Giornaliste nella stampa europea. L’Indagine EJO, Italia e Germania maglia nera: “Un affare da uomini”





 

 

 

di Cinzia Marchegiani

La stampa e l’informazione per molti paesi europei è un affare da uomini. Questa è  la fotografia black and white scattata da un’indagine dell’Osservatorio europeo di giornalismo, acronimo EJO, network di 14 istituzioni di ricerca in 11 paesi diversi che diffonde ricerca e analisi sul giornalismo e sull’industria dei media in una prospettiva globale.

EJO il 15 maggio 2018 ha reso pubblico il lavoro giornalistico dal titolo “Dove sono le donne nelle testate europee?” progetto a cui hanno collaborato: Ana Pinto Martinho (Portogallo), Paulina Pacula (Polonia), Rachel Stern (Germania), Felix Simon (Regno Unito), Caroline Lees (Regno Unito), Georgia Ertz (Svizzera), Philip Di Salvo (Italia), Līga Ozoliņa (Lettonia), Sandra Štefaniková (Repubblica Ceca), Antonia Matei (Romania), Dimitrina Jivkova Semova (Spagna), Halyna Budivska (Ucraina), David Gerber (Svizzera).

L’articolo è a firma di Caroline Lees, editor del sito in lingua inglese dell’Osservatorio europeo di giornalismo, giornalista inglese che ha lavorato per The Sunday Times per sette anni, anche come South Asia Correspondent, news reporter e foreign editor.

Questa indagine giornalistica a cura del network dell’Osservatorio europeo di giornalismo fotografa purtroppo una “supremazia degli uomini nel decidere e coprire l’agenda mediatica del continente perdura nonostante il fatto che, in molti degli 11 Paesi presi qui in esame, le donne costituiscano circa la metà dei giornalisti e siano più le donne che gli uomini ad intraprendere la carriera giornalistica

 

 

EJO, “L’informazione in Europa è sempre più dominata dai giornalisti e da commentatori uomini, che spendono la maggior parte del proprio tempo scrivendo di altri uomini”: 

I ricercatori dell’Ejo, che hanno analizzato le firme degli autori degli articoli e le immagini scelte per  accompagnarle, hanno rilevato che,

sia online che su carta e in quasi tutti i Paesi, gli uomini scrivono ancora la maggior parte dei contenuti di news, business e opinione.

Negli 11 Paesi analizzati, gli uomini hanno scritto il 41% delle storie, in confronto a un esiguo 23% scritto dalle donne (la percentuale restante riguarda articoli senza autori esplicitati, o attribuiti ad agenzie). Inoltre, quasi la metà di tutte le immagini analizzate (43%) ritraeva esclusivamente uomini, mentre solo il 15% ritraeva solo donne (le restanti ritraevano soggetti neutri o sia donne che uomini).

EJO, LE DISPARITÀ DI GENERE È PIÙ FREQUENTE NELLE TESTATE DI STAMPA

L’indagine giornalistica di Ejo nel dettaglio spiega: “I risultati di questa analisi fanno emergere come la disparità di genere sia generalmente più frequente nelle testate a stampa. Le organizzazioni native digitali nel loro complesso sono leggermente più equilibrate, ma la maggior parte di esse favorisce comunque le firme maschili e le fotografie di uomini. In alcuni Paesi e per alcune organizzazioni, inoltre, sono stati riscontrati più articoli attribuiti ad agenzie che a donne.

MAGLIA NERA PER ITALIA E GERMANIA

Ejo attribuisce una virtuale maglia nera a Italia e Germania: “I Paesi che hanno mostrato la maggiore disparità di genere nelle firme sono Italia e Germania. In Germania il 58% degli articoli reca un autore maschile, contro un esiguo 16% femminile; in Italia il 63% delle firme (la percentuale più alta in tutti gli 11 Paesi) appartiene a uomini e solo il 21% a donne.

Il dato più estremo in termini di uso delle immagini è emerso dai risultati ucraini, dove il 49% delle foto ritrae solo uomini, in confronto a un misero 10% di immagini che ritrae solo donne. L’unica eccezione alla supremazia maschile è il Portogallo, dove le firme femminili sono più frequenti di quelle maschili: 31% e 20% rispettivamente. Ma, anche qui, l’uso delle fotografie maschili schiaccia quello delle foto femminili: 49% a 12%.

