Infezione da Covid-19. Misure estreme ma poca analisi della clinica. Dr. Giannotta: “Diagnosi sempre tardive”





 

 

di Cinzia Marchegiani

Il nuovo coronavirus è libero di circolare e lo fa grazie ad untori inconsapevoli.

Non sono riusciti a trovare il paziente zero e quello che preoccupa di più è la polmonite grave che ha colpito il 38 enne in Lombardia. Un ragazzo in piena forma fisica eppure è un virus che molti epidemiologi dicono non pericoloso.

In Italia stanno cambiando e in fretta le misure di gestione per questo Covid-19.

Tutto cambia repentinamente, in pochi giorni siamo passati da misure soft a misure estreme per chi non rispetta il nuovo Decreto legge, per chi viola le regole.

Oggi, infatti, il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Giuseppe Conte, ha approvato un decreto-legge che introduce misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-2019. Due decreti urgenti per impedire l’epidemia. Il primo assegna poteri ai ministri per bloccare la circolazione delle persone. Il secondo, che arriverà tra qualche giorno, per salvaguardare leconomia.

Tutto molto paradossale se si pensa che la Saccardi addirittura si era lanciata senza paracadute affermando che “La quarantena è una interpretazione fantasiosa”.

Ora abbiamo 11 comuni lombardi e veneti e oltre 50mila persone in quarantena. Ed è In crescita il numero di nuovi contagi, spiegano i report. Non si può uscire né entrare in quelle aree. Sono Vò Euganeo, Codogno, Castiglione d’Adda, Casalpusterlengo, Fombio, Maleo, Somaglia, Bertonico, Terranova dei Passerini, Castelgerundo e San Fiorano. Università e scuole chiuse in Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte. 

20 domande che ci permettono di capire meglio questa emergenza in atto valutando nel merito i dati che i casi clinici offrono ai professionisti. In questa fase particolarmente delicata anche la comunicazione ha una funzione molto importante. Vediamo di comprendere qualcosa di più su questo coronavirus che improvvisamente ha fatto allertare le massime istituzioni dopo i casi accertati e i decessi registrati In talia.

 

  1. DOTTOR GIANNOTTA AVEVA SPIEGATO L’IMPORTANZA DI ISOLARE LE PERSONE SOSPETTE E GESTIRE UNA QUARANTENA CHE POTESSE PERMETTERE UNA VALUTAZIONE CLINICA SUI PAZIENTI IN MODO DA CAPIRE COME QUESTO NUOVO CORONAVIRUS SI DIFFONDE, CHI MAGGIORMENTE COLPISCE E COME EVOLVE LA MALATTIA. NULLA DI ALLARMISTICO MA INSOMMA IL BUON SENSO DOVEVA PREVALERE E LA SCIENZA. QUALI NOTIZIE VANNO MESSE IN EVIDENZA?

 La notizia più rilevante è che si è verificato ciò che molti esperti nei giorni passati si sono premurati di escludere: la libera circolazione del virus sul territorio italiano. I casi identificati nel Nord Italia in meno di 48 ore potrebbero rappresentare il segnale che altri casi arriveranno da questa libera circolazione sul territorio italiano del Covid-19. Diventa ora particolarmente difficile applicare la quarantena al personale sanitario, agli altri soggetti presenti in quel pronto soccorso ed a tutti i contatti avuti in passato. Anche se fossero applicabili queste misure, ormai è tardi poiché è verosimile che la circolazione del virus è già in stato avanzato, anche se al momento per qualcuno resta poco apparente.

  1. IL PAZIENTE ZERO NON SI TROVA DR. GIANNOTTA. È IMPORTANTE?

Alla luce di tutto ciò, è pleonastico e del tutto inutile cercare il “paziente zero” che rimarrà solo un fantasma. Se ogni ammalato ha infettato almeno altri 4 soggetti, ma è possibile che sia andata peggio perché questi soggetti si sono recati ed hanno soggiornato in locali pubblici, quali studi medici ed ospedali, diventa facile comprendere che almeno 1000 soggetti sconosciuti circolano liberamente con il virus in corpo.

