COVID-19. Asintomatici con anticorpi. Gli immunologi del CNR: “Studiarli per capire la loro resistenza al virus”





 

Inchieste Freedom

 

di Cinzia Marchegiani

Del coronavirus SARS-CoV-2 si sa ancora poco e, di fatto, acquisiamo le informazioni  giorno per giorno: da quanto apparso in alcuni articoli (Science. 2020 Mar 16. pii: eabb3221. doi: 10.1126/science.abb3221) e dai dati che stanno emergendo dallo studio epidemiologico di Vo’ Euganeo, le persone che hanno contratto il virus e non presentano sintomi “misurabili” (febbre, tosse, difficoltà respiratorie) sono in numero elevatissimo.

Gli immunologi del CNR affrontano questo nodo cruciale dell’epidemia COVID-19: “Non avendo alcun sintomo, tali soggetti sono purtroppo inconsapevoli diffusori del virus: ciò significa che l’infezione si propaga molto più efficientemente ed è quindi più difficile da contenere. SARS-CoV-2 ha già provocato un numero di casi cinque volte superiore e in un quarto del tempo impiegato dal virus della SARS-CoV (Nature. 2020 Mar 19 doi:doi: 10.1038/d41586-020-00758-2): la strategia #iorestoacasa è, quindi, estremamente utile nel ridurre drasticamente la possibilità che gli asintomatici creino insospettati focolai di contagio”.

In tempi davvero non sospetti il Dottor Girolamo Giannotta con una inchiesta pubblicata su FreedomPress.it aveva fatto emergere queste evidenze scientifiche e solo ora diventate lapallissiane. Se il governo e gli stessi dirigenti dell’OMS avessero acquisito questo contributo, frutto di analisi cliniche edotte sui malati cinesi, forse oggi, dopo un mese dalla sua pubblicazione, avremmo potuto approfondire e fare molto di più per contrastare la diffusione di questo virus, ma soprattutto avremmo potuto attuare direttive e linee guida per redigere diagnosi precoci e arginato tanti ricoveri in terapie intensive. Di fatto ridurre quei casi che arrivano in fase troppo avanzata in terapia intensiva.

LEGGI QUI: data Inchiesta/Articolo 23 febbraio 2020

Infezione da Covid-19. Misure estreme ma poca analisi della clinica. Dr. Giannotta: “Diagnosi sempre tardive”

TEST E TAMPONI, GLI SCIENZIATI DEL CNR SPIEGANO LA LORO INCERTEZZA ALEATORIA: Gli immunologi del CNR spiegano il limite dei test:

Con il test del tampone attualmente utilizzato si preleva del materiale biologico dal naso e dalla gola che poi viene utilizzato per amplificare le sequenze specifiche del virus se è presente. Il risultato di positività non ci dà, però, nessuna informazione sulla risposta immunitaria della persona analizzata. E’ la fotografia di un momento: un negativo di oggi potrebbe diventare positivo domani. Il tampone è, quindi, utile per avere informazioni immediate, ma non è sufficiente per identificare focolai nascosti, e non ci aiuta a comprendere il fenomeno degli asintomatici che sembra essere responsabile dell’enorme diffusione del virus, ma che potrebbe anche essere la nostra speranza per il futuro di ottenere rapidamente un’immunità di gregge”.

Gli immunologi del CNR (Cnr Immunology Network): Luisa Bracci Laudiero (Istituto di farmacologia traslazionale del Cnr), Diana Boraschi (Istituto di biochimica e biologia cellulare del Cnr), Maria Rosaria Coscia (Istituto di biochimica e biologia cellulare del Cnr) interrogano e rispondono:

Le domande chiave a cui occorre rispondere in tempi brevi sono:




  • Gli asintomatici sviluppano immunoglobuline contro il virus?
  • Hanno attivato delle risposte immunitarie aumentando i livelli di IgM?
  • Ma soprattutto sviluppano memoria immunitaria aumentando le IgG specifiche per il virus?” 

“Cercando di semplificare al massimo, quando il nostro organismo viene a contatto con un virus si attiva una risposta immunitaria complessa, che coinvolge immediatamente le cellule dell’immunità innata (Natural Killer, monociti, granulociti) e poi le cellule dell’immunità adattativa (linfociti T e B) e che consente all’organismo di avere la meglio sull’infezione virale. Durante la risposta adattativa si attivano le cellule B che producono inizialmente, nella fase acuta, anticorpi chiamati IgM che riconoscono il virus e lo neutralizzarlo inizialmente. La presenza di IgM specifiche per il virus nel sangue indica, quindi, che c’è un’infezione virale iniziale.

Le cellule B che producono IgM capaci di riconoscere il virus si differenziano in una fase successiva e iniziano a produrre IgG, anticorpi che riconoscono le proteine virali con elevatissima specificità e neutralizzano il virus. La produzione di IgG dura per molte settimane per poi diminuire ma non sparisce mai del tutto. Rimangono nel nostro organismo delle cellule B “della memoria” che sono in grado, nel caso si venga di nuovo a contatto con il virus, di attivare una risposta immediata proliferando e producendo di nuovo IgG altamente specifiche per il virus da combattere. Creare la memoria immunitaria è il principio alla base dei vaccini. Avere quindi una memoria immunitaria per SARS-CoV-2 consente quindi di essere protetti qualora si rincontri il virus. Avere tante persone intorno che sono resistenti al virus crea “ l’immunità di gregge“ per cui il virus non riesce a diffondersi nella popolazione, e così i pochi che non hanno sviluppato una memoria immunitaria non rischiano di incontrarlo e di infettarsi”.

GLI IMMUNOLOGI DEL CNR: “COORDINARE GLI SFORZI PER SVOLVEGERE ANALISI SIEROLOGICHE E STUDI DEI PAZIENTI ASINTOMATICI PER OTTENERE UNA STRATEGIA/TERAPIA IN GRADO DI CONTRASTARE LA DIFFUSIONE”

Gli immonologi del CNR invitano a fare uno studio sugli asintomatici:

È di assoluta importanza in questo momento coordinare gli sforzi di medici e ricercatori, e iniziare subito a svolgere analisi sierologiche e studi sulle caratteristiche immunologiche dei pazienti asintomatici, che secondo alcuni studi iniziali rappresentano il 75% dei contagiati e di cui noi non abbiamo traccia non avendo sviluppato sintomi clinici. La raccolta di dati sierologici e immunitari è essenziale per capire che percentuale della popolazione ha effettivamente sviluppato resistenza al virus, se esiste una resistenza legata all’età, e quali sono le basi immunologiche di tale resistenza. Queste informazioni sono fondamentali per definire le strategie future di contenimento del virus in attesa di avere un vaccino o strumenti farmacologici specifici per contrastarne la diffusione”.

 

Insomma, occorre attuare strategie diverse affinchè non solo la diffusione del virus sia contrastato efficacemente, ma capire come gli asintomatici che hanno sviluppato le cellule B “della memoria” possono dare un contributo alla scienza e alla ricerca per innescare le terapie adeguate per coloro che instaurano sintomatologia grave e devono essere presi in carico dalla sanità! Giannotta profetico, ma questo non serve a lenire quel senso di amarezza.

 

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