ECCO I RISULTATI CHE L’INDAGINE EJO HA PUBBLICATO:

Il lavoro condotto dall’Osservatorio europeo di giornalismo (Ejo), si è basato su un’analisi comparativa delle notizie e dei commenti di due giornali cartacei e due testate native digitali in ciascun Paese durante gli stessi due giorni della settimana in un arco di tempo di quattro settimane fra gennaio e febbraio del 2018. I Paesi presi in esame sono Repubblica Ceca, Germania, Italia, Lettonia, Polonia, Romania, Spagna, Svizzera, Ucraina e Regno Unito. Per ragioni di uniformità, sono state esaminate solo le prime 15 pagine di ciascun giornale a stampa, in quanto queste riportano le storie più importanti e di alto profilo. Per i media digitali sono state selezionate le prime 20 storie in home page o le prime 5 per le sezioni dei siti relative alle hard news, escludendo quindi temi come salute, arte e lifestylecosì come le sezioni di sport.

La professoressa Suzanne Franks, che dirige il Dipartimento di giornalismo alla City University di Londra ed è autrice di numerosi e significativi studi sulle donne nel giornalismo, ha affermato che l’analisi mette in luce radicate disuguaglianze nel giornalismo.

“È ottimo avere a disposizione un’analisi così vasta e onnicomprensiva che confronti le disparità di genere in così tanti Paesi”, ha dichiarato Franks a questo proposito, “a non andare bene è invece la persistenza delle stesse discriminazioni fra chi viene pubblicato e chi viene raffigurato nelle immagini. Speriamo che, sottolineando nuovamente queste discriminazioni nel settore, vedremo organizzarsi delle energie per un cambiamento”.

Susanne Klingner, una giornalista tedesca con oltre dieci anni di esperienza nel campo della parità di genere, che includono anche lo sviluppo di Plan W, una rivista di economia al femminile realizzata da Süddeutsche Zeitung, ha affermato di non essere sorpresa che la Germania si sia posizionata così male nei risultati dello studio:

In ogni studio Oecd la Germania è in fondo alla classifica sulla parità di genere”, ha dichiarato all’Ejo, “e vorrei poter dire che questa mancanza ha a che fare con la selezione dei media d’informazione, dato che non figurano giornali progressisti come Sz o Die Zeit nello studio, ma temo che non sarebbe cambiato molto”. Klingner ha detto che migliorare la parità di genere non è ancora un imperativo commerciale in Germania, nonostante i tentativi individuali di alcuni giornali, come Die Zeit, volti a mitigare le differenze tra la presenza maschile e quella femminile negli staff. “Il 95% dei giornali tedeschi è diretto da uomini”, ha ricordato a questo proposito Klingner.

L’ho visto succedere molte volte”, continua Klingner, “giovani che iniziano a lavorare in un’organizzazione mediatica e non vengono giudicati per le loro performance ma in base alle preferenze, mentre i redattori maschi, per lo più anziani e bianchi (un’altra carenza di diversità in Germania), si sentono più vicini ai redattori giovani, maschi e bianchi. Rivedono se stessi agli inizi e li appoggiano di conseguenza. Molte giovani donne passano inosservate e non importa quanto talento abbiano. Semplicemente non hanno lo stesso numero di sostenitori nell’azienda. Nel momento in cui ci saranno abbastanza donne ai ruoli di comando questo cambierà. I media d’informazione stanno fallendo perché credono che essere progressisti significhi solo dare notizie in modo progressista, non necessariamente essere un’azienda progressista. Nelle aziende conservatrici, invece, semplicemente non importa”. “Dovrebbero, invece, mettere in discussione la loro stessa mentalità”, ha aggiunto Klingner.


EJO E I RISULTATI A LIVELLO NAZIONALE

1) Repubblica Ceca 🇨🇿
I quotidiani nazionali cechi e i principali siti di news sono ampiamente a maggioranza maschile, ma con un’importante eccezione. Nel complesso, i giornalisti uomini costituiscono il 41% di tutte le firme riscontrate, contro un 19% delle giornaliste. Questa differenza è ancora più pronunciata nei contenuti economici (80% uomini) e negli articoli di opinione (90% uomini). Ciò avviene a dispetto del fatto che siano più le donne che gli uomini ad accedere ai corsi di giornalismo universitari: negli ultimi cinque anni, alla Charles University di Praga, ad esempio, dove ha sede uno dei quattro programmi universitari di giornalismo in Repubblica Ceca, ci sono state più iscrizioni femminili che maschili. In questo anno accademico, in particolare, 217 donne e 168 uomini sono iscritti al programma di giornalismo.