  1. LA STATISTICA È IN CONTINUO AGGIORNAMENTO. COME EVOLVE QUESTA DIFFUSIONE?

In circa 48 ore siamo passati da tre casi noti gestiti allo Spallanzani di Roma a 157 casi noti alle ore 20,30 del 23 febbraio 2020 con 78 solo oggi i nuovi casi riportati  (https://www.worldometers.info/coronavirus/). Il 22 febbraio ci sono stati 44 nuovi casi e dopo la Corea del Sud (+224) siamo il secondo Paese al mondo ad aver il maggior numero di casi in una sola giornata. Un nuovo caso si è verificato a Torino e due a Milano. Il caso di Torino è un maschio che ha partecipato alla maratona di Portofino e Santa Margherita (assieme al 38enne ricoverato) del 2 febbraio 2020. Ci sono 90 casi in Lombardia, 25 in Veneto e 3 in Emilia Romagna. I due medici infettati nel lodigiano sono coniugi, uno dei quali è medico di base e la moglie è pediatra di base. Inoltre, ci sono 4.200 persone che sono state sottoposte ai test nel Veneto.

Tornando ai bollettini, alle ore 21 dell’11 febbraio 2020, in Cina, i pazienti in quel momento infetti erano 37.758, con 7.345 in condizioni serie e/o critiche (19%). I casi chiusi erano 5.390 con 1.018 morti (19%).

  • Alle ore 9 del 13 febbraio 2020, in Cina, i pazienti in quel momento infetti erano 60.379 con 12.056 in condizioni serie e/o critiche (16%). I casi chiusi erano 6.067 con 1.367 morti (18%).

 

  • Alle ore 19,30 del 19 febbraio 2020, in Cina, i pazienti correntemente infetti sono 75.309 con 12.056 in condizioni serie e/o critiche (21%). I casi chiusi sono 17.140 con 2.014 morti (12%).

 

  • Alle ore 8,15 del 21 febbraio 2020, in Cina, i pazienti correntemente infetti sono 76.731 con 12.065 in condizioni serie e/o critiche (22%). I casi chiusi sono 20.827con 2.247 morti (11%).

 

  • Alle ore 9 del 23 febbraio 2020, in Cina, i pazienti correntemente infetti sono 78.777 con 11.553 in condizioni serie e/o critiche (22%). I casi chiusi sono 23.265 (90%) con 2.462 morti (10%).

 

  1. POSSIAMO OTTENERE UNA PRIMA SINTESI SU QUESTI DATI?

In questi ultimi 10 giorni ci sono pochi elementi che inducono all’ottimismo, contrariamente a quello che ci vogliono far credere. L’unico elemento positivo è la percentuale dei morti sul totale dei casi chiusi che è passata dal 19% dell’11 febbraio, al 10% del 23 febbraio 2020. Viceversa, la percentuale di ammalati in condizioni serie e/o critiche è salita dal 19% al 22%, e questa è una cattiva notizia. La mia analisi non deve essere vista come una forma di terrorismo, anzi, serve a evidenziare le criticità, prevenire altri contagi possibili e proporre soluzioni.

  1. INSOMMA QUESTI FOCOLAI DICONO CHE SI TRATTA DI EPIDEMIA?

Ci sono molti esperti che lavorano alacremente per convincerci che non si tratta di epidemia  con 134 casi accertati in questo momento, mentre era epidemia il focolaio dei 5 casi di meningite in Lombardia. Nell’impegno continuo dei mass media a fornirci solo notizie verificate scientificamente è sfuggito un piccolo, ma rilevante, particolare: i due medici colpiti nel lodigiano hanno visitato un numero, verosimilmente, rilevante di soggetti prima che fosse accertata la loro positività al coronavirus.

  1. QUALE È LO SCENARIO CHE SI POTREBBE PROFILARE?

Lavorando sul territorio, in questo periodo di alta incidenza di malattie dell’apparato respiratorio, è verosimile che il numero delle visite portate a termine quotidianamente sia accresciuto ed una certa mole di persone siano venute a contatto con questi due sfortunati colleghi, che come tutti quelli che siamo in trincea, reggono una consistente parte del Sistema Sanitario Nazionale. È plausibile che ci siano stati molti contatti tra persone infettate dal coronavirus e non è escluso che diversi pazienti con il virus in corpo siano passati per essere visitati e potrebbero aver infettato i colleghi, che continuando a compiere il loro dovere, inevitabilmente hanno avuto contatto con i loro pazienti quando avevano il virus in corpo, anche prima dell’esordio della sintomatologia. Poiché lavoriamo sempre a stretto contatto con i nostri pazienti, la trasmissione del virus è facilitata da questo inevitabile contatto.

