COVID-19: una pandemia in itinere. Dr. Giannotta, il vaccino?: “I coronavirus mutano per adattarsi ai nuovi ospiti”






 

Inchiesta/Intervista

di Cinzia Marchegiani

Il nuovo Coronavirus, battezzato COVID-19 dall’OMS sta terrorizzando il mondo e minando la serenità delle persone. D’altronde nonostante le istituzioni provino ad invitare la cittadinanza a consultare le notizie sui propri siti certificati, gli allarmi comunque lanciati dalle stesse autorità governative non riescono di certo a depotenziare l’effetto del terrore e della psicosi. Ora lo stesso OMS lo ha classificato “Peggiore del terrorismo”.

Notizie contrastanti lasciano le persone ancora più confuse: COVID-19 è pericoloso ma confinato in Cina; le misure di prevenzione circoscrivono la diffusione, però prima il virus aveva difficoltà a contagiare, ora si è scoperto che resiste sulle superfici inanimate anche 9 giorni, ed è cambiato anche il tempo di incubazione. Insomma un pot-pourri di informazioni gravi e serie mandano in pallone chi purtroppo nella vita quotidiana deve recarsi al lavoro, o a scuola usando mezzi pubblici.

La paura è qualcosa di atavico, soprattutto quando il nemico è invisibile ed è un ospite che per ammissione della stessa scienza può mutare e qui ancora non si conosce l’impatto che potrebbe generare sulla salute pubblica mondiale nei prossimi mesi.

Insomma tante notizie che seppur lette con il giusto peso hanno mandato in tilt le persone che hanno preso d’assalto letteralmente tutti i negozi per potersi approvvigionare di mascherine, gel sterilizzanti, guanti, oltre igienizzanti di varia natura.

Quali informazioni abbiamo su questo virus epidemico? Come si possono arginare i contagi che per ora sono rimasti abbastanza confinati in Cina? Davvero i bambini sembrano meno esposti al contagio? Oltre ai farmaci sperimentali, oltre il vaccino in via di sperimentazione cosa dice l’osservazione clinica sui pazienti contagiati?

 

INTERVISTA AL DOTTOR GIANNOTTA, UN VIAGGIO TRA OMISSIONI, SCIENZA E LA CLINICA DI UN VIRUS CONTROVERSO E DICHIARATO PERICOLOSO

 Il dottor Girolamo Giannotta che da tempo indaga su vari virus e batteri che mietono molta paura alla comunità, come il morbillo, l’HPV, meningite, autore tra l’altro di quattro importanti libri di indagine e analisi, ci viene incontro in questo momento così fragile per molte persone, che frastornati da tanti messaggi e notizie non riescono più ad orientarsi ed essere rassicurati.

1. GIANNOTTA, MA DAVVERO CI DOBBIAMO PREOCCUPARE DEL NUOVO CORONAVIRUS COVID-19? SIAMO DI FRONTE AD UN CLASSICO SCHEMA DI UN FILM?

Quando noi ci mettiamo comodamente in poltrona per seguire un film, la trama evolve con una determinata cronologia e la storia procede con una tempistica che assomiglia alla vita reale, laddove al giorno fa seguito la notte, e viceversa. La storia del “nuovo Coronavirus” parte così dai primi di Dicembre del 2019 ed arriva fino ad oggi ammantata da dubbi ed incertezze. Ci sono casistiche e dubbi sulle statistiche, ci sono esperti che non sanno come andrà a finire e ci siamo noi tutti che non sappiamo quasi nulla, ma siamo in ansia ed in attesa di oscuri eventi.

2. ESISTE LO SCHEMA ALTERNATIVO DI QUESTO FILM? COSA È ACCADUTO, CI SONO STATI BUCHI NELLE MAGLIE DELLA SICUREZZA E DEI CONTROLLI?

