di Cinzia Marchegiani
È possibile prevenire e curare il diabete tuipo2, il fegato grasso, l’infiammazione con un batterio intestinale? Steatosi epatica associata a disfunzione metabolica, sensibilità all’insulinica, diabete di tipo 2, malattie metaboliche insidiose che spingono i ricercatori a trovare terapie o nuovi probiotici nel fare la differenza per affrontare queste patologie ormai diventate endemiche nella nostra società. Prevenzione e cura. I ricercatori hanno scoperto gli effetti positivi di questo batterio sul diabete di tipo 2 sull’obesità e sull’infiammazione che potrebbe cambiare davvero la qualità di vita delle persone. Una svolta nel campo dei probiotici.
Pochi giorni fa il CNR ha annunciato la straordinaria ricerca appena pubblicata di uno studio internazionale, a cui ha preso parte l’Italia con il Cnr-Ispaam, l’Università di Tor Vergata e l’IRCCS Neuromed:
“Il batterio intestinale Dysosmobacter welbionis è in grado di convertire il mio-inositolo presente negli alimenti in acido butirrico, un composto ben noto per i suoi effetti benefici sulla salute. Questo batterio può essere, quindi, considerato un buon candidato alla base della produzione di nuovi probiotici per la prevenzione e la cura di alcune malattie metaboliche nell’uomo.”
La ricerca è pubblicata sulla rivista Gut.
L’Istituto per il sistema produzione animale in ambiente Mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche di Portici (Cnr-Ispaam), assieme all’Università Tor Vergata di Roma e all’IRCCS Neuromed di Pozzilli (Isernia), è tra i protagonisti dell’ampio studio internazionale che ha rivelato come un batterio intestinale dell’uomo – Dysosmobacter welbionis – svolga un ruolo chiave nel proteggere la salute del fegato, nonché nel prevenire e migliorare possibili disturbi di natura metabolica. Tale batterio, infatti, la cui presenza è associata a un quadro di buona salute metabolica ed epatica, è in grado di trasformare il mio-inositolo – un composto naturalmente presente in frutta, legumi, cereali e frutta secca, in acido butirrico – già noto per gli effetti benefici in alcune malattie metaboliche dell’uomo. Questo batterio intestinale potrà quindi costituire la base per lo sviluppo di probiotici in grado di svolgere un’azione preventiva per questo tipo di disturbi.
Lo studio, coordinato da due istituzioni belghe (Università Cattolica di Louvain e WEL Research Institute di Wavre), pubblicato sulla rivista Gut, riporta l’esito di un’estesa analisi metagenomica del batterio Dysosmobacter welbionis svolta con il contributo di atenei e centri di ricerca da tutta Europa: oltre all’Italia hanno infatti partecipato l’Olanda con l’Amsterdam University Medical Center e l’Università di Wageningen; il Regno Unito con l’Imperial College di Londra e l’Università Trent di Nottingham; la Finlandia con l’Università di Helsinki; la Germania con l’Università di Aachen; la Francia con l’Università La Sorbona di Parigi, l’Università di Lille, e l’INCOMM Rangueil Hospital di Tolosa; la Spagna con il Biomedical Research Institute di Girona e l’Istituto de Salud Carlos III di Madrid.
CURIOSITÀ. UNIVERSITÀ DI Louvain “Dysosmobacter welbionis. Dysosmo (“che ha un cattivo odore”, in greco), bacter (batterio) è il batterio che puzza (!), “Perché, quando lo si coltiva, ha un leggero odore”. Welbionis per WELBIO , l’organizzazione nella regione Vallonia che ha finanziato questa ricerca.
La particolarità di questo batterio? Innanzitutto, produce butirrato. Fin qui niente di eccezionale, molti altri batteri producono questa molecola che è nota per ridurre il rischio di cancro al colon, ad esempio rafforzando la barriera intestinale e potenziando l’immunità. Ma il team ha anche osservato che Dysosmobacter welbionis era meno presente nelle persone con diabete di tipo 2.”
“Lo studio si è concentrato sul potenziale ruolo protettivo di questo batterio intestinale per la salute del fegato: la sua assenza o ridotta rappresentazione nell’intestino sembra essere una caratteristica di soggetti affetti da steatosi epatica associata a disfunzione metabolica, o presentanti una fibrosi epatica avanzata; viceversa, la sua presenza è associata a un miglioramento di possibili disturbi metabolici“.
L’aspetto innovativo, poi, è stato scoprire che Dysosmobacter welbionis ha anche la capacità di metabolizzare il mio-inositolo –un poliolo che migliora la sensibilità all’insulina e la composizione del microbiota intestinale– in acido butirrico, un composto in grado di svolgere un ruolo cruciale per la salute metabolica ed epatica dell’uomo. Benchè alcuni batteri intestinali possano convertire questa molecola in acido acetico e acido propionico, non era mai stata dimostrata la possibilità di trasformarla in acido butirrico.
Prosegue Andrea Scaloni, ricercatore del Cnr-Ispaam coinvolto nello studio:
“L’ampia analisi metagenomica compiuta ha permesso di valutare l’associazione del batterio con biomarcatori di rischio metabolico e di verificare come il batterio possieda una ‘via metabolica unica’ per convertire il mio-inositolo alimentare in acido butirrico, differenziandosi così da tutti gli altri commensali intestinali. Data la significativa presenza di questo batterio nell’intestino di soggetti sani e la sua costante associazione con la salute metabolica ed epatica dell’ospite, il batterio Dysosmobacter welbionis risulterebbe, quindi, emergere come un candidato ideale per lo sviluppo di probiotici di nuova generazione da usare in approcci terapeutici innovativi diretti al microbiota intestinale dell’uomo e volti a prevenire e/o gestire malattie metaboliche come il cosiddetto fegato grasso, l’obesità e il diabete di tipo 2”.
Un primo test di somministrazione del batterio in modelli animali affetti da fegato grasso (steatosi) ha permesso, infatti, di verificare un significativo miglioramento della glicemia e della disfunzione epatica. “La scoperta, poi, che la fermentazione del mio-inositolo determini direttamente la produzione di acido butirrico potrebbe modificare gli attuali paradigmi della ricerca sulle interazioni dieta–microbiota–ospite, ed in particolare quelli riguardanti la somministrazione alimentare di tale poliolo”.
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