Solo un noto sito di news, Seznamzpravy.cz, è in controtendenza. Il sito, lanciato nel 2016, presenta più articoli scritti da donne durante il periodo preso in esame (53% di articoli femminili contro il 40% di articoli maschili). In uno dei giorni considerati, in particolare, Seznamzpravy ha potuto vantare 12 firme femminili contro 5 maschili. Per avere un paragone immediato, lo stesso giorno, Aktuálně, un altro sito d’informazione, ha pubblicato 2 firme femminili e 12 maschili; MF DNES, un giornale nazionale di centro, ne ha pubblicate 5 femminili e 12 maschili; Pravo, un quotidiano nazionale considerato di sinistra, 3 femminili e addirittura 26 maschili. Per quanto riguarda le fotografie utilizzate dalle testate, invece, quelle di uomini erano complessivamente tre volte di più di quelle di donne e in genere le immagini mostravano donne impegnate in attività quotidiane, mentre gli uomini venivano ritratti nel loro ruolo di politici o esperti.

La frequente iper-rappresentazione nelle immagini dei politici uomini potrebbe essere la conseguenza della bassa rappresentanza delle donne nella politica ceca (solo il 22% dei deputati cechi sono donne). In alcuni giorni, su alcune testate, c’erano 10 foto di uomini e nessuna di donne. In altre occasioni, invece, le principali foto selezionate di donne ritraevano donne seminude del carnevale di Rio.


2) Germania 🇩🇪
L’informazione in Germania è decisamente un affare da uomini. Nel complesso, prendendo tutte le quattro testate esaminate, il 58% degli articoli analizzati era firmato da uomini e solo il 26% da donne, mentre il 43% delle fotografie pubblicate ritrae uomini, con solo un 22% di fotografie di donne. Questo in un Paese dove il Cancelliere in carica è una donna, e un’altra donna è appena stata eletta leader dei Socialdemocratici. Sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung, un giornale conservatore dove lavorano più uomini e con un basso ricambio di personale, ben l’81% degli articoli era scritto da giornalisti uomini, e solo il 13% da donne. La maggior parte dei pezzi di economia e politica riportava una firma maschile, con poche eccezioni; le firme femminili si limitavano per lo più ai pezzi di arte e cultura. La situazione delle fotografie era molto simile: il 38% ritraeva solo uomini, in confronto a un 14% di foto di donne.

Su Bild, il maggiore tabloid (conservatore) del Paese, la distribuzione delle firme era leggermente più equa, ma comunque evidentemente pendente verso gli uomini (39% di firme maschili contro il 14% di firme femminili), sebbene le sue foto di donne apparissero per la maggior parte in contesti sessualizzati, come donne in bikini o fidanzate e mogli di atleti e attori famosi.
Bento, un sito di news che si rivolge a un pubblico giovane e liberal, e che spesso si occupa di argomenti di genere, o relativi ai diritti delle donne e al razzismo, è quello con i risultati migliori. Le sue firme femminili rappresentavano infatti il 38% delle sue storie, contro un 58% di firme maschili. Le fotografie di donne rappresentavano il 27% del totale, quelle di uomini il 36%.
Il secondo sito esaminato, T-online, non ha fatto invece così bene: le sue firme femminili erano solo il 5% del totale, mentre quelle degli uomini il 27%. Le sue fotografie ritraevano per il 46% uomini e per il 23% donne. Il resto dei contenuti era dato da materiale anonimo o d’agenzia.


3) Italia 🇮🇹
I dati italiani mostrano una vasta maggioranza di autori uomini e fotografie maschili in tutto il campione. In ognuno dei giorni analizzati, tutte le quattro testate pubblicano più autori uomini e foto maschili, sia online che sulla carta. Su un totale di 594 firme riscontrate, 373 (63%) erano maschili e 123 (21%) femminili, mentre le rimanenti 98 erano divise fra “altro” e “agenzie”. Per quanto riguarda le foto, il 42% ritrae uomini, e solo il 12% donne. Solo il 4% delle fotografie su La Repubblica era di sole donne, mentre il 33% di uomini. Il 68% delle sue firme era maschile e il 28% femminile. A influire, probabilmente, la stragrande maggioranza di notizie di politica nazionale, un settore ancora a maggioranza maschile e la campagna elettorale nazionale, i cui candidati più in vista erano tutti uomini.

