Influenza segreta della Coca Cola sui giornalisti medico-scientifici






 

L’azienda produttrice di Coca Cola viene tirata in ballo in Italia da un’inchiesta giornalistica televisiva su Rai3 a firma di Claudia Di Pasquale per la trasmissione Report mentre sul The BMJ- British Medical Journal considerata una delle quattro riviste mediche più autorevoli, insieme a New England Journal of Medicine, The Lancet e Journal oh the Americam Medical Association punta i suoi riflettori pubblicando un importante articolo inchiesta a firma del giornalista freelance Paul Thacker dal titolo:Influenza segreta della Coca-Cola sui giornalisti medico-scientifici“.

“L’industria ha utilizzato denaro per influenzare segretamente i giornalisti con il messaggio che l’esercizio fisico è un problema più grande che il consumo di zucchero nella epidemia di obesità, i documenti ottenuti mostrano leggi sulla libertà d’informazione. Il dettaglio documenta come la Coca-Cola ha finanziato conferenze giornalismo in un’università degli Stati Uniti, nel tentativo di creare una copertura stampa favorevole sulle bevande zuccherate”.

L’articolo pubblicato il 5 aprile 2017 spiega l’idea per i produttori di bevande come la Coca-Cola era di veicolare un messaggio preciso, e cioè che consumare i loro prodotti va bene a patto che si faccia esercizio, rinforzata con costose campagne pubblicitarie associate allo sport. Yoni Freedhoff, assistente professore di medicina presso l’Università di Ottawa, ha detto al The BMJ , “Per Coca-Cola il messaggio ‘bilancio energetico’ come la sua deduzione di fondo è che, anche per i bevitori di soda, l’obesità è più una conseguenza di inattività di quello che è di bere regolarmente caramello liquido“.

CONFERENZE A 6 CIFRE PER FINANZIARE CONFERENZE GIORNALISMO

L’indagine pubblicata sul The BMJ continua: “Il disegno di legge a sei cifre per il finanziamento di queste conferenze di giornalismo è stato più che ripagato in copertura stampa favorevole, dicono i critici. Le ‘Prove’ documentate di influenza occulta del settore sui media è rara. Nel 2004, i ricercatori hanno esaminato i documenti segreti resi pubblici durante il contenzioso sul tabacco. Il tentativo di far deragliare l’effetto del rapporto dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente degli Stati Uniti 1993 sul fumo passivo, l’industria del tabacco ha collocato con successo piani di importanti pubblicazioni di stampa su “la debolezza scientifica” del rapporto per aiutare ‘la costruzione di una notevole ragionevole dubbio. . . soprattutto tra i consumatori’, hanno scritto i ricercatori. Essi hanno concluso che anche i giornalisti possono cadere vittima di attività di pubbliche relazioni ben orchestrate, a prescindere dalla qualità della scienza utilizzata in questi esercizi di pubbliche relazioni.




Finanziamento Coca-Cola presso l’Università del Colorado

La storia inizia l’anno scorso con degli articoli nel New York Times e Associated Press sul bilancio energetico rete globale, una ormai defunta “scienza basatadella collaborazione tra Coca-Cola e ricercatori universitari per affrontare la crisi di obesità. L’azienda ha donato $ 1 milione per l’Università del Colorado, istituzione di appartenenza del presidente del bilancio energetico globale Network, James Hill, professore di pediatria. Dopo che gli esperti  sulla rete hanno criticato alla Coca-Cola di spostare con uno stratagemma la percezione del pubblico delle cause dell’obesità dalla dieta e il consumo di bevande zuccherate per mancanza di esercizio fisico, la rete ha chiuso nel dicembre 2015. L’Università del Colorado in seguito ha restituito il denaro per Coca-Cola, e l’azienda ora dichiara il suo finanziamento a organizzazioni esterne su un sito web.

Messaggi di posta elettronica e documenti ottenuti dal BMJ sotto le leggi sulla libertà d’informazione mostrano che la Coca-Cola ha iniziato avvicinare professori presso l’università nei primi mesi del 2011, nel tentativo di influenzare i giornalisti. La tattica ha dato i suoi frutti. In un esempio, un reporter della CNN ha partecipato alla conferenza di giornalismo 2014 e in seguito ha contribuito a una storia che ha sostenuto che la causa di obesità potrebbe essere la mancanza di esercizio fisico, non il consumo di bibite zuccherate. I critici hanno detto a The BMJ che il supporto di Coca-Cola di $ 37 000  per quella particolare conferenza  era un affare migliore di un annuncio inserito sul sito della CNN.

“Ottimo business”

Ottawa Università Yoni Freedhoff ha commentato: “È un grande business per la Coca-Cola finanziare l’indottrinamento dei giornalisti in Coca-Cola friendly dogma, un fatto che hanno contribuito a nascondere il loro coinvolgimento.”

Questa storia che potrete approfondire nell’articolo originale spiega quanto l’indipendenza dei giornalisti sia necessaria e un diritto da difendere, ma soprattutto quanto l’informazione debba essere sganciata dalle aziende che producono prodotti, come anche quelli farmaceutici e per ovvie deduzioni la necessità di puntare i riflettori sui corsi dedicati ai giornalisti dove dietro si possono nascondere business a molti zeri. Business che potrebbero sfruttare l’informazione e i giornalisti grazie ad articoli dedicati ma che in realtà producono pubblicità “diciamo occulta” promuovendo prodotti e messaggi “scientifici” per aumentare le vendite o far passare messaggi di benessere non proprio corretti. Coca Cola docet.

Dalla scienza pubblicizzata si è arrivati a condizionare l’informazione amplificando un messaggio scorretto, si può bere bevanda zuccherata, non si ingrassa se si fa sport. Insomma un megaspottone a molti zero di dollari a favore dell’industria dello zucchero e non della salute. Il confine tracciato è spesso ambiguo ed etereo. Chi critica spesso i giornalisti sono proprio coloro che vorrebbero far tacere la critica, il dubbio e il diritto di cronaca. Il mondo e la realtà vanno sempre raccontate, senza giudizio e senza censura. Senza giornalismo investigativo molti reati non verrebbero alla luce e molti medici o scienziati continuerebbero ad essere un megafono di aziende che hanno interesse a pubblicizzare semplicemente i propri prodotti…commerciali rendendoli più “appetibili “con la benedizione della scienza.

Be quite!

 

Bibliografia

http://www.bmj.com/content/357/bmj.j1638


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