Molto più interessante è lo schema alternativo della trama, che dopo un’iniziale cronologia di eventi, ti ferma con la scritta “un anno prima”. È proprio questo tipo di film che deve essere fortemente raccomandato agli esperti dell’OMS che si sono dimostrati impreparati per fronteggiare i compiti che si sono assunti della tutela della salute globale.

3. COSA CI DICE LA STORIA DI QUESTO NUOVO VIRUS, PERCHÉ I PIPISTRELLI HANNO UN RUOLO COSÌ DETERMINANTE PER QUESTA EPIDEMIA, PERCHÉ SI REPLICANO VELOCEMENTE E CON MAGGIOR VIRULENZA NEGLI ORGANISMI CHE HANNO UN DIVERSO SISTEMA IMMUNITARIO DA QUESTI ANIMALI?

 Siamo in China. È il 29 January 2019… Sette mesi prima di questa fatidica data, una pubblicazione scientifica del giugno 2018 sosteneva che nel sud della Cina esiste un clima unico e la popolazione convive con un’alta densità di animali domestici e selvatici. Tutti convivono in un ambiente che ospita anche un elevato numero di pipistrelli di diversi tipi che albergano un gran numero di nuovi coronavirus ricombinanti, che potrebbero portare alla nascita di nuovi coronavirus in futuro. I pipistrelli sono mammiferi con una forte capacità di percorrere anche importanti distanze e con una dimostrata capacità di albergare diversi coronavirus zoonotici che sono patogeni e trasmissibili. La mappa presentata nella figura 1 sembrerebbe sufficientemente esaustiva.

Insisto sui pipistrelli perché come dimostra la figura 2 i coronavirus spesso utilizzano un ospite intermedio prima di accedere all’uomo che poi è capace di trasmettere gli stessi ai suoi simili.

I pipistrelli tollerano questi virus poiché hanno un energico sistema immunitario che li frena. Però, i virus che si sono evoluti all’interno di questi mammiferi con un sistema immunitario molto efficiente sono in grado di replicarsi velocemente e con maggior virulenza negli organismi che hanno un diverso sistema immunitario, meno prono a risposte energiche, come quelle fornite dal sistema immunitario dei pipistrelli (https://elifesciences.org/articles/48401). Ecco perché, nell’uomo sono così letali.

Tornando alla fatidica data del 29 gennaio 2019, vi riporto quanto qualche scienziato illuminato aveva scritto. Nelle passate due decadi sono stati identificati tre coronavirus zoonotici che sono in grado d’infettare l’uomo e provocare epidemie. La SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome) è emersa nel 2003, la MERS (Middle East Respiratory Syndrome) appare nel 2012, e la SADS (Swine Acute Diarrhea Syndrome) provoca nel 2017 un grave danno all’industria zootecnica. Questi tre coronavirus sono tutti altamente patogeni per l’uomo e per gli animali da allevamento, derivano dai pipistrelli e due di questi si sono generati in Cina.

Chi conosceva la storia a fine gennaio 2019 scrisse che: “È altamente probabile che future epidemie da coronavirus simili a quello della SARS e/o della MERS possano originare dai pipistrelli e c’è una incrementata probabilità che questo evento si verifichi in Cina”.

4. COVID-19, COSA SAPPIAMO DI SICURO SU QUESTO NUOVO CORONAVIRUS?

Il genoma di questi virus a RNA può espandersi e questo processo porta questi virus ad acquisire altri geni che sono utili per colonizzare specifici ospiti.

In questi ultimi 18 anni sono state identificate una serie di sindromi respiratorie acute severe correlate ai coronavirus che hanno la loro riserva naturale nei pipistrelli. Alcuni di questi virus possono infettare anche l’uomo. Il nuovo coronavirus (nCoV-2019) è un virus ad RNA che ha innescato un’epidemia di casi di sindrome respiratoria acuta nell’uomo, il cui epicentro risiede in una grande città cinese che si chiama Wuhan (figura 3).

