Reggio Emilia. Una madre perde due figlie senza prove? Avv. Miraglia “Psicologa e giudice denunciati per associazione a delinquere”





 

Il caso

 

REGGIO EMILIA – L’inchiesta “Angeli e Demoni” ha aperto un vaso di Pandora agghiacciante. Anche un solo fatto accertato dovrebbe sollevare indignazione, il dolo e il lucro che strappa e rompe legami naturali, svuota l’anima dei bambini per alimentare business non avrebbero nulla di etico e istituzionale ma è ciò che molti fatti di cronaca ci consegnano e fanno emergere.

LA CONFESSIONE DI UNA ASSISTENTE SOCIALE FOTOGRAFA UN SISTEMA BIBBIANO. Del caso Bibbiano qualche giorno fa al Tg2 ha parlato un’assistente sociale coinvolta nell’inchiesta sugli affidi illeciti: “Nelle relazioni solo aspetti negativi, ignoravamo le risorse delle famiglie naturali“. L’assitente sociale avrebbe falsificato delle relazioni per indurre il tribunale dei minori a dare in affido a terzi dei bambini considerati vittime di abusi. La 32enne nel corso dell’interrogatorio avrebbe inoltre accusato la dirigente dei servizi sociali dell’Unione Val d’Enza, Federica Anghinolfi (attualmente ai domiciliari) e criticato il metodo creato sotto di lei. “È vero, ho falsificato quelle relazioni…” Comincia così la confessione di C. M. una delle assistenti sociali indagate nell’inchiesta “Angeli e Demoni” che sta portando alla luce il sistema di presunti affidi illeciti di minori nei comuni della Val d’Enza. Accusata di falso ideologico, frode processuale, violenza privata e tentata estorsione ha ammesso di aver falsificato i report. Al Gip di Reggio Emilia racconta di aver avuto delle pressioni da parte dei suoi superiori e di essersi adagiata su questa situazione fino a quando, forse in preda ai rimorsi, non ce l’ha fatta più e ha chiesto il trasferimento. Dopo la confessione l’assitente sociale ha ottenuto la revoca della misura cautelare e può tornare a lavorare, ma le indagini dell’inchiesta vanno avanti e…

i primi quattro bambini, sottratti ingiustamente alle loro famiglie, sono già tornati a casa tra le braccia di mamma e papà.

IL CASO DENUNCIATO DALL’AVVOCATO MIRAGLIA. Sono 13 anni che una madre di origini marocchine non vede le sue due figlie, sottratte alle sue cure, al suo amore.

L’AVVOCATO MIRAGLIA ANNUNCIA DENUNCIA PER ASSOCIAZIONE A DELINQUERE DI UNA PSICOLOGA E DI UN GIUDICE:”IL GIUDICE NON POTEVA NON SAPERE. STRAPPATE LE FIGLIE SENZA ALCUNA PROVA OGGETTIVA”

L’avvocato Miraglia Miraglia racconta l’evoluzione della battaglia legale di una madre di origini marocchine a cui nel 2006  gli vengono tolte le sue due bambine, allora avevano 4 e 7 anni. Oggi sono diventata due ragazze (18 e 21 anni). L’epilogo sembrerebbe ancora più raccapricciante. L’avvocato Miraglia che segue questo drammatico caso racconta come una delle figlie è stata poi adottata dalla psicologa “dopo che la stessa aveva accusato la madre gestendo lo stesso caso mentre la maggiore sarebbe stata adottata da una coppia che le abita a poca distanza”.

Una storia pesante.  L’allontanamento dai genitori per legge dovrebbe essere applicato solo in extrema ratio e solo dopo osservazione clinica, ciò presuppone che i genitori e i figli vengono osservati nella vita quotidiana per un periodo di tempo. Mentre nella procedura urgente dell’articolo 403 del Codice civile (quando il minore si trova in una condizione di grave pericolo per la propria integrità fisica e psichica la pubblica autorità, a mezzo degli organi di protezione dell’infanzia, lo colloca in luogo sicuro sino a quando si possa provvedere in modo definitivo alla sua protezione) i servizi sociali possono decidere da soli e poi avvisare il tribunale per i minorenni, ma a volte a distanza di mesi.

In questo caso raccontato dal legale Miraglia “alla madre vengono strappate le due bambine nonostante abbia avuto cura di loro portandole all’ospedale e non avendo accertato il suo coinvolgimento nelle dinemiche di violenza”.