L’altro giornale analizzato, il Corriere della Sera, non ha fatto molto meglio: le firme erano per il 74% maschili contro un 23% di femminili e le fotografie erano per il 43% di uomini e per il 16% di donne. Le due testate digitali, Linkiesta.it e HuffPost.it si posizionano altrettanto male. I pezzi del primo erano firmati nel 67% dei casi da uomini e nel 15% da donne, mentre le firme dell’HuffPosterano per il 35% maschili e per il 16% femminili. Anche il rispettivo uso delle fotografie era evidentemente orientato al maschile: 46% contro 13% e 42% contro 11%. Le restanti percentuali sono da attribuire a immagini neutre o recanti un uomo e una donna.




Per quanto riguarda le edizioni cartacee sono state analizzate le prime 15 pagine di Corriere della Sera e Repubblica nei giorni in cui è stata condotta l’analisi. Per Linkiesta.it e l’edizione italiana dell’HuffPost, invece, sono stati analizzati i primi 5 articoli disponibili alle 14 e 30 di ogni giorno di analisi nelle sezioni “Economia”, “Politica”, “Italia”, “Esteri” per la prima e “Politica”, “Economia”, “Esteri” e “Cittadini” per la seconda. Per ragioni tecniche, due giorni dell’analisi dell’HuffPost non sono stati inclusi nel campione, l’analisi è quindi da considerarsi condotta su una base dati più ristretta.


4) Lettonia 🇱🇻
Il giornalismo in Lettonia è sempre stato un settore storicamente con una maggioranza di professioniste donne. Nonostante questo, solo il 13% di tutte le firme delle quattro testate analizzate – Latvijas AvizeSegodnaDelfiTvnet – apparteneva a donne, mentre il 32% degli articoli era firmato da uomini. Un numero considerevole di articoli (54%) non dava un’idea chiara su chi li avesse scritti, poiché il 30% dei pezzi non era firmato o era attribuito ad agenzie nazionali o internazionali (24%). Meno del 10% delle immagini ritraeva invece solo donne, in confronto a un 44% che ritraeva solo uomini.

Un buon 85% dei pezzi su Segodna, un giornale in stile tabloid in lingua russa, era di uomini, e solo il 14% di donne. Latvijas Avize, un quotidiano di qualità, ha fatto meglio, con un 34% di articoli maschili contro un 18% di femminili. Le testate online erano più equilibrate: Delfi, la fonte di news online più popolare del Paese, ha mostrato un raro favore nei confronti delle donne, con appena il 6% di pezzi scritti da uomini e il 19% scritti da donne (la maggior parte dei contributi era di agenzia, il 33% delle storie del sito). Il secondo sito d’informazione, Tvnet, a sua volta più in stile tabloid, presentava pochi articoli firmati. Tutte le testate avevano una forte tendenza a pubblicare fotografie di uomini, e nessuna aveva più dell’11% di foto di donne.


5) Polonia 🇵🇱
La maggior parte dei contenuti d’informazione pubblicati dalle testate polacche analizzate erano realizzati da uomini (37%), contro un 24% creato da donne. È interessante notare come il numero di articoli anonimi (il 35% del totale) superasse quello degli articoli scritti da giornaliste donne. La migliore testata in termini di parità di genere era il sito Wp.pl: il 40% dei suoi pezzi era scritto da donne e il 58% da uomini. Al secondo posto c’era il quotidiano Gazeta Wyborcza, con il 55% dei contenuti creati da uomini e il 33% da donne. Questo, tuttavia, sarà probabilmente appreso con delusione, poiché si tratta dell’unico giornale di sinistra apertamente pro parità di genere in Polonia. Negli otto giorni di ricerca solo in uno il numero delle storie scritte da donne ha superato quello degli articoli scritti da uomini (10 a 8).