L’epidemia parte da un market locale del pesce fresco il 12 dicembre 2019. Nella fase iniziale di questa nuova epidemia i cinesi hanno sequenziato l’intera lunghezza del genoma virale ottenendo il virus dai campioni biologici di cinque di questi pazienti. Il genoma di questi cinque virus è quasi identico e presenza una sequenza di basi che è condivisa con il virus della SARS (SARS-CoV) in misura percentuale notevole (79,5%). Inoltre, è stato scoperto che il genoma del nuovo virus CoV-2019 è identico per il 96% a quello dell’intero genoma di un coronavirus del pipistrello. Infatti, la sequenza del genoma del nuovo coronavirus (nCoV-2019) è altamente identica a quella di un coronavirus che ha infettato il pipistrello Rhinolophus affinis nella provincia di Yunnan. Come la figura 4 dimostra, questa Provincia confina con diversi Stati che hanno sistemi sanitari deboli ed il rischio di insorgenza di nuovi coronavirus potrebbe associarsi al grande rischio di rapida propagazione, nel caso malaugurato che un nuovo coronavirus insorga e si diffonda in quell’area critica.

Questo nuovo virus entra nelle cellule utilizzando il medesimo recettore che usa il virus della SARS e che si chiama ACE2 (Angiotensin converting enzyme II). Il virus è trasmissibile anche attraverso superfici inanimate laddove il coronavirus può rimanere infettivo per più di 9 giorni. Tuttavia, anche la semplice Amuchina (ipoclorito di sodio) allo 0,1% lo può uccidere. Però, non è stata confermata la trasmissione del virus in fase asintomatica.

Secondo la CNN (https://edition.cnn.com/asia/live-news/coronavirus-outbreak-02-06-20-intl-hnk/index.html), ci sarebbero due neonati infettati il più giovane dei quali avrebbe solo 30 ore di vita. Se questa notizia è vera, solo la trasmissione verticale da madre a feto può giustificare questa positività al coronavirus.

 

Ma la notizia più rilevante risiede nel fatto che questo virus può essere neutralizzato dal siero proveniente da diversi pazienti.

5. QUALI SONO LE NOTIZIE RILEVANTI A LIVELLO EPIDEMIOLOGICO?

La febbre è presente solo nel 43.8% dei pazienti all’inizio della malattia, come detto nella serie di 1099 casi d’imminente pubblicazione. Inoltre, nel caso in cui la sintomatologia respiratoria non è intensa, il soggetto che alberga il coronavirus lo inizia a diffondere ed è facilitato in quest’operazione dalla mitezza dei sintomi. Lo stesso soggetto, come molto spesso succede con una leggera influenza, potrebbe non essere indotto a pensare di aver bisogno di cure e test speciali. Potrebbe recarsi tranquillamente sul posto di lavoro e potrebbe utilizzare mezzi e locali pubblici, dove spargerebbe quote variabili di virus.

Quindi, non si può mai escludere che i casi di malattia lievi, ed i casi all’esordio, rappresentino la maggior fonte di pericolo per la diffusione del virus, anche se apparentemente ciò non risulti immediatamente tangibile.

Alla luce di questi fatti, i termo-scanner in aeroporto hanno scarsa efficacia preventiva?

Certamente, per due ordini di motivi:

  • In una serie di casi, la febbre è presente in fase iniziale solo nel 43.8% dei soggetti infettati.
  • Un soggetto che deve viaggiare in aereo potrebbe assumere un antipiretico prima del viaggio e così facendo sfuggirebbe allo scanner anche se ipoteticamente e/o potenzialmente infetto.

Poi c’è anche la complicazione di mettere in quarantena soggetti sani accanto a soggetti potenzialmente infetti.

5. DA POCHI GIORNI SONO DIVENTATE PIU’ PREOCCUPANTI LE NOTIZIE DA PARTE DELLE ISTITUZIONI GOVERNATIVE. COSA STA CAMBIANDO?

