Messina. Smascherato il logopedista che maltrattava i suoi piccoli pazienti, denunciato e sospeso





 

 

 

Messina – Non solo piccoli bambini, ma bambini affetti da patologie gravissime patologiche cognitive (fra cui autismo e sindrome di down) erano le vittime del logopedista, bambini che difficlmente potevano raccontare ai propri genitori leviolenze subite. La Polizia di Stato a Milazzo (Messina) è riuscita a mettere fine ai continui maltrattamenti che il logopedista riservava ai suoi piccoli pazienti.




Il provvedimento della sospensione dal pubblico servizio è arrivato dopo che sono state documentate le violenze nei confronti dei bambini che il terapista aveva in cura. L’indagine è iniziata dopo che alcuni genitori, avendo notato alcune anomalie nei comportamenti dei figli, soprattutto quando li portavano in terapia presso la struttura pubblica, si sono rivolti alla Polizia di Stato. In alcuni casi, i bambini avevano manifestato un atteggiamento di assoluto rifiuto ad effettuare le terapie con l’indagato, chiudendosi in un mutismo anomalo che aveva destato nei genitori una comprensibile preoccupazione.

LE INTERCETTAZIONI AMBIENTALI PERMETTONO DI ACCERTARE LE VIOLENZE E L’ASSOLUTA MANCANZA DI ATTIVITA’ TERAPEUTICA

La Polizia di Stato spiega: “L’attività investigativa, condotta anche con intercettazioni ambientali, consentiva di appurare che i malesseri dei piccoli pazienti e le preoccupazioni dei loro genitori non erano affatto privi di fondamento, tant’è che l’indagato veniva ritenuto responsabile di condotte particolarmente odiose e brutali nei confronti dei piccoli assistiti, affetti da gravissime patologie cognitive (fra cui autismo e sindrome di down), e dunque incapaci di reagire.

Gli investigatori hanno documentato con dei video la condotta del terapista: schiaffi, strattoni, abbandono a sé stessi dei pazienti, disinteresse nei loro confronti ed assenza di terapia. 

Comportamenti posti in essere con regolarità che evidenziavano una totale assenza di professionalità e la esclusiva dedizione alle proprie faccende personali, durante l’ora in cui avrebbe dovuto invece praticare la necessaria terapia.

L’indagato, nel corso delle sedute, era solito guardare costantemente il proprio cellulare, scattandosi anche delle foto, confezionarsi delle sigarette, guardare video su siti e social network, disinteressandosi totalmente dei pazienti“.

 

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