“Ovo” alla Galleria Borbonica. Danzatori come statue, avanguardia e sperimentazione






 

di Christian Montagna

Napoli – Finalmente torna la sperimentazione a Napoli: tornano quelle menti artistiche che con un estro particolare riescono a trasformare grotte storiche scavate nella roccia in un museo vivente, suggestivo e quasi surreale. E’ questa la sensazione nel vedere “Ovo”, l’ultima creazione del coreografo partenopeo Marco Auggiero.




Alla Galleria Borbonica di Napoli è andato in scena, la scorsa sera, lo spettacolo di danza contemporanea della “Mart Company”. Interpretazione ed improvvisazione hanno fatto da padrone.

Lo spettacolo coproduzione ed ospite del festival Oriente Occidente di Rovereto, già vincitore del primo premio coreografico al concorso, ha debuttato per la prima volta lo scorso 11 Maggio al Teatro Politeama di Napoli. Reduce dal grande successo, il coreografo ha sperimentato in una formula del tutto nuova una soluzione diversa per la sua creazione.

Ad accogliere il pubblico le performance dei coreografi emergenti Valeria  Papale e Simone Rinaldi che raccontano della vita, quella nata da un seme; vita che nasce da una statua. Come i danzatori, statue scolpite nella carne e nelle ossa, bellezze eteree dotate di particolari doti interpretative. A turno e nei diversi cunicoli che a strapiombo conducono verso l’epicentro delle gallerie, ti introducono lo spettacolo in un’atmosfera idilliaca, a tratti magica.

Nell’epicentro della galleria, due palchi, spettacoli in contemporanea, otto fantastici danzatori con una fisicità sublime. Rabbia, follia, paura, vittoria per una rinascita, il coreografo ha raccontato ai suoi interpreti la storia di “Ovo” riunendo tutti sotto un’interpretazione comune. Danzatori scolpiti tra quelle grotte che il tempo ha corroso, immersi in una realtà che a Napoli non si vedeva da anni. È avanguardia, ispirazione e richiamo ai grandi della danza. Una fusione di emozioni, una gestazione concitata, un lavoro interessante nato dall’ispirazione “kyliana”.

Quella danza in “open space” che ti lascia perplesso, che colpisce la mente. Quella danza difficile da interpretare al primo sguardo ma che va assaporata come una leccornia. La più gustosa delle leccornie.

Il messaggio, però, trapela chiaro ed è affidato all’ acqua, vivificatrice e pura, che cancella un passato tormentato e apre le porte ad una nuova vita, ad una rinascita.

Infine, il timore di poter spezzare improvvisamente quell’ atmosfera.

Applausi fragorosi solo al termine dello spettacolo. Sessanta minuti di estasi.

 


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