Le note epidemiologiche in data 8 febbraio ci forniscono nuovi dati. La malattia adesso si diffonde più velocemente rispetto alle settimane precedenti ed un soggetto infetto contagia più di 4 persone (Ro 4.08). Questa capacità di trasmissibilità è misurata dal numero di riproduzioni che s’indica con l’acronimo Ro. La stima fatta dal WHO (alias OMS) del valore di Ro, a fine gennaio 2020, era compresa tra 1.4 e 2.5.

Per comprendere di che cosa si parla basta confrontare il numero riproduttivo dell’influenza (1.3) e della SARS (era di 2) con quello di questo nuovo coronavirus. Ne deriva che il nuovo coronavirus si diffonde 3 volte più velocemente del virus della comune influenza e 2 volte di più di quello che ha fatto il virus della SARS.

Alle ore 21 dell’11 febbraio 2020, in Cina (https://www.worldometers.info/coronavirus/), i pazienti correntemente infetti sono 37,758, con 7,345 in condizioni serie e/o critiche. Poiché si tratta di una proporzione rilevante (19% dei casi totali), è facile ipotizzare che molti di essi moriranno. I casi chiusi sono 5390 con 1018 morti (19%). Sui casi chiusi il tasso di mortalità supera di gran lunga le previsioni fatte ovunque.

Le stime della mortalità al 3 febbraio 2020 sono queste: tasso di mortalità del 4.9% aWuhan, del 3.1% nella provincia di Hubei e del 2.1% a livello nazionale.

Alle ore 9 del 13 febbraio 2020 i casi sono 60,379 con 8.219 (16%) in condizioni serie e/o critiche. I casi chiusi sono 6.067 con 1.367 morti (18%).

6. STA DICENDO CHE IN MENO DI 24 ORE, IN CINA, SI AGGIUNGONO 255 NUOVE MORTI E 15.408 SONO I NUOVI CASI!?

Forse non abbiamo ancora capito quanto sia drammatica la questione, e la figura 5 ci soccorre.

Però nei giorni passati qualcuno ha riferito notizie diverse rispetto a ciò che ci propinano quotidianamente. Il professor Peter Piot, direttore della London School of Hygiene & Tropical Medicine, ha affermato che l’epidemia diventerà probabilmente una pandemia.

6. GIANNOTTA, CI AIUTA A COMPRENDERE MEGLIO LA SINTOMATOLOGIA DELLA POLMONITE VIRALE DA COVID-19

I sintomi clinici tipici di questi pazienti sono febbre, tosse secca, dispnea, mal di testa e polmonite. L’insorgenza della malattia può provocare un’insufficienza respiratoria progressiva a causa di danni alveolari, che può esitare nella morte del paziente. La polmonite virale spesso si accompagna a linfopenia e leucopenia. Particolarmente importante è la linfopenia (diminuzione della conta dei linfociti nel sangue), che come spiegherò in seguito, ci segnala qualcosa di particolare.




La figura 6 ci fornisce una tempistica generica della progressione dei sintomi.

 

7. COSA CI RACCONTANO I DATI SULLA SIEROLOGIA. CI SI IMMUNIZZA DAL CORONAVIRUS?

Il monitoraggio degli anticorpi effettuato in un paziente dimostra che il soggetto si può immunizzare in modo specifico contro questo virus. Come evidenzia la figura 7, la risalita degli anticorpi di tipo IgG (quelli che durano più a lungo nel tempo e che poi possono neutralizzare lo stesso virus negli eventuali contatti successivi) avviene nei tempi considerati normali per qualsiasi infezione che produce immunità, verosimilmente, duratura.

A confermare questo dato, sono stati dosati gli anticorpi anti-virus in altri 5 pazienti dopo circa 20 giorni dall’inizio della malattia.

Come è possibile notare la presenza di IgG antivirus è dimostrata nei pazienti e la loro assenza è certificata dai soggetti sani utilizzati come controllo. Infine, la presenza di IgM nei pazienti indica che l’infezione è recente. Queste IgG anti-virus sono in grado di neutralizzare, in laboratorio, il virus nCoV-2019 alle diluizioni di 1:40/1:80, così come è in grado di farlo il siero di cavallo diretto contro il virus della SARS (SARS-CoV).

