lunedì, 13 Aprile 2026

M5S e la svolta contro l’UE: “Il fallimento della moneta unica e l’arricchimento della Germania”

M5S-UE

Dopo alcune titubanze, il M5S sembra essersi deciso nell’affrontare il problema Europa e lo fa anticipando la sua posizione con una frase dell’economista e saggista statunitense, Premio Nobel per l’Economia, Joseph Stiglitz: “Nelle democrazie dell’Eurozona, l’ostilità verso la moneta unica sta degenerando in un’ostilità verso il più vasto progetto dell’Europa Unita e dei suoi valori costituenti“.

Il M5S sottolinea le riflessioni dell’economista statunitense: “L’Euro è incapace di risolvere le crisi sistemiche dei paesi dell’Eurozona, acuisce le disuguaglianze e mina alla radice quello che alle origini doveva essere un progetto di vera e reale cooperazione tra popoli“.

Per il Movimento 5 Stelle quindi l’unione monetaria è una “costruzione” priva di fondamenta che si è rivelata, nel corso degli anni, uno dei grandi mali dell’Unione Europea e  ricorda le frasi citate da ex presidenti del Consiglio italiani (Romano Prdi NdR) secondo cui “con l’Euro avremmo lavorato un giorno in meno e guadagnato come se avessimo lavorato un giorno in più.

LA POSIZIONE DEL M5S SEMBRA SOLLEVARE E AUSPICARE PARTECIPAZIONE POPOLARE VERSO L’USCITA DALL’UE

“Al contrario, i vincoli oggi rappresentati da quella unione monetaria (e il sistema di Governo dell’Eurozona che si portano dietro) sono divenuti il vero ostacolo da superare, le catene da rompere per rilanciare il dialogo tra popoli con economie e strutture sociali profondamente diverse.
Oggi, chi si ostina a difendere la moneta unica, è il più grande anti-europeista della storia.
Il Movimento 5 Stelle conferma la sua posizione: è imperativo far scegliere al popolo sovrano – all’intero popolo italiano – il destino del progetto Euro attraverso lo strumento referendario.
Come abbiamo più volte spiegato, l’introduzione dell’Euro ha bloccato il cambio tra 19 economie profondamente diverse e ha creato dei grandi vantaggi competitivi soprattutto per uno, la Germania. I tedeschi sfruttano una moneta molto sottovalutata per la loro economia, attraverso la quale stanno accumulando un surplus commerciale eccessivo ai danni degli altri Paesi dell’unione monetaria. Surplus che, tra le altre cose, viola le stesse regole sulle partite correnti dell’Unione Europea.
Nella periferia dell’Eurozona al contrario, non potendo svalutare la moneta, vengono imposti abbattimenti dei salari tramite le riforme. Questo impoverimento del ceto medio pilotato da Bruxelles e Francoforte, assieme all’incapacità di risolvere il problema migrazione e sicurezza, sta pericolosamente veicolando consenso verso gli estremismi politici, dai quali il Movimento 5 Stelle si è sempre distinto con il suo approccio propositivo, costruttivo e post ideologico”.

Con un comunicato il partito a 5 stelle denuncia che la modifica dei vincoli europei – che dovrebbe riformare l’eccessiva rigidità di alcuni regolamenti – è volutamente ferma al palo: “Il Governo italiano si è abbondantemente dimostrato incapace di cambiare marcia a livello europeo, inchinandosi sia a Bruxelles come a Strasburgo al volere dei poteri forti, delle lobby, delle banche e, in generale, smerciando favori ad amici di amici. Ricordiamo che Renzi (e quindi l’Italia) ha addirittura avuto – secondo il principio della rotazione e subito dopo la sbornia del 40% – la presidenza semestrale del Consiglio dell’Unione Europea. Qualcuno se n’è accorto?

M5S: “USCIRE DALLA MONETA UNICA NON È UN ATTO SOVVERSIVO, MA DI RESPONSABILITÀ POLITICA”

Il M5S ora sembra aver preso una decisione finale e fa presente che mentre l’Italia si è inchinata a Bruxelles: “Troppi cittadini hanno sofferto e continuano a soffrire dei sintomi economici negativi di questo imbarazzante stallo. Quelli italiani, in particolare, pagano la non credibilità di un esecutivo mai eletto e mai all’altezza delle aspettative”.

Ecco perché ora pe ril M5S parlare di Euro, di soluzioni alternative e in generale il prepararsi tecnicamente all’uscita dalla moneta unica non deve essere considerato come un atto sovversivo, ma di responsabilità politica.

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