L’altro sito, Onet, non ha avuto un buon punteggio. Nel complesso gli articoli femminili rappresentavano solo il 16% del totale, mentre quelli maschili il 27%, con una maggioranza (56%) di contenuti di agenzia o altri media, non firmati. Fakt, il tabloid con la maggior diffusione fra tutti i quotidiani, ha mostrato un approccio più bilanciato, con un 10% di storie scritte da uomini e un 9% scritte da donne. Tuttavia l’80% dei suoi contenuti era anonimo o d’agenzia. Non c’è stato un solo giorno durante la ricerca nel quale il numero delle foto che ritraevano donne abbia superato quello delle foto di uomini. Nel complesso, il 39% delle foto ritraeva solo uomini, e solo il 14% esclusivamente donne. In un paio di occasioni persino le storie che riguardavano palesemente delle donne (per esempio interviste con membri femminili del parlamento) erano illustrate con foto che ritraevano esclusivamente gli uomini citati nell’articolo.

6) Portogallo 🇵🇹
II Portogallo rappresenta una rara eccezione fra i media europei: le firme femminili sulle testate analizzate erano pari al 30%, quelle maschili ferme al 20%. La supremazia femminile era anche più evidente nei media a stampa, sui quali le donne hanno scritto il 37% delle notizie, mentre gli uomini solo il 18%. I contenuti d’agenzia erano la maggioranza sulle testate online, specialmente su Notícias ao Minuto, dove almeno la metà delle notizie provenivano dalle agenzie. In questo caso, i pezzi di uomini e donne erano più bilanciati (rispettivamente 22% e 24%).

Non è chiaro come mai il Portogallo, fra tutti i Paesi analizzati, mostri una tendenza a favorire le donne. Un recente sondaggio mostra che il 52% dei giornalisti portoghesi sono uomini, e il 48% donne. Lo stesso studio ha rivelato che i giornalisti uomini tendono a essere pagati più delle donne, lasciando molte più donne che uomini insoddisfatte del proprio stipendio (il 37% delle giornaliste afferma di essere “molto insoddisfatto”, mentre il 30% degli uomini dice lo stesso). Queste disparità salariali permangono a dispetto del fatto che il 54% delle giornaliste in Portogallo abbia una laurea, mentre lo stesso vale per il 34% degli uomini. Il fatto che ci siano più firme femminili potrebbe suggerire che gli uomini si trovino a livelli gerarchici più elevati, nei ruoli di direzione o redazione o altro, e che quindi scrivano meno storie o nessuna. Questa teoria è stata avanzata la prima volta in un panel organizzato in occasione dell’ultimo congresso annuale dei giornalisti portoghesi, che si è tenuto a Lisbona, al quale hanno partecipato i direttori delle principali testate. Solo 2 de 19 oratori erano donne.


7) Romania 🇷🇴

Hotnews.ro, uno dei più popolari siti di news romeni, si è mostrato in controtendenza rispetto al Paese e al resto d’Europa (a eccezione del Portogallo) mostrando una chiara predisposizione nei confronti delle giornaliste. Il 57% dei suoi articoli riportava una firma femminile, il 43% una maschile.

Anche il giornale di qualità Adevarul se l’è cavata bene, con un 44% di articoli maschili e un 38% di articoli femminili. Tutti gli articoli della sezione esteri erano stati scritti da donne durante i giorni dello studio, sebbene le storie di prima pagina (anche sull’altro quotidiano analizzato, Libertatea) tendessero a essere scritte da uomini. Si è anche notato che gli articoli scritti da donne su Hotnews e Adevarul erano in genere più corti di quelli scritti dai giornalisti uomini. Nonostante le altre testate presentassero risultati più a favore degli uomini (il peggiore era il secondo sito preso in esame, stiripesurse.ro, che aveva l’ 83% di firme maschili e solo il 17% di firme femminili), il panorama complessivo dei mezzi d’informazione romeni in termini di firme era 54% maschili contro 36% femminili.

In termini di uso delle immagini, tutte le testate utilizzavano molte più fotografie di soli uomini, invece che di donne. Nel complesso il 45% delle foto pubblicate ritraeva solo uomini, mentre il 16% era di sole donne.


8) Spagna 🇪🇸

Gli uomini controllano lo scenario mediatico spagnolo, sebbene più della metà dei giornalisti del Paese siano donne. Complessivamente il 39% degli articoli analizzati era firmato da uomini, in confronto a un 21% firmato da donne. Durante esaminati, in una o più delle testate analizzate, più dell’80% degli articoli era scritto da uomini.

