venerdì, 23 Ottobre 2026

La “GIUNGLA” di Calais. Il fallimento della Francia e Gran Bretagna

CALAISdi Raffaele Menniti

La Giungla, il più grande campo profughi d’Europa presso “Calais”, soprannominata così per le condizioni disumane alle quali sono stati costretti  a vivere gli immigrati, senza tetto, senza servizi igienici e senza dignità, nasconde una verità di fondo che è ben diversa da quella che le tv ci mostrano.

Di questa vergognosa pagina finalmente se ne è preso atto. Era stato annunciato infatti sul posto dal presidente francese François Hollande il 26 settembre e successivamente confermato – giovedì scorso – dal ministro dell’interno Bernard Cazeneuve, che “A partire dal momento in cui tutte le condizioni sono riunite perché ciascuno venga messo al riparo, non c’è motivo di attendere e lasciare ulteriormente nel fango e nel freddo coloro che si trovano a Calais“…

Da lunedì infatti, le autorità hanno iniziato lo smantellamento “definitivo” della più grande bidonville di Francia, che ospitava tra i seimila e gli ottomila migranti in attesa a Calais che cercavano il modo di varcare la Manica e raggiungere la Gran Bretagna. I migranti dovranno essere trasportati in centri d’accoglienza preparati sul territorio Francese dallo stato Transalpino.

Ma facciamo un “rewind” temporale, tornando a vent’anni fa.

Anno 1996. Data scelta non a caso per iniziare il nostro percorso tra le metamorfosi assunte dal campo. In Kosovo infatti, proprio in questo anno scoppiò la guerra (1996-1999) e molti rifugiati cercarono “asilo politico” nel centro Europa.

Molti di questi giunsero proprio a Calais, città sulle sponde del territorio Francese, in quella zona che lambisce lo stretto della Manica e fa sognare i migranti facendo immaginare loro “l’America” dei nostri avi, la Gran Bretagna.

Si, è proprio questa nazione, che forse con la sua ricchezza economica, ammalia i rifugiati e spinge involontariamente questi a cercare un modo per entrare nella nazione anche illegalmente, senza documenti, o quantomeno con documenti fittizi.

Molti ci riescono, molti no, altri muoiono.

Chi non riesce a giungere sull’isola, resta a Calais, dove però, i posti ove pernottare, godere di un pasto o poter curare la propria igiene scarseggiano o addirittura, in alcuni casi, sono inesistenti. Così lo stato Francese, decide, attraverso l’aiuto di volontari e associazioni No Profit di creare nei pressi del porto un punto di ritrovo per queste persone in difficoltà. Ma la situazione sfugge di mano, all’allora presidente degli Interni Francese Sarkozy, e quel luogo di ritrovo diventa in breve tempo un vero e proprio accampamento, contando quasi 600 abitanti aumentati poi a 1.500 pochi mesi dopo.

La prima “Vittoria”.  Questo enorme aumento dei migranti fece preoccupare le due nazioni interessate, così la Francia e l’Inghilterra strinsero un patto, rafforzando i controlli alle frontiere e smantellando il centro d’accoglienza. E i migranti che fine fecero? Sia giornali, che televisioni, oscurarono il post-smantellamento. Di certo non giunsero in Gran Bretagna.

E fu proprio questo “occultamento” a far credere ai due paesi di aver vinto. In realtà questa fu una sconfitta. I migranti tornarono, più numerosi di prima, sfidando leggi e stati, affidandosi solo a loro stessi e armandosi di un’inesauribile forza di volontà e ineliminabile voglia di vivere.

Il campo che oggi conosciamo come la “Giungla” è il risultato della sconfitta politica della Francia e della Gran Bretagna. Curando i propri interessi, hanno sacrificato ingiustamente vite umane, vite di bambini e adolescenti ( il campo ospitava bambini, ragazzi tra i 12-15 anni e adolescenti tra 15-30 anni), annientando così il proprio futuro.

Oggi si sta commettendo lo stesso errore di 20 anni fa.

Questa è la seconda sconfitta. La più grande della prima però, qui i migranti sono 9.000, sistemarli tutti non sarà facile. L’impresa è ardua, un gruppo ristretto, raggruppato nel cuor del campo, il “cafè Kabul”, oppone resistenza e dichiara di lasciare il campo solo all’arrivo della polizia. Gli altri immigrati invece sembrano accettare la nuova sistemazione, almeno riacquisteranno la dignità di esseri umani che avevano perso, ai danni di chi crede di aver vinto una battaglia umanitaria persa già in partenza.

Ora quelle fiamme che bruciano il campo profughi e che si alzano in cielo, rappresentano le speranze di quelle persone che credevano nell’Europa, che credevano di poter vivere in maniera dignitosa e di poter dare un futuro e una stabilità alla loro famiglia, invece di ciò, hanno trovato solo una “Giungla”.

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