AVVOCATO MIRAGLIA. “LA PSICOLOGA NELL’INCHIESTA ANGELI E DEMONI, LA MADRE DENUNCIA LEI E IL GIUDICE PER ASSOCIAZIONE A DELINQUERE”

L’Avvocato Miraglia che segue questa madre annuncia la denuncia: “Associazione per delinquere: questo uno dei reati per i quali una mamma marocchina, che dal 2006 non ha più con sé le sue figlie (che ora hanno 21 e 18 anni), ha denunciato l’assistente sociale che ha adottato una delle sue bambine, dopo avergliele sottratte con l’accusa infamante di averle molestate e fatte prostituire. Insieme a lei ha denunciato anche un’assistente sociale e una psicologa del Cab di Reggio Emilia, due operatrici del Servizio sociale del Comune di Reggio Emilia, e il giudice relatore del Tribunale per i minorenni di Bologna. Oltre che per associazione per delinquere, le professioniste sono state denunciate anche per falso ideologico in certificati, false dichiarazioni all’autorità giudiziaria, abuso d’ufficio, calunnia e circonvenzione di incapace”.

Parole forti e una denuncia davvero pesante quella annunciata.

A parte la psicologa, già al centro dell’inchiesta ‘Angeli e demoni’, abbiamo denunciato alle Procure competenti anche le colleghe e persino il giudice relatore del Tribunale per i minorenni” – annuncia l’avvocato Francesco Miraglia, che assiste la madre delle ragazze.

L’Avvocato Miraglia spiega:Il magistrato, a nostro avviso, non poteva non sapere cosa stesse accadendo, che delle bambine venivano strappate alla madre senza un riscontro oggettivo di prova, senza una perizia, con accuse mosse tre anni dopo l’allontanamento da casa. Ecco perché supponiamo che il loro operato profili una vera associazione a delinquere“.

I FATTI RACCONTATI DALLO STESSO AVVOCATO MIRAGLIA: 

“Questa vicenda ha origini ben lontane, risale infatti al 2006, allorché una donna di origine marocchina, sposata a un uomo italiano, arriva al pronto soccorso con le sue bambine (avute da un precedente matrimonio con un uomo tunisino) di 8 e 5 anni. Il marito le ha picchiate e i medici riscontano nella più grande dei segni sul collo, alla piccina delle ecchimosi alla fronte e a un ginocchio. Trattandosi di bambine maltrattate, i medici sono scrupolosi e controllano anche altro: la cartella clinica riporta per entrambe ‘genitali intatti’. Le figlie le vengono tolte e alloggiate la più grande presso una famiglia, la piccola nella comunità Cab Cenacolo francescano. La madre chiede di riaverle con sé e quando diventa insistente (siamo nel 2009) gli assistenti sociali bloccano tutto asserendo che le bambine affermano di essere state abusate dalla mamma, che le costringeva pure a prostituirsi. Per dare credito all’accusa, le psicologhe fanno redigere una perizia a un medico legale, che si basa esclusivamente sui racconti a posteriori delle ragazzine. La madre allora inscena delle proteste pubbliche per riavere con sé le figlie: per tutta risposta viene dichiarata ‘insana di mente’. E questa donna, oltre al dolore per l’allontanamento dalle sue bambine, deve subire l’infamia dell’accusa di aver molestato le figlie e il carcere.

La bambina più piccola viene adottata dalla psicologa che, dopo aver accusato la madre, ha pure gestito il caso; la maggiore sarebbe stata invece adottata da una coppia che le abita a poca distanza. Pur avendo un padre, questi non è mai stato informato della loro adottabilità e nel momento in cui ha chiesto di annullare le adozioni, la sua richiesta è stata respinta”.

Conclude l’avvocato Miraglia: “Una vicenda, oltre che dolorosa, dai plurimi risvolti penali”.

Solo un dibattimento nelle aule di tribunale e un’indagine approfondita potranno portare luce su questo drammatico caso denunciato e raccontato dall’avvocato Miraglia. Di fatto si sollevano molteplici voci da ogni regione d’Italia che pretendono trasparenza sugli affidi e adozioni che coinvolgono molti bambini e famiglie. La vigilanza e la trasparenza diventano un impegno importante affinchè il ruolo deontologico ed etico di tutti quei professionisti che operano in questo settore (che invece ogni giorno aiutano con molta sensibilità le persone fragili di questa società ad uscire da situazioni drammatiche) non possa essere scalfito.

 

Anche un solo caso accertato rimane una ferita troppo grande che deve insegnare a proteggere le eventuali vittime future.

 

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