  1. DR. GIANNOTTA, MA DAVVERO NOI NON CONOSCIAMO BENE IL NOSTRO NUOVO NEMICO?

Noi partiamo con due handicap: il primo è quello legato all’impossibilità di identificare clinicamente i soggetti infetti in modo precoce; ed il secondo è legato alla mancata conoscenza del comportamento del virus nei soggetti infettati. Ma anche se fossimo in grado di fare questo, le regole che ha stabilito il WHO, che adesso vi illustro, prima di descrivere certe caratteristiche del Covid-19, ci portano comunque ad una diagnosi tardiva.

  1. E COSA DICONO LE REGOLE DEL WHO

Il 31 gennaio 2020 il WHO pubblica il documento intitolato: “Global Surveillance for human infection with novel coronavirus (2019-nCoV) Interim guidance 31 January 2020” (https://www.who.int/publications-detail/global-surveillance-for-human-infection-with-novel-coronavirus-(2019-ncov), dal quale traggo i primi elementi utili per sviluppare il ragionamento logico successivo.

In tale documento il Caso Sospetto è quel soggetto che presenta un’infezione respiratoria severa, con febbre e tossee richiede di essere ospedalizzato, a causa di un’infezione non altrimenti giustificabile, e che ha una storia di lavoro e/o di soggiorno in Cina nei 14 giorni precedenti l’esordio dei sintomi.

Quindi, per il WHO il sospetto clinico è ben catalogato e l’infezione severa alla quale si allude dovrebbe essere la polmonite. Mi segua… Se così stanno le cose, la diagnosi di polmonite non coincide con l’esordio della malattia, ma è una sua conosciuta conseguenza che si concretizza dopo diversi giorni di infezione da Covid-19. Quindi, il sospetto così etichettato, di necessità, avrà una diagnosi tardiva.

Il secondo punto che consente di classificare il caso come sospetto contempla un paziente che ha una malattia respiratoria acuta che ha avuto 14 giorni prima della comparsa dei sintomi un contatto con un caso di infezione da coronavirus confermato o probabile, o nel caso del personale sanitario, vale in contatto con un paziente sospetto o confermato portatore del virus.  Questo punto è ovvio e fa riferimento a contatti noti.

I “Casi Probabili” aggiungono incertezze in quanto il test per il coronavirus può essere inconcludente o un pan-coronavirus è positivo ed i test per gli altri patogeni respiratori sono negativi.

Accertato che tali direttive ci allarmerebbero solo in presenza di polmonite, dai racconti televisivi pare che qualche test sia stato eseguito anche post-mortem per polmonite. A questo punto, tutti i pazienti con polmonite dovrebbero essere sottoposti a test per il Covid-19, ma qualche falla pare ci sia stata, ed i motivi li deve ricercare chi governa la Sanità Pubblica. 

  1. E COSA POSSIAMO FARE DR. GIANNOTTA? POSSIAMO GIOCARE DI ANTICIPO CONOSCENDO QUESTO VIRUS?

Se le direttive ci portano alla diagnosi tardiva, e se non tutti i pazienti italiani con polmonite sono stati sottoposti al test per identificare il Covid-19, qualora fosse la causa reale di quella polmonite, cerchiamo almeno di capire come si comporta il nemico. Approfondiamo insieme:

IL PERIODO D’INCUBAZIONE. Tale periodo varia da paziente a paziente ed oscilla tra 2 e 14 giorni. Il periodo medio varia da 3 a 5.2 giorni. Il WHO sostiene che un periodo d’incubazione più lungo possa indicare una seconda esposizione e non un periodo prolungato d’incubazione. Comunque, è stato descritto solo un caso (nella provincia dello Hubei) con un periodo d’incubazione di 27 giorni.

IL VIRUS NELLE VIE RESPIRATORIE. Il virus si replica efficacemente nel tratto respiratorio superiore con un inizio graduale dei sintomi. I soggetti infettati producono grandi quantità di virus durante il periodo prodromico (periodo che precede l’esordio dei sintomi) che riescono a diffondere efficacemente ai contatti poiché si spostano e svolgono le loro abituali attività. Questa è la condizione favorevole alla diffusione del virus: i casi asintomatici ed i casi all’esordio sono i principali diffusori del coronavirus.

