giovedì, 13 Agosto 2026

Le trappole dietro i finanziamenti e cessioni del quinto. Soldi trattenuti all’insaputa dei clienti

L’intervista

di Cinzia Marchegiani

Oggi approfondiamo un tema caro a molti persone che ricorrono alla cessione del quinto della propria busta paga. Il lavoratore-cliente spesso è ignaro che i costi dei finanziamenti sostenuti quasi sempre le Banche e Finanziarie non li restituiscono tramite un meccanismo perverso.

Molte famiglie accedono ai finanziamenti per superare momenti di crisi nella loro gestione economica, per aiutare un figlio a sposarsi, studiare all’università o anche per potersi curare. Ma cosa sappiamo in merito alle operazioni effettuate dalle banche e dalle finanziarie, sono tutte lecite o  producono danni ai propri clienti? C’è trasparenza nelle operazioni e il cliente viene informato riguardo ai suoi diritti? Gli stessi clienti sanno che subiscono un torto?

Ad approfondire questo tema che interessa…purtroppo la grande maggioranza degli italiani, lo facciamo  avvalendoci della consulenza dell’Avv. Fabrizio Costantini, associato e cofondatore dello studio MCL STUDIO ASSOCIATO.

Avvocato Costantini, ci può prima di tutto illustrare di quali tipi di operazioni bancarie parliamo?

Stiamo analizzando tutte quelle operazioni finanziarie con le quali le Banche e gli istituti di credito prestano denaro ai propri clienti chiedendo a questi di pagare importanti costi a titolo di commissioni bancarie, finanziarie, d’intermediazione e per polizze assicurative. Principalmente questi abusi investono i finanziamenti erogati dietro la cessione del quinto dello stipendio e della delega di pagamento perché questi finanziamenti hanno costi maggiori per i clienti, difficilmente investono i crediti a consumo.

Avvocato ci spieghi meglio, come farebbe la banca a trattenere i soldi dei clienti?    

Le faccio un esempio pratico. Il finanziamento dietro cessione del quinto dello stipendio prevede che il lavoratore dipendente di un’azienda che, secondo i parametri bancari, è solvibile può impegnare una quota non superiore ad un quinto dello stipendio come rata mensile per restituire il costo del finanziamento ottenuto. Ipotizziamo che un dipendente pubblico percepisca uno stipendio di Euro 2.000 al mese può destinare la quota di Euro 400,00 al rimborso del prestito ottenuto. Siccome la normativa di settore impone che il finanziamento non possa avere una durata superiore a 120 mesi, il lavoratore che abbiamo ipotizzato nell’arco di dieci anni restituirà alla società una somma complessiva di Euro 48.000. Peccato che in una fattispecie simile il lavoratore avrà ottenuto una liquidità non superiore ai 32.000/33.000 Euro. Viene da chiederci, e la differenza che fine ha fatto? E’ trattenuta dalla banca una parte a titolo di interessi e una parte, circa la metà, a titolo di commissioni e costi per le polizze. Tali costi, che la banca si prende anticipatamente, dovrebbero coprire le spese per tutta la durata del finanziamento, quindi dieci anni. Peccato che, però, nell’80% dei casi i lavoratori, dopo quattro anni, sono obbligati a rinnovare il finanziamento, stipulando un nuovo contratto con il quale si impegnano per ulteriori dieci anni, in cambio ottengono due spicci.

Avvocato in che senso ottengono due spicci?

Ritornando all’esempio di prima questo povero lavoratore dopo quattro anni avrà pagato 48 rate da Euro 400 l’una, restituendo alla banca un importo pari ad Euro 19.200. Sapete quanto la banca gli darà all’atto del rinnovo del finanziamento? Non più di 5.000 Euro. La domanda che sorge spontanea allora è questa, la differenza dove è finita? La risposta è, per chi crede nelle favole, nella pancia del lupo cattivo!

Avvocato ci spieghi meglio questa storia del lupo cattivo e dove sono finiti i soldi dei lavoratori.

Consideri che, come le dicevo,  la differenza tra quanto il cliente si impegna a restituire in dieci anni, euro 48.000, e quanto ha ricevuto materialmente come prestito, circa euro 32.000, è costituita dal costo ed interessi dell’intero finanziamento che doveva durare dieci anni. Se lo stesso è estinto anticipatamente la Banca, a mente dell’art. 125 T.U.B., è obbligata a restituire la quota parte dei costi ed interessi relativi al periodo di anticipata estinzione. Tornado all’esempio di prima se il costo del finanziamento è stato di 16.000 euro e lo stesso è stato estinto con il rinnovo alla rata numero 48, dovranno essere restituiti i costi relativi alle restanti 72 rate. Quanti, tornado al nostro esempio, circa 9.200 euro.

Avvocato, ma le banche davvero non le restituiscono queste somme?

Ogni banca ha il suo modus operandi, la cosa che le accomuna è che quasi tutte tendono a non restituire, almeno subito, l’importo effettivamente dovuto. Quelle “più virtuose” restituiscono somme di molto inferiori calcolate non secondo il disposto normativo ma sulla base di loro personali policy.

Che può fare il cliente per recuperare i propri soldi?

Deve, in primo luogo, inviare una diffida alla banca con la quale la intima alla restituire il mal tolto. Purtroppo, però, per esperienza la risposta non sarà soddisfacente, in quanto nell’80% dei casi la banca respingerà totalmente la richiesta, nel restante 20% proverà ad offrire una somma sicuramente molto inferiore al dovuto. Lo dico perché anche noi come studi legali riceviamo le stesse missive su prestampati, figuriamoci i lavoratori in proprio.

Quindi come può tutelarsi un cliente una volta scoperto l’abuso?

Trascorsi trenta giorni dalla diffida si dovrà presentare ricorso o al Tribunale, dopo aver esperito l’obbligatoria mediazione, oppure  all’Arbitro Bancario Finanziario. Molte persone sono disorientate perché non conoscono né il meccanismo in cui sono finiti in trappola, né le leggi a disposizione per difendere i propri diritti. Questo stato dell’arte è un meccanismo che abbiamo scoperto, troppe persone si sono trovati coinvolti in queste “trappole” e noi le abbiamo aiutate a recuperare i loro soldi trattenuti dalle banche. Ricordo che stiamo parlando di lavoratori che hanno chiesto la cessione del quinto e anche al suo rinnovo spinte molto spesso da esigenze importanti a fare scelte obbligate.

E allora attenzione a quando rinnovate il vostro finanziamento, per chi lo ha già fatto controllate se la vostra quota vi è stata restituita perché avete tutti i diritti per chiederli indietro.

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