martedì, 13 Ottobre 2026

Paralimpiadi Rio 2016: Il giallo dell’esclusione di “Carlo Calcagni” finisce in Procura Federale

CALCAGNIdi Cinzia Marchegiani

Roma – Il caso dell’atleta Carlo Calcagni finisce alla Procura Federale di Roma. FreedomPress già aveva illustrato la sorte avversa e una malevola burocrazia sportiva che aveva frantumato il sogno di Calcagni a partecipare alle Paralimpiadi di Rio che si terranno dal 7 al 19 settembre 2016 in Brasile.

CARLO CALCAGNI E LE STRANE COINCIDENZE CHE GLI IMPEDISCONO LA PARTECIPAZIONE ALLE PARALIMPIADI

Il legale di Calcagni, l’avvocato Felice Angelo Grassi, si è visto costretto ad inviare questo lunedì un esposto alla Federazione Ciclistica Italiana, e al suo Segretario Generale, oltre al Comitato Olimpico Nazionale Italiano e per conoscenza anche alla Procura Federale di Roma, con cui spiega nel dettaglio tutta la strana vicenda che ha visto accanirsi contro il suo assistito ledendo diritti e tutele proprio per un campione di alto livello che ha sempre onorato la sua maglia tricolore e la stessa patria in imprese militari che gli hanno procurato un danno irreversibile alla sua salute dovuta agli effetti devastanti dell’uranio impoverito contenuto nelle munizioni, mentre era nei Balcani nel servizio MEDEVAC come pilota  addetto al delicato recupero dei feriti e dei morti devastati dalle armi e dalle orribili mine antiuomo. Danni che non ha portato a menomazioni visibili esternamente, come un’amputazione degli arti, bensì ancora peggio, regalandogli una malattia multisistemica neurodegenerativa: “Encefalopatia demielizzante autoimmune evolutiva con sindrome atassica, Parkinsonismo, polineuropatia sensitivo automica e deficit multiorgano da esposizione a metalli pesanti”.  

ESPOSTO DEL LEGALE FELICE ANGELO GRASSI FA LUCE SU GRANDI CREPE BUROCRATICHE

L’avvocato Grassi spiega: “La concatenazione di eventi e le modalità che hanno portato l’atleta Carlo Calcagni ad essere escluso dalle Paralimpiadi di Rio 2016 hanno avuto ben poco a che fare con il suo merito o demerito. Partendo da tale constatazione l’atleta in questione, che solo a maggio di questo anno ha vinto ben tre ori agli Invictus Games in Florida, dopo aver vinto due prove di Coppa del Mondo, quattro prove di Coppa Europa, due Campionati Italiani, la prima tappa del Giro d’Italia paralimpico e relativa maglia rosa, ha deciso di scrivere alla Federazione Ciclistica Italiana ed al Comitato Paralimpico per chiedere lumi e chiarimenti sugli strani accadimenti che lo hanno riguardato e che hanno portato alla sua esclusione da Rio 2016”.

L’avvocato Grassi fa presente che la situazione paradossale che ha visto accanirsi contro il suo assistito: “Anche chi, come il Col. Calcagni, è solito andare a braccetto con la sfortuna – lo stesso è affetto dalle gravissime conseguenze dell’esposizione all’uranio impoverito nei teatri di guerra balcanici, ove lo stesso ha operato in qualità di elicotterista e soccorritore – non poteva accettare l’idea di attribuire la sua esclusione solo al caso o alla mala sorte”

