Legge Vaccini. L’appello di papà Daniele alla Fedeli: “Pericolosa discriminazione dei bambini piccoli”





 

 

di Cinzia Marchegiani

Proprio qualche giorno fa il Ministro Fedeli in merito ad un articolo che parlava di bambini disabili nelle scuole in Svizzera esclusi in base a degli assurdi regolamenti affermava:”La nostra scuola deve includere, mai escludere chi ha più difficoltà. Quello che è successo è inaccettabile“.

In Italia invece si rischia di vedere discriminati i bambini da 0 a 6 anni sani con l’esclusione al nido o alla materna grazie alla decreto vaccini ora convertito in legge dalla Camera dei Deputati. Bambini tenuti fuori dall’inclusione dell’infanzia perché la legge vaccini ha imposto questa direttiva che le scuole devono applicare, documentando anche nel merito fonti istituzionali e pareri illustri.

L’APPELLO DI UN PADRE. Daniele Fattorini è un papà italiano che in merito a questa norma ha inoltrato il seguente appello all’indirizzo personale della Ministra Fedeli, oltre che agli indirizzi istituzionali della segreteria del Miur. In attesa di una risposta della Ministra (se mai arriverà) ci è stato chiesto di pubblicare il testo che potete leggere nella sua interezza:

Appello alla Ministra Fedeli

Gentilissima Signora Valeria Fedeli, Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca,

come saprà, il decreto legge 73 del 7 Giugno 2017, recante “Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale”, che l’ha vista partecipe in fase di definizione iniziale, è stato recentemente convertito in legge ed attualmente il provvedimento attende la firma del nostro Presidente della Repubblica. Il testo definitivo della legge, così come è stato recepito e licenziato dalla Camera dei Deputati, vuole che la fascia di bambini da 0 a 6 anni risulta essere la più colpita, infatti coloro che non risulteranno in regola con il piano delle vaccinazioni obbligatorie non potranno accedere alle scuole dell’infanzia. Ritengo che i risvolti di questa circostanza siano particolarmente preoccupanti, pertanto mi rivolgo a Lei con un accorato appello.

Volendo mettere da parte tutti gli slogan populisti che in questi ultimi tempi sono stati urlati da molti affinché si procedesse spediti ed a testa bassa con la conversione in legge del suddetto decreto, incuranti delle tante critiche provenienti dalla società civile, ma anche quelle sollevate da numerosi professionisti nei settori dell’istruzione, della ricerca scientifica, della sanità, dell’economia e delle politiche sociali, i dati a disposizione e le statistiche oggi dimostrano e confermano che non sussistono emergenze epidemiche o sanitarie di alcun tipo; anche laddove si registra un aumento dei contagi, mi riferisco al solo caso del morbillo, i dati epidemiologici dimostrano chiaramente che la fascia più colpita è quella dei 15-39 anni e che in nessun caso si osservano criticità che coinvolgono la fascia 0-6 anni (L’età mediana dei casi è pari a 27 anni, la maggior parte dei casi, pari al 74%, è stata segnalata in persone di età maggiore o uguale a 15 anni; dati ISS-Epicentro www.epicentro.iss.it). Recentemente anche il Presidente Emerito della Corte di Cassazione, Ferdinando Imposimato, ha affermato che questa legge rappresenta un atto “lesivo della dignità delle persone, della loro salute e dei loro diritti, riconosciuti dalla nostra Costituzione e dalla Convenzione Internazionale dei Diritti dell’Uomo“. In questo senso, più di una voce è rimasta inascoltata nell’affermare che il calo delle coperture vaccinali può essere affrontato molto più efficacemente con politiche di informazione che avvicinino il cittadino, piuttosto che con metodi coercitivi che servono solamente ad incrementare la ormai traballante e scarsa fiducia che le persone rivolgono alle Istituzioni.




Sono profondamente convinto che il fallimento delle politiche sanitarie, incapaci di dialogare con i cittadini e di comprenderne preoccupazioni e disagi, non può gravare sui diritti dei nostri bambini più piccoli. Lei che in passato è stata maestra nelle scuole dell’infanzia, sa meglio di altri che i rapporti che vengono costruiti tra i bambini negli asili costituiscono le fondamenta per lo sviluppo di una coscienza sociale da adulti e che la lesione di diritti in età così precoce può rappresentare una odiosa cicatrice che i bambini porteranno con loro per sempre e comprometterà la loro capacità di comprendere il prossimo, incapaci di accettarne le differenze. Non voglio entrare nel merito della questione legata alle coperture vaccinali, ma se accettiamo che oggi alcuni bambini possano essere discriminati per questo, dobbiamo considerare che un domani altri possano esserlo per il colore della pelle, o per la religione, per le ideologie, per il ceto sociale… Non dimentichiamo che l’ultima volta che nel nostro Paese dei bambini sono stati allontanati dalle proprie classi, gli è stata cucita una stella sulla camicia e vigevano leggi razziali.