8. SERIE DI CASI DI MALATTIA, IL COVID-19 CHI COLPISCE, CHE MORTALITA’ POSSIEDE?

Su una serie di 41 casi di malattia da nCoV-2019, confermati in laboratorio, si evince che il 73% dei malati erano maschi adulti con un’età media di 49 anni, metà dei quali aveva una sottostante patologia. I comuni sintomi erano i seguenti: febbre, tosse, mialgia e stanchezza, ma erano anche presenti altri sintomi minori. È anche importante memorizzare la sequenza temporale della sintomatologia per comprendere se qualcosa non procede come di routine. In questa serie, la dispnea si sviluppa nel 55% dei casi affetti dopo 8 giorni dall’inizio della malattia. Ancora più rilevante è la constatazione che la linfopenia si presenta nel 63% dei soggetti di questa serie di casi (numero assoluto inferiore a 1000 linfociti).

La mortalità in questa serie di casi era del 15%.

Per inciso, anche il primo caso americano si presentava con una conta linfocitaria di 1070 linfociti al settimo giorno di malattia (range di riferimento 1000-3900).

9. DEI PRIMI 425 CASI CONFERMATI IN WUHAN, LA CLINICA COSA RACCONTA?

Il 56% dei malati erano maschi con età media di 59 anni. Il periodo medio d’incubazione era di 5.2 giorni. Nessun caso si è verificato sotto i 15 anni di vita.

Questa serie mi consente di sconfinare in un terreno non mio, ma mi dà la possibilità di dirvi che il tasso di diffusione dell’infezione è pari a 2.2 (2.2 sono il numero di persone che sono infettate da un malato di questo tipo durante il suo periodo contagioso) deve essere abbassato sotto il valore di 1 (se il tasso di riproduzione, od Ro, va sotto il valore di 1, l’epidemia è sotto controllo). Per inciso, per la SARS era di 3.

10. IN MERITO ALLA SERIE DI 99 CASI CON POLMONITE?

L’età media era di 55.5 anni, con un numero di maschi affetti almeno doppio rispetto alle femmine. Metà di questi soggetti aveva una sottostante patologia cronica. La mortalità era dell’11%.

11. UN’ALTRA SERIE DI 1099 CASI: LA FEBBRE NON ERA SPESSO PRESENTE?

I dati sono estratti dalle cartelle di 552 pazienti ospedalizzati in 31 province fino al 29 gennaio 2020. La febbre è presente solo nel 43.8% dei pazienti all’inizio della malattia, ma si sviluppa nell’87.9% dopo l’ospedalizzazione. La polmonite severa si sviluppa nel 15.7% dei casi. La linfopenia era presente nell’82.1% dei casi. Il trattamento ha fatto ricorso all’ossigenoterapia (38.0% dei pazienti), alla ventilazione meccanica (6.1% dei pazienti), alla terapia antibiotica intravenosa (57.5% dei pazienti) ed all’antivirale  oseltamivir (35.8% dei pazienti). Il tasso di mortalità era dell’1.36%.

12. OSPEDALE RAJAVITHI DI BANGKOK. QUALI TRATTAMENTI HANNO SOMMINISTRATO?

In Thailandia, per il trattamento dei casi severi, hanno usato grandi dosi di un farmaco antinfluenzale oseltamivir, combinato con i farmaci anti-HIV lopinavir e ritonavir, ottenendo ottimi risultati.

13. PRIMA CI HA PARLATO DI LINFOPENIA ASSOCIATA ALL’INFEZIONE. CHE SIGNIFICA?

Molti studi suggeriscono che una sostanziale riduzione del numero totale dei linfociti indichi che il coronavirus “logori o consumi” molte cellule immunitarie ed inibisca le funzioni del sistema immunitario. Il danno arrecato ai linfociti T (i linfociti T hanno un compito essenziale nell’eliminazione dei virus) può rappresentare un importante evento che conduce al peggioramento delle condizioni cliniche del paziente infettato. La linfopenia è spesso presente negli esami del sangue degli ammalati.

