sabato, 11 Aprile 2026

Non c’è onore in una vittoria dove si chiede solo all’atleta Carini un segnale

 

di Cinzia Marchegiani

Alla fine la boxer Angela Carini dopo appena una frazione di secondi si è ritirata dal match con Imane Khelif. Un incontro di pugilato femminile alle Olimpiadi 2024 che lascia molte ombre sulle nuove regole ma soprattutto sui silenzi istituzionali imbarazzanti.

Soprattutto molti si chiedono chi non abbia tutelato l’atleta Carini

poichè in campo abbiamo visto solo comunicati stampa tesi a sollevare interrogativi senza risposte ufficiali. Nessuno ha avuto la forza e volontà di fermare una competizione impari sul piano della forza.

L’atleta italiana Angela Carini oggi si è presentata all’incontro in agenda contro Khelif Imane.

Ha fatto una scelta nonostante molti abbiano cercato di persuaderla, per dare un segnale a chi vorrebbe far disputare in competizioni femminili atleti che invero nei mondiali sono stati squalificati secondo criteri di ammissibilità poichè trovati in vantaggio competitivo contro le concorrenti donne.

La Carini subisce immediatamente un colpo al viso, c’è un momento dove si intuisce che qualcosa non va. La Carini si avvicina al ring e chiede di non affrontare il match. I giudici non hanno potuto che validare la sua scelta con il verdetto ufficiale, la Carini si inginocchia e comincia a piangere.

L’arbitro alza la mano dell’atleta Khelif mentre la Carini sente su di sé tutto il peso di una scelta criticata dal mondo intero da una parte e sostenuta da un’altra. Criticata addirittura anche dai giornalisti che facevano la telecronaca (questo sì che è coraggio!).

In lei sicuramente la necessità di salire sul ring per il padre che è morto. Lo spiega. Ma forse, dico forse Angela aspettava un segno tangibile sia da parte della Fedeazione Pugilistica Italiana, o dalla sua stessa società Fiamme Oro e poi ancora dal CONI che solo ieri,  con un comunicato “senza alcun preciso oggetto” chiedeva al COMITATO OLIMPICO INTERNAZINALE rispetto per i diritti e la salute degli atleti e atlete.

Eh sì cari lettori, Carini ha perso (secondo le regole scritte) questo match  e poi l’opportunità di continuare e mostrare le sue capacità in queste olimpiadi francesi. Ma a finire sotto la lente di ingrandimento sono le istituzioni e i comitati olimpici con i loro silenzi e/o con le  tardive richieste di garanzie.

Non c’è onore in una vittoria dove si chiedeva solo all’atleta Carini un segnale. Lei comunque l’ha dato. Forse con suo padre al suo fianco Angela sarebbe stata capace di un epilogo diverso. Ancora più audace. Ma lei su quel ring – come ha spiegato – ci doveva andare proprio per suo padre che non c’è più.

Va ricordato che solo ieri, il 31 luglio 2024 dopo che il Coni avviava una azione nei confronti del Comitato Olimpico Internazionale la stessa Federazione Pugilistica Italiana pubblicava questa nota:

“Sul caso Carini, con prudenza e responsabilità istituzionale, sto lasciando fare al Coni. L’interlocutore che deve parlare con il Cio è il Comitato Olimpico. So che il Coni ha già avanzato apposito quesito e siamo in attesa che risponda”.

Concludeva il Presidente D’Ambrosi riguardo il Match 8º 66 Kg #Paris2024 Carini vs Khelif in programma il 1º agosto:

L’atleta Carini non l’ho sentita ma non è preoccupata, deve fare il suo match e vedremo. La stampa, gli appassionati dovranno giudicare. E’ un caso particolare e credo che vada allineato al rispetto dei valori e delle regole della carta olimpica”.

E l’atleta Carini ve l’ha data la risposta. A TUTTI!

Nessuna presa di responsabilità delle autorità preposte? Ebbene. Questa competizione mostra falle gigantesche, e il dolore di una atleta che per ben quattro anni si è allenata per dimostrare soprattutto con orgoglio a suo padre quanto fosse in gamba (indipendentemente dall’esito). E ora per lui è salita su quel ring.

Ah sì…Dietro questo macht c’è molto. C’è una atleta che è stata catapultata in un cambiamento epocale di valori sociali e di inedite regole sportive. Proiettando esclusivamente su di lei azioni eclatanti. C’è una atleta schiacciata da sentimenti contrastanti e una responsabilità privata nel dover onorare una promessa. C’era anche molta rabbia, forse per quei silenzi che l’hanno messa su quel ring e chiesto di fare una  competizione spettacolo oltre misura che il vero sport non richiede. Lo chiedono altri!

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