trionfo del M5S e della coalizione centrodestra  dimostrano che gli italiani si sono stancati di comunicati stampa e di quello scollamento dalla realtà da parte della politica, quella stessa realtà in cui però ognuno degli italiani deve farci i conti.

Non ci sono maggioranze vincitrici, ma di fatto i risultati segnano un passo importante, i partiti più incisivi sui problemi del paese hanno avuto la benedizione degli italiani.

 

Si solleva unanime un giudizio severo, critico e di grande riflessione. 

Stefano Feltri, Vicedirettore de Il Fatto Quotidiano fa la sua analisi inoppugnabile: “In Italia la sinistra non c’è più. L’ha distrutta Matteo Renzi, certo, ma anche i vari Massimo D’Alema e tutta la cricca di Liberi e Uguali che è uscita dal Pd perché non condivideva la visione monarchica del renzismo che metteva ai margini la loro oligarchia polverosa. E non c’è una sinistra radicale competitiva, non c’è un Jeremy Corbyn che scali il partito e non c’è un Jean-Luc Melénchon che incarni, da sinistra, la novità populista. Il Pd non è più stato un partito di sinistra. Renzi e i renziani cercavano la compagnia della Confindustria, non dei precari ai quali veniva spiegato, anzi, che l’abolizione dell’articolo 18 era una buona notizia anche per loro che sognavano un contratto a tempo indeterminato. Il Pd non ha neppure provato a vincere queste elezioni perché non aveva un messaggio da dare se non “siamo dei buoni amministratori dello status quo”.




Continua Stefano Feltri nel suo editoriale: “La sinistra non è a Cinque Stelle. La sinistra ha perso, si è liquefatta. Si è arresa. Renzi ha sprecato un capitale di fiducia personale e una storia collettiva di cui non si è dimostrato all’altezza. Renzi è stato l’Hollande del Pd: il becchino. Ora si tratta di ricostruire, di ricominciare quasi da zero. Senza dimenticare quei due aggettivi che citava Veltroni (uno che ha dato un decisivo contributo a questo esito disastroso): liberale ma anche radicale”.

Lo stesso Vicedirettore Stefano Feltri su questo delicato e prioritario tema ha scritto un libro appena uscito“Populismo sovrano” per la collana Le Vele di Einaudi

PAOLO LIGUORI Direttore del TGCOM24 in un video affida la sua analisi:Caro PD, la tua sconfitta non è solo di Renzi.  La minoranza del PD è arroccata in alcune Regioni, come la Puglia dove il governato Emiliano è stato spazzato via dal M5S. La maggioranza renziana non ha retto, ma addirittura  la minoranza radicata è stata spazzata via come quelle delle elezioni di La Spezia, città rossa da sempre. La responsabilità della sconfitta del PD è talmente forte non può essere solo di Renzi, altrimenti il governo Gentiloni comunque avrebbe retto per la parte sua. Il Ministro Minniti ha perso il suo seggio nelle Marche. Hanno perso voti nelle Marche, nell’Umbria è passata quasi totalmente a candidati unimominali del centro destra, la Toscana regge perché Renzi ha preso il suo collegio. Emilia è stata scossa da un terremoto pazzesco dove son passati i candidati del centro destra“.

 

I cittadini italiani hanno dato un segnale forte, identico da quello uscito dalle urne del Referendum Costituzionale dello scorso 4 dicembre che aveva lanciato segnali precisi affinché quel malessere pesante e costante non fosse disperso in un verdetto e che ora solo i partiti di opposizione hanno accolto in maniera decisa e forte..

 

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