14. COSA VUOL DIRCI L’OMS?

Io non ho ancora capito tante cose, ma di una sono certo: perché i suoi esperti hanno ignorato quel momento della trama di questa tragedia che parte dal 29 gennaio 2019?

Poi c’è la strana diatriba sui farmaci anti-retrovirali che sarebbero efficaci, almeno in vitro, per contrastare questo nuovo coronavirus. È chiaro che gli esperti OMS non sono in trincea dove i morti continuano a salire di numero e per tale motivo diventa per loro difficile comprendere che i medici stanno utilizzando tutte le armi che hanno una teorica possibilità di successo. In questa situazione di grave emergenza, l’etica e le regole rigide della sperimentazione farmacologica possono non essere una priorità rispetto alla quotidianità della morte. Ed allora, non è difficile pensare che un medico incatenato dall’emergenza che spesso diventa fatalità (come è diventata fatalità per l’eroico collega cinese che è morto il 6 febbraio 2020), utilizzi tutto ciò che è utilizzabile per cercare di guarire chi è pronto ad abbandonare la difficile vita terrena. Per fortuna, si procede, in Cina, anche senza questo avallo formale.

Allo Spallanzani usano nei due pazienti attuali il Remdesivir, che è già stato usato nel primo paziente americano, e la combinazione di lopinavir e ritonavir, che usano anche in Cina, associandola all’inalazione di una dose di Interferon-α nebulizzato, come terapia antivirale.

Ma il vero problema è che l’organismo infettato produce un’energica risposta immunitaria che non è efficace contro il coronavirus e spesso concorre a generare un severo quadro di patologia polmonare interstiziale che può condurre alla morte. Ad ulteriore specificazione, tutte le cellule che hanno il recettore dell’angiotensina II (AT2) sono prone all’infezione virale (reni, vasi sanguigni, cuore e cellule epiteliali alveolari del polmone), e ciò spiega l’eventuale danno multi-organo.

Solo per concludere, dai numeri che l’OMS ha dato oggi si può calcolare che muoiono circa 20.000 persone ogni milione di persone infettate (2%).

 

15. LA CLINICA STUDIATA PUÒ INDICARE ALTRE MISURE EFFICACI CHE LE AUTORITÀ SANITARIE GOVERNATIVE E MONDIALI POSSON ADOTTARE?

 

  • Aiutare con ogni mezzo disponibile la popolazione cinese.
  • Contattare lo scienziato che aveva previsto che sarebbe insorto in Cina un nuovo coronavirus.
  • Controllare il genoma dei pipistrelli soprattutto nella Provincia dello Yunnan, che ora vanno in letargo.
  • Far evacuare la nave Diamond Princess che al 13 febbraio 2020 annovera 218 contagiati. Non trasformiamo una nave da crociera nella “Nave della morte”. Capire che questa nave è un terreno di coltura per il nuovo coronavirus, sarebbe un deciso passo nella giusta direzione.
  • Trovare un posto isolato dove allestire un ospedale da campo, con annessi alloggi, da destinare ai soggetti che provengono dalle zone sede di epidemia.
  • Posizione queste strutture di accoglienza in luoghi idonei meteorologicamente.
  • Preparare questa logistica che rimarrà a disposizione per l’inevitabile nuova epidemia da coronavirus.
  • Scoraggiare vane speranze vaccinale per un virus con alta capacità ricombinante. L’alta capacità ricombinante e l’utilizzo di diverse specie nel ciclo vitale di un coronavirus portano ad acquisire in continuazione nuovo materiale genetico che codificherà nuove e diverse proteine antigeniche capaci di sfuggire alla semplicistica logica vaccinale: ti fornisco un peptide e mi devi produrre un anticorpo specifico capace di uccidere il coronavirus che nel frattempo è già sotto ricombinazione genetica. In altre parole: il coronavirus cambia il suo patrimonio genetico mentre si faranno vani esperimenti vaccinali e non è difficile attendersi nuovi coronavirus nel sud della Cina. La frequenza delle ricombinazioni nei coronavirus può andare oltre il 25% dell’intero genoma (Baric R.S., Fu K., Schaad M.C., Stohlman S.A. Establishing a geneticrecombinationmap for murine coronavirus strain A59 complementationgroups. 1990;177:646–656.).  Inoltre, la maggior parte degli eventi di ricombinazione identificati nei coronavirus isolati dai pipistrelli si realizzano in “punti caldi” collocati attorno al gene spike.
  • Speriamo che l’acronimo COVID-19 non rimanga l’unica cosa tangibile prodotta dall’OMS.