PATTERNS INFETTIVI. L’infezione può avere un decorso di media gravità con sintomi di presentazione che richiamano l’attenzione verso un’infezione respiratoria delle alte vie aeree. Questo pattern può essere seguito dall’esordio di una polmonite non severa o dall’esordio di una polmonite severa con grave insufficienza respiratoria. Il tutto comincia con sintomi meno severi che in settima-ottava giornata di malattia progrediscono determinando un rapido deterioramento delle condizioni cliniche che si caratterizzano per un grave distress respiratorio acuto (insufficienza respiratoria) che richiede un trattamento di supporto in rianimazione.




  1. DI NORMA I CASI ACCERTATI SONO ANZIANI CHE HANNO ALTRE PATOLOGIE CRONICHE INVALIDANTI. MA CI SONO STATE ECCEZIONI CHE HANNO FATTO ALLARMARE

In effetti quello che ha mandato in preoccupazione la comunità e ha sorpreso è stato il decorso grave cui è andato incontro il giovane atleta di 38 anni. Forse non tutti sanno che lo sport agonistico comporta un certo grado d’immunosoppressione che potrebbe essere fatale in tali circostanze. E in questo caso si giustifica la gravità, e speriamo non la fatalità.

Alla luce di quanto ho testé riferito, sembrerebbe logico interrompere le manifestazioni sportive agonistiche di alto impegno fisico perché se sono colpiti questi atleti che forniscono prestazioni di elevato impegno atletico sono a maggior rischio di soccombere al coronavirus se infettati.

  1. COSA SI CONOSCE DELLA SUA CATENA DI DIFFUSIONE E CAMBIA SE AVVIENE DA UN OGGETTO INANIMATO?

Il COVID-19 si diffonde da persona a persona, similmente agli altri virus influenzali (contatto fisico faccia a faccia, starnuti, tosse e contatto con le secrezioni provenienti dai soggetti infetti). Può rimanere sopra gli oggetti inanimati per 9 giorni, e chi lo ha scritto è uno scienziato competente in materia, non un improvvisato esperto televisivo.

Altra cosa è il suo potenziale patogenetico quando proviene da oggetti inanimati, rispetto alla trasmissione diretta tra soggetti.

È stata studiata una famiglia di 6 persone, cinque delle quali si sono infettate con il coronavirus a Wuhan. Cinque membri della famiglia hanno manifestato febbre e sintomi respiratori delle alte e basse vie e diarrea. I sintomi si potevano variamente combinare ed emergere dopo un periodo di 3-6 giorni dopo l’esposizione. Si sono presentanti in un Ospedale di Hong Kong 6-10 giorni dopo l’inizio dei sintomi (https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(20)30154-9/fulltext).

Questi casi ci dicono che il periodo d’incubazione è di 3-6 giorni e che il quadro clinico peggiora dopo 7-8 giorni dall’esordio della sintomatologia. Ammettendo che in questo caso la carica virale possa essere stata maggiore ed il periodo di contagio prolungato nel tempo, il pattern del peggioramento coincide con il tempo di 7-8 giorni prima indicato dal WHO.

  1. ORA SIAMO ALLA RICERCA DEI FANTASMI, IL CASO ZERO NON SI TROVA

 I mass media ci fanno capire che esiste una spasmodica ricerca del “paziente zero”, associata all’impellente bisogno di attribuire questa etichetta all’imprenditore tornato dalla Cina i primi giorni di gennaio 2020. Ammesso e non concesso che questo sia il “paziente zero”, rimarrebbe comunque il problema degli altri contagiati che con questo imprenditore non hanno avuto nulla da condividere. Si parla troppo poco della vittima del virus e tanti “pantofolai televisivi” vanno alla ricerca di elementi utili per sostenere le loro improbabili tesi o le loro idee politiche, ma per spiegarmi meglio torno ora al paziente di 38 anni, dopo aver espresso solidarietà a questo soggetto che alla fine di una serie di torture, non ha neanche anticorpi anti-coronavirus.

Comunque, è verosimile che questo soggetto dalla deleteria etichetta di “paziente zero” sia passato da Portofino, quindi in Liguria e non in Lombardia.

