sabato, 12 Settembre 2026

Covid-19. Il governo chiede sacrifici ma mancano i dispositivi di protezione. FNOPI scrive al Governo e Regioni

 

 

di Cinzia Marchegiani

Il governo chiede sacrificio agli italiani, ai medici, agli infermieri, ai volontari nel settore assistenza sanitaria, ma in cambio è incapace di approviggionare dei dispositivi di protezione necessari per affrontare seriamente ed efficacemente questa sfida.

Siamo in emergenza sanitaria e in piena pandemia Covid-19 eppure il governo italiano mentre sta chiedendo grandi sacrifici ai cittadini italiani limitando la libertà di circolazione e l’esercizio delle proprie attività non riesce a tutelare già quei pochi medici e infermieri e operatori sanitari a fronteggiare questo virus con i dovuti dispositivi di protezione. Gare al ribasso, incapacità di creare una filiera italiana e acquisti di dispositivi pari agli stracci da spolvero è l’altra fotografia che questo scenario da film Contagion sta mostrando tutta la sua ruvidezza e ipocrisia.

E in campo chi dovrebbe tutelare la salute pubblica viene esposto a turni massacranti e tutele evanescenti. Molti medici, infermieri e operatori sanitari, ma anche volontari, forze dell’ordine vengono contagiati perchè esposti maggiormante a contatti umani. Le loro sono vite umane che valgono un tesoro immenso per l’intera comunità e del patrimonio del servizio sanitario saccheggiato negli utimi anni.

La Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche FNOPI che conta ai 450mila infermieri presenti in Italia scrive a Governo e alle Regioni:

“Noi stiamo facendo e continueremo a fare il nostro dovere sino in fondo, ma anche le Istituzioni devono fare lo stesso garantendo la nostra salute e quindi quelli dei cittadini che assistiamo.  Aiutateci a salvare vite. E per farlo garantite subito, ora, agli operatori sanitari – medici, infermieri, ma anche chiunque alto si occupi dell’emergenza COVD-19 – gli indispensabili dispositivi di protezione individuale (DPI)”.

L’appello della Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristica FNOPI incalza molte richieste:

1. Risorse anche per integrare gli organici

Ma non solo. Secondo la FNOPI “tra i finanziamenti messi in campo per combattere la pandemia una parte deve essere finalizzata ai DPI e alle attrezzature necessarie, ma ci deve essere anche una quota che permetta di integrare gli organici: quelli oggi sul campo non ce la fanno più e studi internazionali parlano chiari: un professionista che superi di molto il turno e sia stressato aumenta il rischio di mortalità dei pazienti dal 7 all’11per cento”.

“Servono infermieri non reperiti con mezzi di fortuna come l’accorciamento delle sedute di laurea o il richiamo dei pensionati oppure l’integrazione nel Ssn di personale militare, sicuramente necessario in questo momento, ma non decisivo perché la carenza ha ben altre dimensioni e i fatti, purtroppo, lo stanno dimostrando”, si legge ancora nella lettera FNOPI.

La FNOPI fa un solo esempio banale: prendendo a riferimento le terapie intensive e le terapie intensive neonatali presenti sul territorio e senza contare quelle in più che si stanno realizzando e tenendo conto degli standard di personale per queste che prevedono almeno due infermieri per paziente, servirebbero su tre turni giornalieri almeno 36mila infermieri dedicati. E questo a fronte di una carenza che ormai da anni denunciamo di circa 53mila unità e una perdita dal 2009 a oggi di oltre 12mila infermieri.

2. I problemi dei professionisti

In più, la Federazione sta ricevendo a ritmi incalzanti messaggi dai suoi iscritti che denunciano la carenza o la totale assenza di DPI specie per gli interventi sul territorio, a casa dei pazienti, negli hospice e Rsa. Qualcuno addirittura nel 118.

È fondamentale inveceafferma la FNOPIla fornitura di DPI consoni alla situazione che permettano da un lato la protezione degli operatori per evitare le centinaia se non migliaia di situazioni di contagio tra loro, anche grave in alcuni casi fino al decesso, ma, dall’altro, soprattutto per garantire la sicurezza ai pazienti che altrimenti troverebbero proprio in chi li cura e li assiste una fonte probabile di contagio. E comincia a nche a scarseggiare l’ossigeno, fondamentale per l’assistenza anche nelle terapie intensive”.

3. Strutture sul territorio a rischio

Questo secondo la Federazione ovunque e, in particolare proprio nelle strutture che accolgono i più fragili, coloro i quali tengono alta la percentuale di mortalità, come RSA e Hospice, dove i fenomeni negativi si sommano e muoiono, specie nelle aree a maggior rischio, decine di persone anziane ogni giorno.

“L’assenza di DPI forniti soprattutto agli ospedali e la carenza di personale dovuta anche al fatto che ad esempio per gli infermieri, quelli presenti nelle graduatorie sono reclutati dagli ospedali e dalle terapie intensive, lasciano scoperta o rendono pericolosa l’assistenza sul territorio”, spiega la FNOPI.

4. Più controlli su #iorestoacasa

A tutto questo poisottolinea la Federazioneva affiancato un comportamento da parte dei cittadini in linea con le indicazioni previste nei provvedimenti emergenziali: ancora una loro parte non comprende sino in fondo la situazione e che anche una semplice trasgressione – c’è chi parte dal Nord verso un Sud per ora, e solo per ora, meno a rischio, c’è chi frequenta i parchi pubblici nelle città nella convinzione che l’aria aperta non favorisca il contagio e così via – che può anche non apparire tale, può mettere a rischio se stessi, gli operatori che devono nel caso intervenire e chi tra i malati è più fragile e per i quali un’infezione da coronavirus potrebbe rappresentare il colpo di grazia inatteso a condizioni già di per se abbastanza gravi dal punto di vista della salute. Su questo non si può restare a guardare!”.

5. FNOPI a fianco di Governo e Regioni

La FNOPI conclude la lettera affermando che “è necessario e indispensabile un Vostro immediato intervento e la FNOPI, come anche le altre Federazioni di professionisti sanitari in prima linea nella guerra contro COVID-19, è al Vostro fianco nelle scelte e nelle decisioni. Un intervento che abbatta tali problemi e consenta di mantenere il livello del nostro Servizio sanitario nazionale pubblico, ma anche della componente privata che lo sta concretamente aiutando e supportando, all’altezza di ciò che si è dimostrato finora: un esempio e un modello da seguire per tutti gli altri paesi del mondo. Che consenta in questo caso di salvare vite”.

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