CARLO CALCAGNI TRATTATO COME UN SEMPLICE ATLETA, SENZA MENOMAZIONI

L’esposto mette nero su bianco la beffarda burocrazia che sembra aver arrestato un sogno meritato e atteso da tempo per Carlo Calcagni che sente il ticchettio del tempo scorrere, sapendo che la sua malattia è degenerativa: “In occasione del rinnovo dell’idoneità agonistica, il Col. Carlo Calcagni presentava richiesta di TUE (Esenzione ai Fini Terapeutici) per l’autorizzazione preventiva all’utilizzo dei farmaci salvavita che ‘deve’ assumere quotidianamente, indispensabili al mantenimento del suo pur sempre precario stato di salute, farmaci prescritti e monitorati da strutture sanitarie ospedaliere pubbliche. Tale richiesta – in dettaglio l’avv. Grassi mette in evidenza – veniva respinta sull’assunto che i farmaci in discorso non erano giustificati in base alle sue patologie. Ad aprile 2016 anche il ricorso da lui proposto avverso il suddetto provvedimento viene respinto, addirittura con condanna alle spese”.

CARLO CALCAGNI PUR DI PARTECIPARE TOGLIE IL FARMACO CHE LO PROTEGGE DAI RISCHI CARDIOLOGICI  E FINISCE IN OSPEDALE

L’esposto fa presente il paradosso con cui viene vietato un farmaco indispensabile alla vita di Calcagni, nonostante vi fossero documenti medici che ne attestavano la necessità prioritaria. Grassi scrive: “Preso atto delle decisioni del CIP e pur consapevole dei rischi cardiologici cui andava incontro, l’atleta, privilegiando la possibilità di continuare a correre, decideva di sospendere l’assunzione del diuretico, diuresix da 10 mg die, oltre che degli altri due trattamenti non autorizzati. E’ così che solo pochi giorni dopo, al ritorno dalle due prove di Coppa Europa, entrambe vinte, la sera del 12 aprile 2016 si ritrova, in urgenza, al Pronto Soccorso dell’Ospedale ‘V. Fazzi’ di Lecce in stato di ‘scompenso cardiaco, con l’indicazione dei cardiologi, che lo valutano nella situazione di urgenza e successivamente ambulatorialmente, a riassumere tempestivamente la terapia cardiologica, attenendosi alle prescrizioni. Il Col. Calcagni presenta, quindi, richiesta di nuova autorizzazione di esenzione a fini terapeutici (TUE), esclusivamente per il diuretico, inviando la più recente documentazione cardiologica, compresa la cartella clinica del Pronto Soccorso. Questa volta il CEFT, in data 2 maggio 2016, visionati i referti, revoca l’idoneità agonistica (pur valida sino al gennaio 2017) e richiede un nuovo certificato di idoneità”.

IL CASO DEL CERTIFICATO DI IDONEITÀ IMPOSTO ESCLUSIVAMENTE IN DUE CENTRI DI MEDICINA DELLO SPORT

Grassi fa presente una strana anomalia: “In particolare una visita di idoneità cardiologica, disponendo che tale certificato debba essere prodotto esclusivamente da uno dei due Centri di Medicina dello Sport dal CEFT stesso indicati, presso il Centro di medicina dello sport del CONI a Roma o presso il Centro di medicina dello sport a Bari. Contestualmente, il 5 maggio, la Commissione Tutela della Salute della FCI comunica al Calcagni e al Presidente della società sportiva di appartenenza, ASD ‘Peppe Molé’, la sospensione temporanea cautelativa dall’attività sportiva, con effetto immediato”.

FEDERCICLISMO NON PROCEDE ALL’ISCRIZIONE E NON EFFETTUA NEMMENO LA RISERVA

Il caso denunciato dall’avvocato Grassi diventa ancora più articolato: “Intendendo, tuttavia, perseguire l’obiettivo della partecipazione alla competizione paralimpica di Rio de Janeiro e dovendo la definitiva qualificazione in discorso passare per la prova di selezione della Coppa del Mondo da tenere, prima in Belgio, poi a Bilbao, in Spagna, la sua società sportiva – l’avvocato Grassi fa presente – chiede tempestivamente alla Federciclismo di iscrivere il Col. Calcagni per la partecipazione a tale gara: ma la Federciclismo non procede ad effettuare l’iscrizione e non la effettua nemmeno con riserva su espressa richiesta del presidente della ASD Peppe Molé, in attesa della revoca della sospensione cautelare. Stranamente né il centro di medicina dello sport del CONI di Roma, né il centro di medicina dello sport del CONI di Bari trovano uno spazio utile per tale visita entro la data del 20 giugno, data ultima alla quale andava sciolta la riserva. Con non poche difficoltà, e solo a seguito di apposita diffida alla Federazione, il Col. Calcagni procedeva ad effettuare la visita d’idoneità (in termini massimalisti) presso un centro di medicina dello sport, comunque autorizzato dal CONI, nella provincia di Lecce”.

