Roma. Raggi: “Su via Curtatone c’è ipocrisia”





 

 

di Cinzia Marchegiani

Roma – Parla Virginia Raggi, Sindaco di Roma sul caso di via Curtatone, molti l’hanno accusata di non aver gestito bene questa situazione. A Via Curtatone esisteva uno stato nello stato e qualcuno forse non ha voluto che la stessa amministrazione mettesse piede per poi verificare se l’illegalità gestiva vite e  l’intero palazzo. Così la Raggi non ci sta e si toglie qualche sassolino

“In Italia l’accoglienza è ormai una vera e propria emergenza ma, piuttosto che affrontare la questione, stiamo assistendo a un vergognoso scaricabarile.
C’è chi si indigna ma poi volta la faccia dall’altra parte. C’è ipocrisia. Mi riferisco allo sgombero di via Curtatone a Roma. Un edificio occupato abusivamente e sottratto ad un gruppo di imprenditori. Mi riferisco a centinaia di uomini, donne e bambini finiti in strada senza un tetto. Questa è la conseguenza di anni di disinteresse, è il segno dell’inadeguatezza della attuale politica sull’immigrazione e sull’accoglienza.

Il Comune di Roma ha compiuto fino in fondo il proprio dovere, attenendosi alla legge e offrendo un’alternativa alloggiativa a coloro che tra gli occupanti dello stabile ne hanno diritto: madri con bambini, anziani, disabili, tutti quelli che vengono definiti soggetti con fragilità. Nei mesi scorsi abbiamo provato a fare un censimento per capire chi avesse diritto a ricevere assistenza ma agli operatori del Comune di Roma è stato impedito più volte di entrare nel palazzo dagli stessi occupanti. La Prefettura nei dati che ci ha comunicato il giorno dello sgombero non ha citato la presenza di 37 bambini.

Siamo stati avvisati dello sgombero a poco più di 12 ore dall’inizio. Abbiamo messo in campo tutte le nostre forze, offrendo accoglienza mediante la Sala Operativa Sociale (SOS). Un dovere che non tutti hanno compiuto.
Mi riferisco senza mezzi termini alla Regione che ha disatteso il decreto legge Minniti che la chiama direttamente in causa. Ma mi riferisco anche all’assenza di adeguate politiche nazionali. Tra le persone che occupavano lo stabile di via Curtatone erano presenti anche rifugiati politici che possono accedere al cosiddetto sistema Sprar che offre accoglienza per un massimo di sei mesi, in alcuni casi rinnovabili una volta, e punta sull’integrazione attraverso percorsi di inserimento lavorativo e inclusione sociale sul presupposto che in questo lasso di tempo tali persone diventino autonome.




Tuttavia, la realtà dei fatti dimostra in modo inequivocabile che, almeno nella stragrande maggioranza dei casi, questo non avviene e così, allo scadere di questo periodo, queste persone vengono di fatto abbandonate a sé stesse. Uscite dal sistema Sprar, quindi, o trovano una sistemazione o, come in questo caso, occupano stabili. Ricordo che si tratta di un percorso di accoglienza che a volte, come in questo caso, viene rifiutato da alcune persone. Nel tempo l’amministrazione di Roma Capitale, che ha 46 centri Sprar, ha cercato soluzioni e, attraverso propri fondi, fornisce assistenza alle fragilità.
Ho anche attivato gare per il reperimento di immobili, ma sono andate deserte perché nessuno ha messo a disposizione le proprie strutture per i migranti. Anche gli occupanti abusivi dello stabile di via Curtatone hanno già usufruito del percorso Sprar. Sono stati abbandonati da quattro anni. E, di conseguenza, il Comune se ne fa carico anche dal punto di vista economico attraverso le tasse dei cittadini. Si tratta di persone che, pur volendo, non possono lasciare l’Italia e raggiungere gli altri Paesi europei in quando il Trattato di Dublino, sottoscritto sempre dal Governo, li obbliga a risiedere nel Paese di prima accoglienza, ovvero l’Italia.

Questo è assistenzialismo forzato. Insomma queste persone sono costrette a vivere in Italia e i Comuni a farsene carico. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa l’Anci. Chiediamo quindi che, con grande senso di responsabilità, il Governo prenda atto che il sistema Sprar, a causa di numerosi fattori, sta collassando e deve quindi essere riformato.

L’assenza di una politica nazionale seria (o come ci ricordano le cronache una gestione dettata non poche volte da interessi affaristici) crea soltanto guerre tra poveri che contrappongono gli stranieri agli italiani.
Non dobbiamo creare polveriere delle quali si avvantaggiano solo esponenti estremisti che vedono nelle ruspe le soluzioni a tutti i problemi. Dobbiamo risolvere queste emergenze. E’ bene sapere che a Roma ci sono un centinaio di stabili occupati abusivamente che – è inutile nasconderlo – attirano l’attenzione della criminalità e di alcune frange estremiste dei movimenti per la casa. Negli scorsi anni l’accoglienza dei migranti è finita nel mirino di Mafia Capitale come testimoniano le inchieste e le condanne. Significa che dobbiamo intervenire per ristabilire la legalità. Non servono solo più fondi, ma un vero e coraggioso cambio di visione.

Noi di FreedomPress abbiamo chiesto qualcosa di più, che il Garante possa indagare sui minori che in questo palazzo dell’illegalità vivevano ma non venivano censiti dai loro tutori nonostante l’amministrazione avesse provato più volte a avere i nominativi per poi dare accoglienza a questi casi di fragilità e poi scoprire che solo dopo lo sgombero che di questi minori ce ne erano 37 di minori non censiti. Minori con genitori? Chi ha consigliato ai rifugiati di opporsi al censimento? Domande che devono avere risposte, perché occorre sincerarsi che lì dentro i minori non sia al centro di un nuovo scandalo.

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