Covid-19. Prof. Carlo Tomino: “Farmaci e vaccini fatti troppo in fretta potrebbero fare danni maggiori della pandemia”

 

 

Roma – La corsa al vaccino, ma soprattutto la corsa tra case farmaceutiche per arrivare primi nella produzione, ne parlano in continuazione i media. Tutte notizie confortanti che ci avvisano che sarà presto disponibile il vaccino, e su cui le istituzioni fanno riferimento e affidamento tanto da azzardare, come ha fatto il nostro  ministro Speranza, a promuoverlo e renderlo accessibile per le forze dell’ordine e i sanitari ad uso compassionevole addirittura a settembre 2020.

Esiste un rovesco della medaglia che deve far riflettere, i tempi scanditi e necessari per una sperimentazione su un nuovo vaccino sono lunghi, necessari per comprendere efficacia, sicurezza e tossicità che non conoscono scorciatoie o macchine speciali del tempo. Per i farmaci invece, i tempi sono più ridotti essendo stati presi da una collezione già disponibile sul mercato e quindi  è stato possibile saltare alcuni passaggi di tollerabilità e sicurezza.

In questo contesto interviene il professor Carlo Tomino, responsabile del Centro del Farmaco dell’IRCCS San Raffaele Roma che avvisa quanto sia necessario stare attenti, poichè la fretta potrebbe causare danni maggiori:

“La sperimentazione clinica di farmaci e vaccini è un processo lungo e costoso; ogni passaggio, da una fase alla successiva, è studiato in modo da tutelare il più possibile gli individui coinvolti negli studi. Studiare la tossicità di questi prodotti, il loro profilo di sicurezza, il dosaggio giusto e l’efficacia clinica prevede il coinvolgimento di moltissimi professionisti della ricerca, tutti impegnati verso lo stesso obiettivo. Oggi tutti questi meccanismi, sono amplificati e accelerati proprio per contrastare la pandemia dovuta al Covid19. Ma bisogna essere attenti a non farsi prendere dalla fretta, che potrebbe fare danni maggiori della pandemia.

TERAPIE FARMACOLOGICHE INFEZIONE COVID-19. Molti sono i farmaci che in Italia e nel mondo si stanno studiando e sviluppando; tra i quali Tocilizumab (usato nell’artrite reumatoide), Remdesivir (in passato usato con risultati modesti contro Ebola), Idrossiclorochina (un antimalarico molto usato); ma anche l’Ivermectina (registrato come antiparassitario) e l’Eparina (per ridurre l’infiammazione a livello dei capillari e per le micro-trombosi che il Covid19 sembra indurre).

I dati che finora ci sono, come terapie anticovid19, sono modesti e incompleti mentre le Agenzie regolatorie hanno bisogno di dati solidi, anche in condizioni di emergenza come quella che stiamo vivendo. Per alcuni farmaci il processo potrà essere più rapido, visto che sono già disponibili sul mercato; anche saltando alcuni passaggi (es. tollerabilità e sicurezza) sempre alcuni mesi (6-8 se tutto andrà bene) saranno necessari, al netto del processo registrativo. Va dato atto – afferma il prof. Tomino – a tutte le Autorità regolatorie (in Italia l’AIFA) di aver azzerato, di fatto, i cosiddetti ‘tempi burocratici’ per poter avviare gli studi fornendo delle risposte di fattibilità in tempi record. La speranza è che, anche in futuro, i tempi autorizzativi possano rimanere rapidi, perché gli studi clinici sono rivolti sempre a pazienti che soffrono e che aspettano terapie innovative e migliori”.

CONCLUDE IL PROFESSOR TOMINO IN MERITO INVECE AI VACCINI “Negli studi sui vaccini, invece, bisogna essere attenti a tutti i segnali, soprattutto a quelli di sicurezza, che spesso – spiega ancora il professor Tomino– si manifestano subito dopo la prima somministrazione. Inoltre, si deve studiare la capacità del vaccino di determinare innanzitutto una risposta immunitaria. Infine, è necessario stabilirne l’efficacia nel prevenire l’infezione nelle persone che sono esposte al patogeno”.

PRODUZIONE VACCINO, FASE PRODUTTIVA L’ANELLO PIU’ CRITICO E LENTO DELL’INGRANAGGIO.

“Sicuramente non va sottovalutata neanche la fase produttiva, che nelle discussioni di questi giorni viene spesso trascurata ma potrebbe essere l’anello più critico e lento di tutto l’ingranaggio.  Allestire un vaccino in laboratorio – conclude il prof. Tomino – è già di per se complesso ma nulla a che vedere con una officina che dovrà produrre decine e decine di milioni di dosi (solo in Italia ne serviranno almeno 60 milioni) nel rispetto delle Norme di Buona Fabbricazione (GMP)”.

 

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