Sanità romana. La denuncia di NURSIND: “Salvate il soldato San Camillo”





 

L’ennesima denuncia

 

Roma- Sanità e pronto soccorso negli ospedali della capitale romana mostrano una fotografia diversa dagli slogan delle locandine politiche patinate. La realtà è totalmente scollata dagli annunci politici e campagne pre e post elettorali.

Dopo tante belle parole in politichese che provano a dipingere i punti di forza della sanità romana ecco la denuncia che oggi è arrivata in redazione da parte del NURSIND  il Sindacato delle Professioni Infermieristiche che parla di problemi concreti, reali con cui gli operatori sanitari devono interfacciarsi per produrre un servizio pubblico all’altezza di un paese civile e dare accoglienza ai malati che devono essere ricoverati ma che si ritrovano in attesa di un posto letto dove invece mancano i posti letto, manca personale e “laddove manca personale non ci può essere un servizio sanitario degno di questo nome”.

NURSIND, STEFANO BARONE SEGRETARIO PROVINCIALE, LA DENUNCIA: “SALVATE IL SOLDATO SAN CAMILLO. E FORTUNA CHE NON CI SONO PANDEMIE E CATACLISMI BIBLICI”

Stefano Barone, Segretario Provinciale di NURSIND, il Sindacato delle Professioni Infermieristiche  spiega la realtà con cui gli operatori sanitari stanno affrontando quotidianamente la gestione Pronto Soccorso, una denuncia sulla criticità che sembrano rimbalzare su muri di gomma eretti da chi dovrebbe gestire la sanità alla Regione Lazio e con amara ironia spiega che “fortunatamente non si è di fronte a pandemie e cataclismi biblici”, insomma gestione di normale quotidianità e non di emergenza sanitaria che non riesce a tamponare le esigenze dei cittadini romani:

La situazione del pronto soccorso al San Camillo è ancora in una criticità assoluta dopo svariati anni e diverse denunce fatte dal NurSind a tutti i livelli.

I numeri parlano chiaro: ieri alle ore 16.09 erano presenti al Pronto Soccorso un numero di utenti pari a 109 unità di cui 45 in attesa di destinazione praticamente il 45% dei pazienti allocati erano nella speranza di ricevere un posto letto. Questo succede al San Camillo di Roma.

Per far comprendere il dato diffuso dalla Regione Lazio altri Dea erano cosi organizzati:




  • Sant’Andrea 103 presenze di cui il 40% in attesa di posto letto,
  • Policlinico Umberto I 138 di cui il 39% in attesa di letto,
  • PTV 120 di cui il 35% in attesa di posto letto,
  • Pertini 96 di cui il 30% in attesa di posto letto,
  • il Gemelli 108 di cui il 17%

Questa è una situazione conosciuta da anni e non ci sono pandemie o cataclismi biblici che possano giustificare questi numeri che indicano il San Camillo ancora una volta come la maglia nera della sanità romana.

Probabilmente abbiamo diminuito il deficit ma a che prezzo caro Direttore? Si possano risparmiare dei soldi ma, alla fine, il prezzo del risanamento viene pagato comunque dalla collettività e dai lavoratori costretti ad aprire una “astanteria” lungo i corridoi del pronto soccorso a causa della chiusura datata 7 maggio! di una sala per codici verdi con lavori ancora mai iniziati. Mancano i posti letto, manca personale e laddove manca personale non ci può essere un servizio sanitario degno di questo nome.

Nonostante ciò vengono chiesti agli infermieri del Triage da parte della Dirigenza compiti a loro non spettanti (come inviare i fax COA per ricerca posto letto) che di fatto sottraggono tempo all’assistenza. Da questi fatti emerge palesemente l’insipienza organizzativa e gestionale presente nel nosocomio.

Basta con attese di ore e giorni per un posto letto e basta con infermieri sottoposti a compiti non propri e a turni massacranti.

Se c’è stato un minimo di organizzazione per migliorare l’accoglienza del pronto soccorso di sicuro questa non è stata ad oggi sufficiente a risolvere gli enormi problemi che ci troviamo davanti tutti i giorni. Dall’istituzione della discharge room e delle Holding più o meno ad oggi attivate per ridurre numericamente la sosta nel pronto soccorso ci troviamo sempre di fronte ad una progettazione che non riesce comunque ad accogliere l’utenza proveniente dal territorio.

Dal punto di vista aziendale pensare che a tutt’oggi non sia stato presentato nessun piano estivo per una gestione minimalista dei posti letto ci preoccupa seriamente, abbiamo un “Peimaf” ben pubblicizzato con tanto di simulazioni ma di fatto non conosciamo ancora la gestione “reale” del sovraffollamento nel nostro pronto soccorso come se 109 pazienti di cui il 45% in sosta sia un numero normale e non invece, come sembrerebbe, eccezionale.

NURSIND  CHIEDE: “In questa situazione paradossale quale sarà l’efficacia degli eventuali interventi futuribili pensati dall’Azienda? Si attueranno tutti quei procedimenti adatti a soddisfare una giusta accoglienza? Oppure ci saranno le solite ricadute nelle Unità operative con il solito invio dei pazienti nei corridoi dei reparti di degenza? Anno dopo anno è sempre purtroppo la stessa storia che noi tutti subiamo sia come cittadini sia come operatori ed è arrivato il momento di dire basta. Tutto questo tinge a tinte fosche il futuro prossimo del nosocomio!”

“Salvate il soldato San Camillo” invoca il Sindacato delle Professioni Infermieristiche NURSIND.

Toc toc, risponderà qualcuno?

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