 

  1. IL 38ENNE SENZA ‘PAZIENTE ZERO’ MA HA CONTAGIATO ALTRI MEDICI?

Rimane sconosciuto chi ha contagiato questo paziente, è vero. Il 38enne in animazione aveva diverse attività sociali anche fuori dalla Regione Lombardia. Si era presentato da malato al pronto soccorso già domenica 16 febbraio 2020. Poi ritorna con la polmonite il 19 febbraio 2020. Da domenica a giovedì ha rilasciato il virus nell’ambiente circostante, ha diffuso il virus ad altri soggetti, anche ai sanitari ed agli altri pazienti presenti in quel pronto soccorso. Poi ci sono altri tre casi che non hanno avuto contatto con questo paziente. La moglie è incinta ed una collega del paziente è in isolamento a Piacenza. Tra i contagiati ci sono medici ed operatori sanitari.

Rimangono gli altri tre casi non collegati a questo, dei quali poco o nulla sappiamo. Però, le altre tre persone contagiate hanno un’età intorno ai 40 anni e si sono recate all’ospedale di Codogno nella notte tra giovedì e venerdì ed avevano una polmonite severa. Da queste tre persone altra copiosa diffusione del coronavirus. Anche questi tre poveri malcapitati sono stati infettati da qualche sconosciuto ed a loro volta hanno infettato altre persone. 

 

  1. IL MEDICO DI BASE CONTAGIATO DAL 38ENNE, ANCHE LUI CON POLMONITE. DR. GIANNOTTA QUESTO PORTA AD UN CASO IMPORTANTE, CI SPIEGA LA SUA IMPORTANZA?

 Siamo in presenza di un secondo spettro. Vi spiego. Il povero medico di base che ha visitato il 38enne si è trovato anche lui con la polmonite. Premetto che la spiegazione logica di questo caso consente di trarre cospicui elementi utili per una seria riflessione. Il 38enne è visitato da questo collega il giorno 17 febbraio 2020. Se la causa del contagio è addebitata a questo paziente siamo in presenza di nuovissimi e preoccupanti dati perché il periodo d’incubazione medio è di 3-5 giorni e se sono tre giorni noi arriviamo al 20 febbraio 2020, ma se sono 5 arriviamo al fatidico giorno 22 febbraio 2020 quando il medico è ricoverato con la diagnosi di polmonite. Se quanto detto prima è vero, 3-5 sono i giorni d’incubazione e 7-8 giorni passano dall’inizio dei sintomi all’esordio della polmonite che invece è diagnosticata, praticamente, alla fine del periodo d’incubazione dei 5 giorni. Scientificamente questo sarebbe il primo caso al mondo di polmonite da coronavirus diagnosticata alla fine del periodo d’incubazione.

Realisticamente, e scientificamente, questo medico è stato contagiato da altri soggetti, verosimilmente, da qualche suo paziente, prima della visita fatta al 38enne. 

  1. E’ DOVEROSO PARLARE DEL FOLLE DISASTRO DELLA DIAMON PRINCESS. TUTTO COME AVEVA PREVISTO

Sulla Diamon Princess, alla data della pubblicazione della prima intervista (13 febbraio 2020) c’erano 218 contagiati che alla data del 19 febbraio 2020 sono arrivati a 634 (quasi un incremento del 300% in soli 6 giorni), più di quanti sono i casi identificati e dichiarati nel resto del mondo. Avevo disperatamente cercato di sollecitare l’OMS ad attivarsi, con tutti gli strumenti di cui dispone, per l’immediata evacuazione della nave ormeggiata sulle coste giapponesi. L’appello è caduto nel vuoto e molti di quei soggetti rimarranno ancora sulla nave finché non s’infetteranno quasi tutti. Il 21 febbraio 2020, due erano i morti contagiati su quella nave, ed i casi totali erano 634.

Ma i guai devono ancora arrivare. Non avendo evacuato per tempo, questa prima evacuazione porterà fuori dalla nave un certo numero di soggetti che hanno il virus in corpo. Quindi, un certo numero di soggetti porterà il virus dove atterreranno gli aerei che provvederanno al loro trasporto. Se avessero agito per tempo, il numero degli infetti sarebbe rimasto molto più basso ed i rischi per le popolazioni sede di destinazione degli infetti (che non sono ancora positivi al test per il coronavirus) sarebbe stato, per ovvi motivi, molto più contenuto od infinitesimale. Così gli americani si sono portati 18 soggetti infetti in USA, forse qualcuno lo porteremo noi italiani ed altri produrranno i medesimi risultati.