 

16. VERSO QUALE FUTURO?

Nella piramide di bisogni di Maslow, al secondo gradino partendo dal basso, è posto il bisogno di sicurezza che include anche quello della tutela della salute. Non deve perciò risultare strana la richiesta di un vaccino ad hoc confezionato. Ma con i virus a RNA le cose sono difficili (recentemente è fallito l’ultimo tentativo in questo senso condotto contro il virus dell’HIV). Poi ci sono le tempistiche che non orientano la scienza in questa direzione.

17. CORONAVIRUS ED IMPROBABILI VACCINI… NON È UNA BELLA NOTIZIA!

I Coronaviruses sono grandi virus con il più grande genoma tra i virus ad RNA. Il genoma è dentro un capside che è circondato da un rivestimento più esterno. Hanno tre proteine strutturali, laddove la proteina spike media l’entrata del virus nella cellula dell’ospite. Purtroppo i coronavirus, attraverso le mutazioni e le ricombinazioni, sono in grado di adattarsi ai nuovi ambienti con relativa facilità e sono programmati per alterare efficacemente alcune caratteristiche dell’ospite e per esprimere un efficace tropismo tessutale. La proteina spike è una macchina molecolare multifunzionale. La subunità S1 contatta un recettore cellulare della cellula ospite, e la subunità S2 facilita la fusione della membrana che riveste il virus con quella della cellula ospite.  La proteina spike esiste in due distinte conformazioni strutturali, quella pre-fusione e quella post-fusione. La transizione dallo stato pre-fusione allo stato post-fusione deve essere scatenato per arrivare alla fusione delle membrane.

Come la figura 9 illustra, il drammatico cambiamento strutturale porterebbe un eventuale anticorpo specifico diretto contro lo stato pre-fusione, a non essere in grado di fronteggiare la mutata conformazione strutturale della proteina spike in conformazione post-fusione, e viceversa. Tutto ciò al netto della capacità dei coronavirus di mutare il loro assetto antigenico, indipendentemente dallo stato immunitario dell’ospite umano.

18. ALLORA PER I CORONAVIRUS SIAMO NELLE MANI DEI FARMACI ALTERNATIVI?

Stanno provando alcuni farmaci utilizzati in altre infezioni virali, ma esiste la possibilità di una nuova arma terapeutica cinese.

Per evitare improbabili accuse di falsa diffusione di notizie scientifiche, vi riporto quanto pubblicato da una multinazionale cinese il 28 gennaio 2020. La WuXiBiologics, in una sua pubblicazione (WuXi Biologics Enables Development of Multiple Neutralizing Antibodies for Novel Coronavirus) scrive testualmente: “WuXiBio ha intensificato gli sforzi per consentire lo sviluppo di più anticorpi neutralizzanti per il nuovo Coronavirus (2019-nCoV) con le sue piattaforme tecnologiche integrate”. Poi continua: Il primo lotto di anticorpi dovrebbe essere prodotto in 2 mesi, pronto per studi pre-clinici di tossicologia e studi clinici iniziali sull’uomo. La produzione su larga scala sarà avviata dopo che saranno condotti gli studi clinici, con un singolo lotto che consentirebbe di trattare circa 80.000 pazienti”.