Anche l’uso delle foto era sbilanciato, con un 45% raffigurante solo uomini, a fronte di un 21% raffigurante donne. Nelle edizioni a stampa dei giornali El Mundo ed El País, era evidente una chiara differenza nella misura delle foto: quando erano ritratti politici donna (per esempio la vice presidente Saenz de Santamaría o Angela Merkel) le foto tendevano a essere più piccole rispetto a quelle in cui figuravano politici uomini.

El País era il più sbilanciato in termini di firme (65% maschili contro 28% femminili), mentre la versione spagnola dell’HuffPost era il migliore (13% maschili contro 8% femminili). HuffPost si è anche distinto per l’alto numero di articoli scritti da team misti.

9) Svizzera 🇨🇭

Ai fini dello studio sono stati presi in analisi due testate in lingua tedesca (il quotidiano di qualità Neue Zürcher Zeitung e la piattaforma d’informazione Watson) e due in lingua francese (il giornale Le Temps e il sito di news dell’emittente pubblica, RTS Info).

Come nella maggior parte dei Paesi europei, i media svizzeri sono prevalentemente a maggioranza maschile: le firme maschili costituivano il 38% del totale degli articoli, seguite dai pezzi d’agenzia (27%), mentre le giornaliste donne ne avevano scritti solo il 16%. C’erano ridotte differenze fra le testate tedesche e francesi (28% di firme maschili contro il 15% di femminili nei media francofoni e il 39% contro il 14% in quelli di lingua tedesca), ma non in termini di utilizzo delle foto, dove la differenza con i media germanofoni era ancor meno marcata. Le piattaforme di news digitali avevano un minor grado di iniquità nelle firme (maschili 19%, femminili 11%) rispetto ai quotidiani, nei quali quasi la metà degli articoli (48%) erano scritti da uomini, mentre le donne avevano contribuito al 18% degli articoli.

La carente rappresentazione delle donne nella produzione di articoli è rispecchiata anche nell’aspetto visivo dei contenuti: complessivamente, solo l’11% delle immagini mostrava esclusivamente donne, mentre gli uomini erano i soggetti del 42% delle foto. Il rimanente 47% delle immagini mostrava entrambi i generi o nessuno dei due. Guardando ai due tipi di media separatamente, i media online non si allontanano molto dai risultati generali, poiché solo una piccola parte delle immagini ritraeva delle donne (10%), mentre la maggior parte rappresentava entrambi o nessuno dei sessi (53%) o solo uomini (37%). Nei quotidiani cartacei più della metà delle immagini mostrava uomini (55%), mentre il 32% ritraeva entrambi o nessun genere, e le donne erano leggermente più rappresentate, ma comunque con bassa frequenza (13%).


10) Regno Unito 🇬🇧

In UK sono state analizzate quattro testate, due cartacee: The Daily Telegraph, un giornale di qualità, The Sun, un popolare tabloid, e due siti nativi digitali, l’edizione britannica di Buzzfeed e l’International Business Times. Delle edizioni a stampa prese in esame, The Sun era a netta maggioranza di uomini (40%) – le donne avevano scritto il 12% degli articoli durante il periodo analizzato. Questo si rifletteva nei contenuti, come mostrano le fotografie utilizzate. Se c’era una quota relativamente alta di donne rappresentate da sole nelle immagini, esse erano però ritratte per lo più vestite in modo provocante o, a volte, biasimate per essersi mostrate senza trucco. The Sun è conosciuto per le sue immagini di donne su Page 3.

The Telegraph aveva un maggior numero di firme femminili (33.5%) rispetto a quelle maschili 28%. Esso è anche sembrato, durante il periodo di studio, prendere una posizione molto forte sull’eguaglianza, e le sue giornaliste hanno criticato la BBC per le sue disparità salariali fra i diversi generi, una storia esplosa a febbraio. Tuttavia il 28 marzo, poche settimane dopo la conclusione dell’analisi dei contenuti da parte dell’EJO, The Telegraph ha rivelato che la disparità nella propria redazione era la più alta fra tutti gli editori o emittenti britannici. Le donne impiegate al Telegraph Media Group (TMG) vengono pagate in media il 35% in meno rispetto agli uomini: la disparità salariale più marcata fra tutti gli editori o emittenti britannici che a oggi i dati ufficiali riportino.

