La fake news del gesso con il cartone. Inchiesta Ospedale: “Verità è l’esatto contrario di quanto riferito in perfetta malafede agli organi di stampa”





 

 

di Cinzia Marchegiani

Reggio Calabria – L’informazione è diventata una sorta di copia e incolla virale, spesso gestita con la delicatezza di un caterpillar. Basta una notizia giudicata scandalosa e una foto virale che colpisce l’indignazione dei lettori che il pacchetto “notizia perfetta” è ben servita:

“Manca il gesso in ospedale, allora si procede a medicare i pazienti con il cartone . Gambe e braccia fasciate con dei pezzi di scatoloni tenuti”

Ma spesso, come accade ormai da troppo tempo, si giudica troppo in fretta le notizie appena lanciate e poi le rettifiche non arrivano mai, ma la macchina del tritacarne ormai è partita e la convinzione che ciò che si è giudicato diventa difficile da cambiare nonostante la realtà dei fatti sia un’altra e l’immagine del nostro paese diventa una barzelletta internazionale.

 

Il cartone è vero, ma tutto ha una logica e un’altra spiegazione, forse quella che per esperienza è prassi quotidiana e gli addetti dei lavoro dovevano fiutare sin da subito? 

 

In data 31 Luglio arriva il Comunicato dello stesso Ospedale finito alle cronache di malasanità dopo aver eseguito un’indagine interna attivata per capire cosa fosse accaduto e da chi fossero partite quelle foto che non rendono giustizia per i fatti avvenuti.

IL COMUNICATO STAMPA VICENDA PRONTO SOCCORSO GRANDE OSPEDALE METROPOLITANO “BIANCHI-MELACRINO-MORELLI”: 

La notizia pubblicata da diverse testate giornalistiche nazionali e locali di alcuni episodici casi in cui si sono riscontrati bendaggi di emergenza presso il Pronto Soccorso del Grande Ospedale Metropolitano “Bianchi – Melacrino – Morelli” di Reggio Calabria è stata fondamentalmente strumentalizzata ma, comunque, impone un chiarimento, e alcune precisazioni.

Rispetto a questo la Direzione Sanitaria ha avviato una doverosa inchiesta interna al fine di accertare eventuali responsabilità che saranno perseguite ai fini disciplinari. L’indagine interna è finalizzata, altresì, a perseguire ipotesi diverse, le quali sembrano delinearsi, relative ad eventuali comportamenti che avrebbero tentato di danneggiare l’immagine dell’ Ospedale.

E’ doveroso  rinnovare in questa occasione la fiducia ed il ringraziamento da parte della Direzione Strategica a quanti all’interno dell’Ospedale  lavorano quotidianamente con spirito di sacrificio e di appartenenza all’Azienda.

Corre l’obbligo evidenziare, per riportare i fatti nell’alveo della verità, che, da una prima sommaria indagine esperita con i Direttori delle UOC sanitarie interessate, è emerso che al Pronto Soccorso del presidio Riuniti risulta il formale accesso di due pazienti. Il primo,  di sesso maschile, C.A., giunto al triage alle ore 9:32 del 28/07/2018, era stato già immobilizzato sul luogo dell’incidente con “cartone”.

Comunque, il paziente, codificato con codice giallo, è stato visitato alle 9:35, quindi, sottoposto a visita di pronto soccorso, ECG ed esami radiografici.

Si precisa che l’immobilizzazione provvisoria con  la quale era giunto il paziente non è stata rimossa opportunamente per non provocare ulteriori dolori e poter effettuare le radiografia senza interferenze.




Eseguita la radiografia, il paziente è stato ricoverato nel reparto di Ortopedia ed in fase di accettazione è stato nuovamente valutato dall’ortopedico di turno il quale ha rimosso il “cartone” ed applicato valva gessata di contenimento.

Nel pomeriggio, durante l’ulteriore visita specialistica, valutate le condizioni circolatorie dell’arto, il medico di turno ha praticato trazione transcheletrica.

Ciò premesso, emerge una prima “Verità” che altro non è che l’esatto contrario di quanto riferito in perfetta malafede agli organi di stampa.

Relativamente ad un secondo caso più recente, sul quale sono in corso ulteriori approfondimenti, si precisa che la paziente O.G. è giunta in PS il 30/07/2018 alle 7:11, soccorsa sul luogo dell’incidente dal 118 dell’ ASP territoriale, laddove gli stessi operatori avevano applicato un tutore con anima di metallo (non radiotrasparente).

Giunta al PS, la paziente è stata classificata con codice verde e visitata alle 7:16.

Considerato che l’ambulanza del 118 aveva necessità di rispondere ad un’altra chiamata urgente, il tutore è stato rimosso dagli stessi operatori del 118 e sostituito con una fasciatura provvisoria con la quale la paziente è stata inviata in radiologia con immobilizzazione temporanea con cotone di germania e “cartone”, quindi radiotrasparente. Tutto ciò, avvenuto nell’arco temporale di circa 20 minuti, al fine di privilegiare la rapidità dell’esame diagnostico radiologico per assicurare alla paziente, così come è stato, il tempestivo trattamento specialistico ortopedico.

Successivamente alle radiografie, la paziente effettuava consulenza ortopedica nell’ambito della quale veniva rimossa  l’immobilizzazione provvisoria di “cartone” e veniva applicata valva gessata di posizione presso la UOC Ortopedia, dove tutt’ora è degente.

Si rappresenta, altresì, che contrariamente ad altre affermazioni false e tendenziose, anch’esse date in pasto alla stampa, non è per nulla vero che la UOC di Ortopedia chiude alle ore 20.

Viceversa, è vero l’esatto contrario, ovvero che la UOC di Ortopedia è operativa H24  e dispone di 30 posti letto di ricovero, con 2 dirigenti medici reperibili per le urgenze nelle ore notturne”

Conclude il comunicato: “Tutto ciò premesso, rimane l’amarezza di rispondere a quanti non si pongono alcuno scrupolo nell’arrecare danno all’immagine della nostra Regione, della Sanità Calabrese e del GOM anche a costo di generare inutili allarmismi e senza alcun rispetto nei confronti di tutti gli operatori che svolgono, con diligenza, il loro lavoro nell’interesse esclusivo dei cittadini”.

Giornalismo 2.0. Conosciamo il meccanismo di un’informazione tesa solo a non bucare la notizia, quindi a copiare da altri giornali il pezzo da pubblicare. Sarebbe interessante capire chi ha fornito queste informazioni con tanto di foto per creare un caso non caso poi diventato virale. Ai posteri la sentenza.

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