 

 

 

IL COLONNELLO CALCAGNI OTTIENE REVOCA DELLA SOSPENSIONE E IL PARADOSSO DELL’ISCRIZIONE NEGATA

L’esposto del legale Grassi fa presente il paradosso e il danno arrecato a Calcagni: “Poiché la prova dava esito positivo il Col. Calcagni, in assenza di collaborazione istituzionale, in data 23 maggio 2016, inviava per mail tale documentazione agli organi preposti alla revoca della sospensione e per conoscenza sia al Comitato Paralimpico sia alla Federazione Ciclistica, per poter ottenere l’iscrizione da parte della Federciclismo alla prova di Coppa del Mondo in Spagna del 15 luglio, ma i documenti, non si sa perché, in data 15 giugno non risultavano arrivati a destinazione. Chiarito anche tale strano problema, al Col. Calcagni viene finalmente formalmente comunicata la revoca della sospensione dell’attività agonistica, ma, poiché la revoca risultava di data 24 giugno 2016 (e nessuno ha spiegato in alcun modo il motivo di tale ritardo), praticamente, casualmente, il giorno dopo il termine stabilito dall’Unione Ciclistica Internazionale per le iscrizioni alla prova di Coppa del Mondo in Spagna; addirittura la segreteria del Presidente Di Rocco non effettua prontamente l’iscrizione ma scrive all’UCI ben quattro giorni dopo in data 28 giugno chiedendo, finalmente, l’iscrizione del Col. Calcagni. Indubbiamente l’aver fatto passare ulteriori giorni risulta determinante per l’esclusione dalla possibilità di partecipare e vincere le due prove di Coppa del Mondo a Bilbao che gli avrebbero ‘garantito’ la partecipazione alla Paralimpiadi di Rio”.

FEDERCICLISMO NON RISPONDE ALLE TELEFONATE, CARLO CALCAGNI NON E’ STATO CLASSIFICATO

La storia avversa al Colonello Calcagni diventa ancora più emblematica e oscura, secondo quanto riporta la denuncia del suo legale Grassi: “Tutti i tentativi di risolvere l’intoppo burocratico con la Federciclismo risultavano vani tanto che nessuno rispondeva alle insistenti telefonate al fine di ottenere una spiegazione. In conseguenza della detta esclusione e della mancata partecipazione alla prova di Coppa del Mondo il Col. Calcagni non è stato classificato e non ha potuto qualificarsi, in maniera diretta, per la partecipazione alle Paralimpiadi di Rio 2016, né lo stesso è stato in altro modo inserito nella lista dei convocati diramata dalla Federazione”.

Il danno economico ma, soprattutto, quello morale recato ad una persona che, grazie all’amore per la bicicletta riesce a sopravvivere al suo quotidiano così difficile, è stato ed è immane, fa presente l’avvocato Grassi: “E’ evidente che smaltita l’amarezza dell’accaduto, al Col. Calcagni non è rimasto che chiedere, in maniera formale, alla Federazione Ciclistica Italiana ed al Comitato Paralimpico di fornire la loro versione su quello che neanche eufemisticamente può definirsi una serie di sfortunate coincidenze”.

Chissà a questo punto se la verifica di un’indagine interna, dopo l’esposto legale dell’avvocato Grassi, possa restituire giustizia al danno denunciato e dare la possibilità al Colonnello Carlo Calcagni di partecipare alle Paralimpiadi che potrebbero essere ancora a portata di mano. 

 

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