Ricordo che una nave, posta in quelle condizioni, fornisce diversi strumenti al virus per diffondersi rapidamente e massicciamente.

Poiché il mio precedente appello è stato inascoltato, oggi ci sono altri 57 nuovi casi infetti, 3 morti e 691 infetti totali. A tali numeri vanno aggiunti i 21 casi tornati in Patria per un totale di 712 malati dalla Diamon Princess.

  1. I PRIMI ESITI DELLA DIAMON PRINCESS DOVREBBERO RENDERE CAUTE LE AUTORITA’ GOVERNATIVE SULLA IMPOSSIBILITA’ DEI TEST DI DARE CERTEZZE ASSOLUTE, SBAGLIO?

Purtroppo è quello che emerge. Un passeggero israeliano ritornato in Patria, che era negativo al test alla data della partenza, ha manifestato la malattia in Israele. In Australia altri due cari provenienti dalla Nave Diamon Princess. Tra i cittadini americani evacuati il 17 febbraio 2020 ci sono 18 casi positivi al coronavirus.

  1. COSA CONDANNA DR. GIANNOTTA.

 Mi chiedo perché non abbiamo aiutato la Cina. Uno studio osservazionale retrospettivo ha analizzato i dati provenienti da un ospedale di Wuhan (https://www.thelancet.com/lancet/article/S2213-2600(20)30079-5). Su 710 casi di polmonite, 52 di questi riguardavano soggetti adulti ed erano casi gravi. I pazienti gravi sono morti dopo 28 giorni di malattia ed il tempo medio che trascorreva tra la data della morte e l’ammissione al centro di terapia intensiva era di 7 giorni. Se la matematica non è un’opinione, questi pazienti entravano in terapia intensiva dopo 21 giorni di malattia. Ancora, se è vero che la polmonite insorge dopo 7-8 giorni dall’esordio della malattia, questi soggetti hanno avuto accesso al centro di terapia intensiva dopo 13 giorni dall’esordio della polmonite. Questo significa che il sistema sanitario cinese è al collasso ed il resto del mondo ha fatto pochissimo, o niente. In questa condizione cosa hanno prodotto L’OMS ed i relativi esperti?

  1. TUTTO PARADOSSALE, SIAMO PASSATI DA KEEP CALM ALLA QUARANTENA

In Calabria c’è un famoso detto che così recita: “Hanno messo le porte di ferro dopo che hanno rubato Santa Chiara”. Prima il governo ha mandato per oltre un mese lo spot mieloso che sosteneva che non è affatto facile essere contagiati dal coronavirus, mentre adesso si proclama la clausura con editto governativo.

Adesso stanno scendendo dei calabresi che provengono da quelle aree lombarde e circolano senza quarantena: come la mettiamo? Anche una famiglia ha raggiunto liberamente l’Irpinia.

 

  1. CONCLUSIONI DR. GIANNOTTA? ABBIAMO COMPRESO CHE LA SUA ANALISI SU QUESTO NUOVO SCENARIO NON VUOLE ALLARMARE MA SEMPLICEMENTE DARE INFORMAZIONI DETTAGLIATE AFFINCHE’ SI POSSANO METTERE IN VAGLIO SOLUZIONI EFFICACI

Con tutte le analisi e i dati sulla clinica che questo nuovo virus ci sta insegnando abbiamo il compito di evidenziare le criticità e proporre soluzioni. Non avendo delle “soluzioni in tasca” pronte per l’uso, abbiamo capito che ci sono soggetti che riescono a combattere senza danni il coronavirus che coesistono con soggetti che ne sono gravemente, e talora fatalmente, affetti. Neanche essere un atleta è garanzia di efficienza anti-virale.

Dobbiamo prendere atto che il virus Covid-19 circola liberamente in Italia e l’esercizio di addossare per forza l’etichetta del “paziente zero” ad un soggetto che fino ad ora è negativo ai testi specifici è solo esercizio di cattive virtù. Dico ciò perché neanche la tempistica può fornire un briciolo di sostegno a tali tesi. Il soggetto preso di mira rientra dalla Cina i primi di gennaio 2020, il periodo medio d’incubazione è di circa 3-5 giorni, con un limite massimo indicato dal WHO di 14 giorni, e per essere lui la fonte del contagio per il suo amico deve essersi consumati tutti i 14 giorni utili per arrivare a metà gennaio 2020. Facciamo consumare altri 14 giorni al povero malato di 38 anni ed arriveremo a fine gennaio, tempo massimo per sviluppare la malattia.

