lunedì, 18 Maggio 2026

Bologna, primo trapianto eterotopico al mondo: “fegato impiantato nella milza”. Il paziente era affetto da metastasi

 

Bologna – Una vita salvata contro un destino già scritto. Tutto questo è accaduto al Policlinico di Sant’Orsola di Bologna, eseguito con successo per la prima volta al mondo un trapianto eterotopico di fegato parziale, ovvero in una sede anatomica diversa da quella naturale, in questo caso la milza. Il caso è stato accettato per la pubblicazione dall’American Journal of Transplantation, la rivista trapiantologica a più alto impatto internazionale.

 

Il paziente era affetto da metastasi al fegato generate da un precedente tumore all’intestino: ora sta bene e conduce una vita normale senza limitazioni

L’intervento è stato ideato dal professor Matteo Ravaioli ed eseguito presso la Chirurgia Generale e Trapianti diretta dal professor Matteo Cescon, entrambi attivi presso il Dipartimento di Scienze mediche e chirurgiche dell’Università di Bologna.

UNICITA’ DELL’INTERVENTO. L’operazione ha previsto l’impianto di una piccola porzione di fegato al posto della milza del ricevente. Quando poi la porzione di fegato è cresciuta sufficientemente per svolgere autonomamente la propria funzione, si è proceduto alla rimozione del fegato originario che presentava metastasi epatiche non resecabili da tumore del colon. In questo modo è stato possibile curare il tumore ed eseguire il trapianto di fegato. Il paziente ora sta bene e conduce una vita normale senza limitazioni.

L’unicità dell’intervento è consistita nell’avere impiantato nella milza del paziente non un organo intero, non disponibile, ma solo una sezione di fegato del donatore per consentire di crescere adeguatamente e al contempo non entrare in contatto con il fegato metastatico, che avrebbe potuto compromettere anche il nuovo organo. Quindi è stato possibile eseguire la rimozione totale dell’organo malato.

 

UNA VITA SALVATA DA UN DESTINO GIA’ SCRITTO. Il paziente – un uomo di 40 anni – era infatti affetto da metastasi al fegato generate da un precedente tumore all’intestino. Nonostante fosse stato sottoposto alla rimozione chirurgica, la malattia era ricomparsa dopo poco tempo e a quel punto una nuova rimozione chirurgica non era più possibile. L’unica possibilità era l’intervento con questa strategia, che essendo del tutto nuova ha richiesto una complessa ma necessaria procedura di approvazione da parte del Comitato etico del Policlinico e del Centro Nazionale Trapianti.

L’intervento è stato reso possibile grazie alla vasta e riconosciuta esperienza trapiantologica e di chirurgia epatica del Policlinico di Sant’Orsola, il cui Centro Trapianti nel 2019 si è collocato tra i primi tre centri in Italia per numero totale di trapianti (256) e, con i suoi 101 interventi, tra i primi quattro per numero di trapianti di fegato. Se a questi ultimi si aggiungono i 71 trapianti di Fegato del Policlinico di Modena, il 2019 è stato per il sistema Emilia-Romagna l’anno record dei trapianti di fegato. Numeri al momento in linea anche con il 2020 nonostante l’emergenza Covid-19. Un sistema che può funzionare solo nella sua coralità che ha come punto imprescindibile di coordinamento il Centro Regionale di Riferimento e il Centro Nazionale Trapianti.

Inoltre, questo intervento chirurgico si colloca perfettamente all’interno della mission trapiantologica e oncologica del neonato IRCCS Policlinico di S. Orsola. Il nuovo IRCCS, infatti, segna la strada che porterà Bologna ad avere un ruolo da protagonista a livello nazionale e internazionale nel mondo della ricerca applicata e al trasferimento dei risultati scientifici sul piano clinico ed assistenziale. Per i pazienti con patologie molto complesse che già oggi, da tutta Italia e non solo, vengono curati in questi ospedali, significa poter contare su protocolli sperimentali e ricevere i trattamenti più innovativi. Per i professionisti, questo consente al tempo stesso di sviluppare ulteriormente l’attività di ricerca, anche entrando a far parte di reti internazionali.

Una vita salvata da un destino già scritto, l’unicità di questo trapianto farà scuola.

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