Report e quel video sull’attività della nave Aquarius: “ONG insieme ai trafficati, facilitatori e guardia costiera libica”






 

 

di Cinzia Marchegiani

Ci siamo mai chiesti se le immagini e i video che vengono pubblicati rappresentano la realtà o solo una parte di essa? Come vengono editati i video che le navi ONG pubblicano in rete a testimonianza dei loro salvataggi? Vengono escluse delle sequenze?

E in quel caso, perché vengono tagliate le scene? Quello che vediamo è realtà o una parte di essa?

Una video inchiesta realizzata dalla trasmissione Report mandata in onda su Rai3 lo scorso novembre 2017 ha messo in evidenza come tutto ciò che vediamo in rete è solo una parte di ciò che avviene durante i salvataggi. Questa video inchiesta diventa ora ancora più importante poiché era stata girata sulla nave Aquarius, quella che oggi è entrata nelle dispute internazionali poiché ha a bordo 629 migranti e la sua localizzazione da loro certificata è 35 miglia dall’Italia e 27 da Malta.

Report riesce a documentare senza veli come la nave e i volontari su Aquarius hanno effettuato il salvataggio a mare, proponendo un video senza tagli e mostrando come i volontari innescherebbero rapporti con i trafficanti di migranti e con i facilitatori (quest’ultimi presentati dal personale di Aquarius come pescatori, basta ascoltare il video inedito) durante i salvataggi effettuati.

L’inchiesta poneva importanti interrogativi proprio sui rapporti, le dinamiche che avvengono nei salvataggi a mare.

Sulla nave Aquarius si scoprono parti del salvataggio che i volontari non possono pubblicare pena l’esclusione in altri viaggi con le organizzazioni.

 

LA VIDEO INCHIESTA DI REPORT A FIRMA DI FRANCESCA RONCHIN: “ONG, MIGRANTI, TRAFFICANTI, GUARDIA COSTIERA LIBICA, MISSIONE INTERFORZE SOPHIA. TUTTI INSIEME”

 

Il servizio a firma di Francesca Ronchin spiega e mostra concretamente momento per momento cosa accade durante un salvataggio da parte della nave Aquarius gestita dalla SOS MEDITERRANEE e MEDICI SENZA FRONTIERE e mostra i rapporti che si stabilirebbero tra i volontari della nave, i trafficanti, i facilitatori e la guardia costiera libica, mostrando anche il video inedito.

“Una sequenza svela come sono avvenute realmente le operazioni di salvataggio dei migranti a largo delle coste libiche. In un sms un volontario delle ONG rivela a Report: ‘Avevamo l’ordine di non riprendere i barchini con gli scafisti, altrimenti ci avrebbero lasciato a casa’. Le immagini confermano quanto scritto nel rapporto riservato di Frontex, con una comparsa in più: l’elicottero della missione Sophia, che vede tutto e invece di intervenire vola via”.

L’inchiesta di Ronchin entra nei dettagli:

“Sono le 6.30 del 18 maggio 2017 la nave Aquarius di SOS Mediterranee, a circa 15 miglia dalle coste della Libia , è impegnata nelle attività di soccorso di 562 migranti. Quel giorno in mare ci sono anche altre 5 ONG. Non c’è la guardia costiera italiana, non c’è Frontex, c’è un elicottero dell’operazione Sophia di Enuav for Med, che sorvola il mare per qualche minuto e poi inspiegabilmente va via.

Dalle soggettive delle immagini girate dal team della Aquarius si vedono solo i volti dei migranti tratti in salvo.




Ma se si allarga l’obiettivo si vede una realtà molto più complessa di quella che è stata raccontata fino ad ora, molto di più rispetto ai filmati da consegnare alle forze dell’ordine una volta a terra. Se si allarga l’obiettivo, si vedono delle motovedette libiche, non si sa se quelle ufficiali o appartenenti alle milizie, che bruciano le barche in legno ma prima rubano i motori, si vedono dei barchini con a bordo uomini coperti da grossi cappelli di paglia che le ong chiamano ‘pescatori’ ma che più che ai pesci, sono interessati a motori e giubbotti salvagente. Gli stessi barchini che scortano i migranti fino alle navi delle ONG. Nessun operatore della ong li ha mai fotografati perché a bordo c’era il divieto assoluto di scattare foto “altrimenti ti avrebbero lasciato a casa”, spiega un volontario.

Motivi di sicurezza?” si chiede Ronchin che poi spiega: “Il volontario ci spiega che era una questione soprattutto di rispetto. La convivenza in mare con trafficanti e motovedette che non appartengono alla guardia costiera del governo di Tripoli non è facile. Ma le stesse ONG che hanno sempre dichiarato di voler collaborare con le forze dell’ordine, sono le stesse che fino al 10 agosto si sono battute per non avere ufficiali di polizia giudiziaria a bordo.

 

VIDEO INCHIESTA COMPLETA REPORT

 

video

Un’inchiesta che lascia molti interrogativi, e molte riflessioni.

 

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