Ma non era malato perché il 2 febbraio 2020 partecipa alla maratona di Portofino.

Ma il malcapitato al quale auguro una pronta guarigione, passa dal pronto soccorso almeno 15 giorni dopo e la polmonite gli viene diagnosticata il 20 febbraio 2020. Ammesso, secondo i dati esposti, che la polmonite si sia sviluppata dopo 7-8 giorni dall’inizio dei sintomi, andando a ritroso arriviamo al 12 febbraio 2020. Anche se ammettiamo un piccolo errore a causa delle notizie delle quali non abbiamo contezza, l’esordio della malattia non rientra nei tempi considerati utili per attribuire a tale amico la fonte di contagio e l’odiosa etichetta di “paziente zero”. Tutto questo esercizio d’inutilità non ci aiuta ad affrontare un serio problema che per un mese abbiamo pensato di gestire con messaggi rassicuranti e paternalistici.

 

  1. GRAZIE DR. GIANNOTTA PER AVER ANALIZZATO CON DOVIZIA I DATI CLINICI DEI MALATI. UNA SINTESI FINALE?

La Cina non ha un numero sufficiente di unità di terapia intensiva per affrontare le polmoniti da Covid-19. Infatti, se paragoniamo i dati forniti dalla Protezione Civile nella mattinata di domenica, tra i 129 attualmente ammalati ci sono 54 ricoverati (48% dei casi totali) con 26 ricoverati in terapia intensiva (42% dei ricoverati). Se il 42% dei ricoverati va in terapia intensiva perché ha insufficienza respiratoria acuta, questo è un brutto segnale. Viceversa, se finiscono in terapia intensiva in via precauzionale, la cosa è più tranquillizzante. Però nel breve periodo i posti liberi in rianimazione finiranno anche per gli incidentati e per gli altri ammalati che potrebbero salvarsi la vita in tali luoghi.

Le direttive dell’OMS, prima espresse, ci portano inevitabilmente ad essere in ritardo rispetto al precoce sospetto diagnostico e la diagnosi diventa inevitabilmente tardiva, se non post-mortem. Ciò consente al soggetto ammalato di diffondere il virus dalla fase prodromica (prima dell’esordio dei sintomi) fino alla fatidica data d’esordio della polmonite che avviene dopo 7-8 giorni dall’inizio della fase sintomatica.È ragionevole pensare che un soggetto che sviluppa la polmonite da coronavirus ha già liberamente diffuso lo stesso virus, per un periodo di circa 10 giorni.

 

PER FINIRE DR. GIANNOTTA, MA LE NUOVE ESTREME DIRETTIVE ADOTATTE DAL GOVERNO SONO CONTROMISURE CHE POSSONO DAVVEVRO FERMARE LA CIRCOLAZIONE DELLE PERSONE PRESUNTE SOSPETTE?

Una “quarantena all’italiana” veicola con se pericoli aggiuntivi. Quando si prendono misure di questo genere, o sono complete e radicali od è meglio per tutti che non siano adottate misure restrittive parziali che porteranno alla diffusione del virus in altri territori italiani. O si chiudono in entrata ed uscita le tre Regioni (Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto), o si lasciano libere come prima: non esiste una via di mezzo. Con la chiusura delle scuole, il personale docente ed ATA non rimarrà in Lombardia e sarà libero di andare nel luogo di origine, visto che tante persone abitano in altre Regioni. Farà tutto ciò anche perché è già convinta che nel luogo di origine correrà meno rischi. Così, assieme a questo temporaneo rientro, alcune persone, forse tante o tantissime, faranno lo stesso viaggio con i coronavirus eventualmente albergati. È già documentato che alcune persone del sud hanno già abbandonato la Lombardia e raggiunta la terra natia. Ciò non deve sorprendere poiché noi italiani siamo anche andati al Carnevale di Venezia, città con due casi di Covid-19.

Vi lascio con un pensiero più importante. Un doveroso augurio va a tutti gli ammalati per una pronta guarigione ed un particolare pensiero va ai colleghi che nel compito immane di fornire assistenza ai malati si sono ammalati a loro volta, perché non abbiamo protezioni efficaci quando compiamo il nostro particolare dovere.

 

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