 

19. DR GIANNOTTA, COME PENSA DI CONCLUDERE QUESTA INTERVISTA?

Nel mondo esistono medici che lanciano precisi e circostanziati allarmi che puntualmente vengono posti nel dimenticatoio e gli autori di tali documentati allarmi vengono messi alla berlina od in carcere. Esistono al mondo ricercatori indipendenti che “non hanno il cervello annacquato dalle Case Farmaceutiche”, che sono in grado di pensare e di fiutare il pericolo immediato e/o futuro per la popolazione che spesso è indotta a partecipare ai programmi di marketing per poi poter far pagare a qualcuno il salato prezzo di questa volontaria partecipazione al deleterio evento.

Li Wenliang era un medico oculista cinese che aveva notato a dicembre sette casi di un virus che gli ricordava la SARS. Ora, a posteriori, sappiamo che quel coronavirus è quasi identico a quello della SARS, e lui aveva terribilmente ragione. Ma non apparteneva al “Sistema”, era un medico con una coscienza scientifica lucida ed ha cercato di evitare il peggio. Fu premiato dal “Sistema” con l’arresto per procurato allarme, fu accusato di essersi inventato l’inesistente, fu convocato dalla sicurezza che lo costrinse a firmare una lettera nella quale fu costretto a scrivere che aveva affermato il falso, che aveva creato un grave disturbo all’ordine sociale con le sue false affermazioni.

Se poi noi associamo gli eventi del 29 gennaio del 2019, che prevedevano in largo anticipo che sarebbe emerso in Cina un nuovo coronavirus, con la fatale storia di Li Wenliang, capiremo che questa è una dura lezione per le autorità sanitarie e politiche cinesi, e che al contempo è una grave sconfitta per l’OMS i cui responsabili sembrerebbe non aver avuto la capacità di valutare ciò che il 29 gennaio 2019 era stato detto, previsto, scritto e sottoscritto da qualche scienziato molto ferrato sui coronavirus.

Fatte le dovute proporzioni, e con un accostamento irriguardoso nei confronti di questo eroe, sacrificato come tanti eroi, mi sento di ribadire, dopo quello che ho ampiamente pubblicato, che attualmente la popolazione sta partecipando volontariamente ai dei programmi di marketing diretti contro “due mostri di intelligenza” che sono il papillomavirus (HPV) ed i meningococchi. Questi due diversi agenti infettivi non hanno alcun interesse ad uccidere il loro esclusivo ospite con il quale vogliono solo stabilire una pacifica convivenza, che è la sola strada che consente di realizzare un programma evolutivo vantaggioso per la specie. Il programma che attualmente sta portando avanti la popolazione in varie parti del mondo deve fare i conti con questi due microbi che hanno già preparato il conto da far pagare alla popolazione nel medio-lungo periodo. Ma questa è una storia di bassa portata, non contempla eroi e si dovrà realizzare in un tempo imprevedibile.

Con un doveroso e postumo omaggio a Li Wenliang mi sento di dire che il suo sacrificio non dovrebbe mai essere dimenticato e…

Potrebbe risorgere il sole, dove adesso è tramontato.

Grazie dottor Giannotta per questo viaggio che ha voluto fare con noi. Interessantissimi i suoi consigli che dovrebbero essere adottati dalle autorità sanitarie sovranazionali affinché il contenimento di un eventuale numero cospicuo di pazienti infetti dal COVID-19 in quarantena non diventino un rischio per sé stessi e altri della comunità con un’attenzione lungimirante anche all’ambiente in cui questa verrebbe attuata. Il caso della nave Diamond Princess è abbastanza eloquente, diventata un incubatore ideale per il virus. Campi di cura e quarantena in luoghi idonei anche meteorologicamente… Speriamo di non dover arrivare a questa situazione, poiché avrebbe solo un significato, che il contagio non si è fermato ai confini della Cina.

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