giovedì, 13 Agosto 2026

Telecom Italia Shock 3. La strategia subdola per monitorare gli utenti? L’appetito dei media francesi

di Mario Galli

I dipendenti di Telecom Italia sembrerebbero essere stati fagocitati in un intreccio fantascientifico societario in cui spiccano nomi altisonanti, JP Morgan, Banca Popolare Cinese e Vivendi SA. Un intreccio che sta togliendo diritti e inasprendo le modalità lavorative.

Vivendi SA è la società di media e comunicazioni francese che a dicembre 2016 aveva tentato la scalata a Mediaset e per capire ora alcuni meccanismi occorre monitorare la finanza francese. La Vivendi sembrerebbe voler entrare nel capitale societario dell’azienda leader delle telecomunicazioni in Francia, l’Orange. Ma se Orange non è disposta a cedere quote societarie, come può Vivendi convincerla? Dunque Telecom Italia, ed i suoi lavoratori, potrebbero essere le vittime sacrificali del percorso di avvicinamento che vede il Vivendi accostarsi sempre più al colosso delle telecomunicazioni francese Orange!?

Questa era l’inchiesta FreedomPress Telecom Italia Shock. Il risiko finanziario giocato sulla pelle dei lavoratori, le vittime sacrificali  con cui avevamo cominciato ad indagare il caso sollevato dalle proteste dei dipendenti della stessa azienda. Ma l'”affaire” Telecom Italia sembra attirare una smodata attenzione di un circuito di uomini d’affari e imprenditori legati al mondo dell’intrattenimento e dei media. La loro strategia è simile, anche se le modalità di attuazione sembrano diverse. Si cerca di riuscire laddove Jean-Marie Messier, ex capo di Vivendi, aveva fallito quindici anni fa?

Creare una “convergenza” tra il mondo delle telecomunicazioni e quello dei media potrebbe essere la chiave giusta di lettura.

In questo mare spiccano:

. Le pinne di Patrick Drahi, detto “asso pigliatutto“, franco-israeliano che ha costruito il suo impero comprando aziende in difficoltà ed ora 57mo uomo più ricco del mondo. Attualmente è proprietario di SFR, uno dei quattro operatori telefonici francesi.

. Poi c’è Xavier Niel, fondatore di Iliad e anche azionista della Mediawan, si tratta di un imprenditore-nerd che ha saputo vedere le potenzialità di Internet laddove gli altri giocavano ancora a tetris.

. Ma l’uomo che interessa a noi è Vincent Bolloré (Vivendi). Si tratta di “magnati” (tycoon) delle telecomunicazioni e dei media che stanno dando prova di una sete di acquisizioni senza limiti.

Dove si fermeranno?

Questo è proprio il caso di Vivendi, gruppo proprietario di Canal + (I-TV, D8, D17 …) e Universal (Gameloft, Ubisoft, Telecom Italia, Telefonica…). Dal 2014, Vincent Bolloré, che detiene più del 20% del capitale, è diventato l’azionista di riferimento e presidente del consiglio di sorveglianza del gruppo dei media e dell’intrattenimento.

La sua strategia, tesa in particolare a costruire sinergie tra Canal +, Gameloft e Universal, solleva molte domande e l’industriale bretone non sempre sembra dare rassicurazioni circa i mezzi correlati alle ambizioni.

Il gruppo ha anche subito una battuta d’arresto con il rifiuto, nel mese di giugno 2016, da parte dell’autorità della concorrenza, dell’accordo che avrebbe consentito a Canal + di diventare il distributore esclusivo in Francia di Bein Sport, una rete globale di canali sportivi gestiti da Investments Sport Qatar lanciata nel 2012.

Sinergie. Anche nel settore dei media, Bolloré ha affrontato, con I-TV, lo sciopero più lungo nella storia delle trasmissioni dal 1968. Ancora una volta si è trattato di una sfasatura alquanto grande tra strategia e mezzi non proprio all’altezza.

L’obiettivo del gruppo di Bolloré sembra essere più o meno lo stesso: ridurre i costi e massimizzare le sinergie tra contenitori (telecomunicazioni) e contenuti.

Strategia aggressiva. La strategia aggressiva di attori come Bolloré sta suscitando polemiche in Francia circa i rischi di tale concentrazione per la libertà di stampa. In Italia? In Italia ci preoccupiamo degli immigrati, delle polizze del sindaco di Roma, al massimo il governo può scaldarsi un po’ se il gruppo di Bolloré tenta di diventare socio di maggioranza dell’asset di casa Berlusconi (accordo del Nazareno vi dice niente?), mentre svicola e parla il politichese più puro se Vivendi taglia il costo del lavoro di Telecom Italia (per poterla rivendere meglio?) gettando nella disperazione migliaia di dipendenti che da trent’anni amano il loro lavoro.

Ma da dove viene, in definitiva, l’appetito di questi tycoon e perché il settore telecomunicazioni è così appetibile?

Perché questo settore, più che la ricchezza, rappresenta la potenza: potenza che deriva dal conoscere ogni abitudine, ogni preferenza, ogni singola scelta commerciale che noi facciamo. Per ogni applicazione che abbiamo scaricato sul nostro smartphone (non necessariamente bisogna sapere quale, basta sapere a quale categoria appartiene) si può tracciare un quadro alquanto esaustivo del nostro carattere, delle nostre preferenze in cucina, del nostro stato di salute, delle nostre opinioni politiche, anche di quante volte andiamo al gabinetto. Stupefacente vero? Ecco allora spiegato, oltre alle motivazioni prettamente economiche, il motivo per cui i governi stessi assecondano e spesso coprono operazioni finanziarie in questo tipo di settore.

Chi controlla le telecomunicazioni ha in mano dei big data sulla popolazione mondiale. Per un governo è meglio tenerselo amico, anche perché le informazioni possono riguardare ministri, magistrati, funzionari, forze dell’ordine, presidenti… ecc. ecc.

Ma siamo a Matrix?

Ora echeggiano le parole di rabbia e denuncia quelle di un tecnico che con un fotografia lucida ci spiegava a grandi linee alcune delle scelte che l’azienda avrebbe realizzato: “Dal demansionamento dei livelli, passando per l’abolizione del mancato rientro, giorni di ferie in meno, ore di permesso cancellate, arriviamo al premio di risultato di quest’anno che paradossalmente non è stato erogato per i dipendenti, ma che sembrerebbe intascato, sotto altra dicitura, dai dirigenti”.

Intanto il Ministro Poletti afferma che continuerà a monitorare sulla situazione aziendale rappresentata anche al fine di intervenire, ove possibile e nel rispetto delle proprie competenze, per riconoscere una maggiore tutela dei diritti dei lavoratori interessati.

Intanto Chapeau!

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