Nick Hugh, direttore esecutivo del Telegraph Media Group, ha recentemente affermato che la disparità salariale era inaccettabile e si è impegnato ad eliminarla entro il 2025. Hugh ha detto che l’editore avrebbe introdotto una selezione di entrambi i generi 50:50 per tutte le posizioni vacanti e avrebbe fatto di più per promuovere le donne alle posizioni di più alto profilo. “Ci stiamo muovendo nella giusta direzione, ma abbiamo ancora molto da fare”, ha detto Hugh in una dichiarazione sul sito della compagnia. “Ad aprile 2017 il nostro report su generi e salari mostra una disparità salariale media inaccettabile fra uomini e donne. La causa principale è stata la mancanza di una rappresentanza femminile ai livelli più alti, un problema a cui abbiamo già cominciato a dedicarci”.

Secondo UCAS, il corpo di ammissione universitaria britannico, fra il 2007 e il 2014, più donne che uomini hanno frequentato scuole di giornalismo a tempo pieno. Gli stessi dati UCAS rivelano che, nonostante la maggior parte delle richieste di iscrizione ai corsi di giornalismo provenga da donne, gli uomini hanno più probabilità di essere ammessi.

Sebbene ci sia una quota di donne relativamente alta nella categoria (il 45% dei giornalisti britannici sono di sesso femminile) uno studio del Reuters Institute/Worlds of Journalism del 2016 condotto su 700 giornalisti britannici ha concluso che le giornaliste donne sono “meno remunerate degli uomini e sono sottorappresentate nelle posizioni di alto profilo”. Questo report ha anche rilevato che le giornaliste hanno più probabilità rispetto agli uomini di essere ai gradini più bassi della scala salariale.


11) Ucraina 🇺🇦

Le giornaliste qui godono di una maggiore eguaglianza in termini di firme, soprattutto nei media a stampa. Dei due giornali analizzati, uno ha mostrato più firme femminili che maschili, mentre nell’altro le quote erano eque. Su Segodnya, un quotidiano per il mercato di massa, le quote erano 51% contro 40% a favore degli uomini, mentre ciascuno dei due sessi aveva una quota di firme del 37% su Den, un giornale di qualità.

Il risultato è stato differente per i due siti d’informazione analizzati (entrambi nativi digitali, fra i più visitati in Ucraina). Tutti e due presentavano una maggioranza di pezzi maschili: le quote di Censor, un sito di informazione classificabile come patriottico nel contesto della guerra erano 24% contro 13%, e quelle di Obozrevatel, un sito che si occupa sia di tematiche sociopolitiche che di argomenti da tabloid, 29% contro 10%. Questo ha comportato uno scenario complessivo leggermente in favore degli uomini, che avevano firmato il 33% degli articoli, mentre le donne ne avevano firmati il 28%.

Questi risultati devono essere contestualizzati. In genere i media online ucraini non riportano la firma degli autori sui pezzi poiché una parte considerevole dei contenuti è semplicemente riscritta a partire da altre fonti (siti di news, agenzie, ecc.). I contenuti esclusivi offerti dalla testata tendono invece a essere pubblicati col logo della stessa, al posto dei nomi dei giornalisti che l’hanno creato. Questo potrebbe alterare il quadro.

Nell’utilizzo delle immagini la situazione era ancora maschio-centrica. Complessivamente il 49% delle foto erano di soli uomini, contro un 10% di sole donne. Come con le firme, le testate cartacee se la cavavano meglio dei loro rivali online. Mentre il 15% delle fotografie su Den e il 17% su Segodnya ritraevano donne, solo rispettivamente il 7 e 6%, di quelle usate su Censor e Obozrevatel, facevano altrettanto. Questa tendenza può essere parzialmente spiegata tenendo conto che la maggior parte delle storie era in genere dedicata a personaggi maschili (politici, uomini d’affari, soldati, ecc.), mentre i personaggi femminili erano meno frequenti e meno in vista. Questi risultati riflettono la situazione generale del Paese, dove le donne sono ancora ampiamente sottorappresentate in politica (solo il 12% dei deputati sono donne, che è la più alta percentuale di donne in parlamento dal raggiungimento dell’indipendenza nel 1991).

 

Traduzione dall’inglese a cura di Giulia Quarta. Consulenza editoriale per la versione italiana a cura di Elisa Mariani.

 

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