Reggio Emilia. La Polizia scopre rotte interne africane. Arrestati 3 “spietati” trafficanti di esseri umani





 

 

REGGIO EMILIA

di Cinzia Marchegiani

La Polizia di Stato con un titolo forte “Reggio Emilia: arrestati 3 ‘spietati’ trafficanti di esseri umani” rende nota un’importante operazione messa a segno in Reggio Emilia.

“Si tratta di un uomo e una donna, marito e moglie, e di un loro complice, finiti in manette perché accusati di far arrivare illegalmente loro connazionali nel nostro Paese, alcune anche minorenni, per poi avviarle alla prostituzione nelle strade. Durante le fasi finali dell’indagine i poliziotti hanno liberato dalla ‘schiavitù’ una ragazzina appena 17enne”

La Polizia di Stato spiega:Erano collegati a un network criminale operante all’estero che alimentava i loro traffici di esseri umani le tre persone di origine nigeriana arrestate dagli agenti della Squadra mobile di Reggio Emilia al termine dell’operazione “Ruthless” (in inglese ‘spietat’”). Le giovani vittime venivano soggiogate utilizzando riti Voodoo, pratiche pseudo religiose molto diffuse nella cultura nigeriana”.




L’ATTIVITA’ INVESTIGATIVA HA INDIVIDUATO LE ROTTE INTERNE AFRICANE CHE LE RAGAZZE DOVEVANO PERCORRERE SENZA PIETA’

L’attività investigativa ha permesso di individuare anche le rotte interne africane che le ragazze dovevano percorrere, senza pietà, per arrivare fino alle coste dove poi si sarebbero imbarcate; quasi mille chilometri tra deserti inaccessibili e confini pericolosi, dove non era difficile imbattersi nei cadaveri di coloro che non erano riusciti a concludere il viaggio.

“La terza persona arrestata, oltre a collaborare con la coppia per favorire l’ingresso illegale delle ragazze, era anche impegnata nell’attività di spaccio di stupefacenti” nel dettaglio spiega il comunicato.

 

LE INTERCETTAZIONI PUBBLICATE DALLA POLIZIA DI STATO

Drammatiche alcune intercettazioni in cui si parla di cadaveri nel deserto: “Il giorno che siete partiti, nessuna macchina è riuscita ad attraversare? (il riferimento è al confine con la Libia, ndr)”;  la risposta : “alcuni sono riusciti ad arrivare in Libia, ma poi li hanno rimandati indietro. Il nostro autista era ubriaco ed avevamo tutti paura… lui era ubriaco, poi ci siamo fermati e lui è uscito dalla macchina ed è andato più avanti a fare le foto ai cadaveri per strada“.

 

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