martedì, 21 Aprile 2026

Roma, Polizia sgombera Piazza Indipendenza, è guerriglia con lancio di bombole. Non tutto è ciò che sembra

 

di Cinzia Marchegiani

Roma – Immagini forti della capitale romana che aggredisce i migranti? Ma non tutto spesso è ciò sembra. Alle prime ore di questa mattina la Polizia ha attivato lo sgombero dei giardini di Piazza Indipendenza abusivamente occupati da circa 100 cittadini stranieri già occupanti un immobile privato di via Curtatone.

L’intervento avrebbe scatenato una guerriglia da parte degli occupanti, ma come accade spesso viene riportata solo una parte della realtà. La Polizia ha messo in atto lo sgombero resosi urgente e necessario dopo il rifiuto di ieri ad accettare una sistemazione alloggiativa offerta dal Comune di Roma, ma soprattutto anche per le informazioni relative all’alto rischio inerenti il possesso da parte degli occupanti di bombole di gas e bottiglie incendiarie.

All’atto dell’ intervento, infatti, le forze dell’ordine sono state aggredite con lancio di sassi e bottiglie. Utilizzate bombole di gas aperte messe in sicurezza grazie al repentino intervento dei poliziotti. Si vede benissimo come un occupante dalla finestra lancia una bombola verso la Polizia, la stessa bombola prenderà fuoco. Nei confronti degli agenti è stato usato anche del peperoncino. L’uso dell’idrante, che ha sollevato indignazione di chi ha valutato questo intervento deplorevole, ha evitato invero che venissero accesi fuochi e liquidi infiammabili.

IL FATTO. L’amministrazione capitolina aveva terminato il censimento delle 107 persone in condizioni di fragilità che, in seguito allo sgombero avvenuto sabato 19 agosto, erano rimaste temporaneamente presso l’immobile privato situato in via Curtatone, vicino alla stazione Termini. Roma Capitale in merito stava progressivamente occupandosi di tutte le fragilità più critiche, indirizzando gli aventi diritto presso il circuito di accoglienza (i cosiddetti extra Spraar) predisposto dai Servizi Sociali capitolini.

Nei mesi scorsi, nonostante ripetuti tentativi, non era stato possibile effettuare il censimento a causa dell’opposizione degli occupanti.

C’è anche da precisare che alla data del 21 agosto 2017 solo 20 le persone che hanno accettato l’offerta proposta dall’amministrazione, a fronte di numerosi rifiuti. In particolare, sono state assistite donne sole con figli minorenni; disabili; soggetti diabetici, dializzati e affetti da problemi renali. Gli stessi operatori della Sala Operativa Sociale (SOS) si erano attivati proseguendo, h 24, gli interventi per garantire assistenza a tutte le fragilità.

Roma Capitale infatti aveva spiegato che in base al decreto legge n.14/2017, nei casi di sgomberi di immobili privati occupati, i livelli assistenziali devono in ogni caso essere garantiti agli aventi diritto dagli Enti Locali e dalle Regioni: “È quindi auspicabile che l’amministrazione regionale, anche attraverso l’Ater e le Asl, fornisca adeguato contributo per garantire, come stabilito dalla normativa, adeguato supporto alle persone sgomberate dall’immobile situato in via Curtatone

La Giunta Capitolina, prima che si creasse questa situazione, aveva auspicato l’avvio di un confronto tra i diversi livelli istituzionali, coinvolgendo anche il governo, affinché sia sempre garantita la presa in carico di fragilità, rifugiati e richiedenti asilo sulla base del proprio perimetro di competenza. Molti si chiedono cosa sarebbe accaduto se a Roma ci fosse stato il PD a governare. 

Il Campidoglio pubblicava appena ieri un documento istituzionale che testimonia l’impegno in questo senso:

“Così una nota del Campidoglio, dopo che nei giorni scorsi si era riunito un tavolo cui hanno preso parte membri dello staff dell’assessorato alla Persona, Scuola e Comunità Solidale e una delegazione in rappresentanza delle persone sgomberate per individuare le soluzioni più adeguate, garantendo assoluta precedenza alle fragilità. E cioè alle famiglie con minori, agli anziani non autosufficienti e ai disabili. Le parti avevano inoltre stabilito di avviare un tavolo di confronto permanente e di effettuare appunto il censimento in modo da verificare ogni singola situazione.

E la domanda rimane: “Perché gli occupanti non volevano essere censiti?”

 

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