Come se non bastasse, questa legge innalza un muro tra le famiglie e ed il personale scolastico, quest’ultimo, suo malgrado, costretto ad impugnare gli strumenti del controllo e della coercizione; se cade il rapporto di fiducia tra le famiglie che affidano i propri figli alle Istituzioni scolastiche ed il personale dell’istruzione che deve accoglierli, sarà compromessa irrimediabilmente la prima importante funzione delle scuole dell’infanzia, che ancor prima di erogare una istruzione, è quella di contribuire alla formazione di una coscienza sociale nei piccoli che saranno gli adulti di domani. Le scuole dovrebbero rappresentare il primo presidio di contatto tra le famiglie e le Istituzioni, del resto se si vuole tentare di convincere le famiglie a vaccinare i propri figli attraverso il dialogo, come si pensa di poterlo fare escludendo i bambini dalle proprie scuole?

Perdoni se per un attimo mi prendo il diritto di suggerirle che Lei ha il dovere morale di far sì che tutto questo non avvenga, di ridare dignità ai bambini più piccoli e fragili, non precludendo loro la possibilità di affrontare una importante fase della loro prima infanzia.

Gentile Ministra, Lei ancor prima di scendere in politica, è stata (e sono convinto che lo sia tuttora) una donna della Sinistra, sensibile alle esigenze ed ai problemi delle persone più bisognose, come dimostra il suo importante passato da Sindacalista, la prego quindi di non rendersi complice di una legge dalle sfaccettature fasciste che lede i diritti e la dignità dei bambini, soprattutto quelli più piccoli e delle loro famiglie; sono convinto che Lei, signora Ministra, possa trovarsi difronte ad un bivio, da un lato accettare i risvolti coercitivi e dannosi per i bambini da 0 a 6 anni, recependo passivamente una legge che a mio avviso non rappresenta la sua morale ed il suo passato, oppure decidere attivamente quale vuole essere la posizione del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e che messaggio vuole dare a tutte le famiglie.

Pertanto auspico che Lei possa dare un importante segno di civiltà, moralità e giustizia sociale, immediatamente revocando il requisito di vaccinazione obbligatoria per l’accesso alle scuole dell’infanzia, garantendo altresì accoglienza a tutti i bambini, cancellando definitivamente qualsivoglia tentativo di pericolosa discriminazione sociale ed offrendo un importante insegnamento ed un segnale, per far capire in che direzione il nostro Stato vuole andare per quanto riguarda la formazione e l’istruzione dei nostri figli.

La recente legge di conversione del decreto 73 del 7 Giugno 2017 possiede già importanti mezzi sanzionatori per le famiglie che risulteranno inadempienti e considerando che tutti i dati a disposizione forniti dalle Istituzioni sanitarie dimostrano chiaramente che non sussiste alcuna criticità legata ai bambini da 0 a 6 anni, colpire proprio questa fascia di età non ha alcun senso se non quello di esacerbare ulteriormente il già esasperato contrasto che si è venuto a creare tra le persone in merito alle questioni sulle vaccinazioni pediatriche, mentre potrebbero essere applicati metodi alternativi basati sul dialogo e l’informazione.

 

Cordialmente, da un padre di famiglia, Daniele Fattorini.

 

Fonti di riferimento:

Antonio Clavenna e Maurizio Bonati (Dipartimento di Salute Pubblica – Irccs Mario Negri, Milano). “Vaccini, obbligare o educare?”. Il Sole 24 Ore, Sanità 24, del 07/04/2017.

Ivan Cavicchi. “Troppa euforia sul decreto vaccini”. Quotidiano Sanità del 22/05/2017.

Ivan Cavicchi. “Vaccini. Non basta ridurre il numero degli obbligatori, serve un’alleanza terapeutica” Quotidiano Sanità del 03/07/2015

Ivan Cavicchi. “I vaccini e il paziente esigente”. Quotidiano Sanità del 10/07/2017.

Barbara Gobbi. “Niente obbligo, avanti tutta su prevenzione e farmacovigilanza. Ecco i vaccini secondo Dirindin”. Il Sole 24 Ore, Sanità 24, del 01/06/2017.

Roberto Turno. “Vaccini, un cattivo esempio di dialogo mancato”. Il Sole 24 Ore del 31/07/2017.


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