lunedì, 13 Aprile 2026

Plasma iperimmune, un business? Cns e Civis replicano: “Il sangue umano non è fonte di profitto”

 

 

Donatore Plasma convalescente ASST Mantova

 

Tutti pazzi per il plasma iperimmune, eppure molti donatori ma anche molti italiani si chiedono se dietro questa meravigliosa opportunità di donare il plasma convalescente e di curare i malati di covid-19 in ospedale possa nascondere un profitto, in parole povere un vero business.

Si può mercificare su un dono? Si possono realizzare farmaci con un ritorno economico sul dono dei malati convalescenti?

In merito a quanto apparso in questi giorni sui mezzi d’informazione, il Centro Nazionale Sangue e il Civis, il coordinamento nazionale delle associazioni di volontariato (AVIS, CRI, FIDAS, FRATRES) rispondondono con un comunicato stampa e si rivolgono anche direttamente al dottor Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’ospedale romano Spallanzani:

“Il cosiddetto plasma iperimmune, cioè quello ottenuto da pazienti guariti dal Covid-19, che in queste settimane molti centri in Italia stanno utilizzando come terapia nell’ambito di sperimentazioni, viene gestito seguendo i princìpi etici fondanti del Sistema sangue nazionale secondo i quali la donazione di sangue è volontaria, periodica, responsabile, anonima e non remunerata. Il sangue umano non è una fonte di profitto e le terapie trasfusionali e i medicinali plasmaderivati prodotti grazie al plasma donato devono essere erogati in maniera equa, imparziale, omogenea e senza alcun costo per i pazienti.

Tutte le sperimentazioni in corso attualmente sul territorio nazionale con il plasma iperimmune non prevedono alcuna lavorazione esterna alla rete trasfusionale pubblica delle sacche di plasma donate, analogamente a quanto avviene per tutte le altre donazioni di sangue e emocomponenti.

“In Italia la donazione di plasma, che è una risorsa strategica, non viene remunerata – ricorda Giancarlo Maria Liumbruno, direttore generale del Cns – e durante tutti gli step della lavorazione nel nostro Paese la proprietà rimane esclusivamente delle Regioni: quindi in Italia non esiste remunerazione per alcun tipo di donazione e il plasma non viene mai venduto dalle Regioni alle aziende che lo frazionano, cioè che lo separano nei vari componenti che diventano poi dei farmaci (i medicinali plasmaderivati). Da noi si è sempre lavorato perché questa risorsa venga resa disponibile secondo criteri etici e improntati alla solidarietà”.

GIANPIETRO BRIOLA, PRESIDENTE AVIS NAZIONALE E PORTAVOCE PROTEMPORE DEL CIVIS: “LA TITOLARITÁ DEL PLASMA È PUBBLICA COME QUELLA DEI FARMACI CHE SE NE RICAVANO”

CIVIS da sempre difende il fondamentale ruolo dei donatori, senza cui non sarebbe possibile curare ogni giorno migliaia di pazienti che necessitano di trasfusioni o farmaci plasmaderivati – sottolinea Gianpietro Briola, presidente di AVIS Nazionale e portavoce protempore del Civis – Il loro è un gesto prezioso e un ruolo insostituibile per la collettività intera, riconosciuto e tutelato anche dalla legge italiana.

Essere un donatore associato significa essere una persona informata e preparata su quella che potremmo definire la filiera trasfusionale. Il donatore sa che il suo plasma viene raccolto in forma anonima e gratuita ed è a disposizione del Sistema Sanitario come bene pubblico.

In quest’ottica il coinvolgimento delle aziende farmaceutiche non si configura come un’appropriazione di un bene a fine di lucro: la titolarità del plasma è pubblica, così come è pubblica quella dei farmaci che se ne ricavano.

“La donazione del plasma etico – ha aggiunto Briola in una nota inviata a tutte le sedi AVIS – rappresenta un vero e proprio patrimonio nazionale che pone il nostro Paese ai primi posti in Europa per la quantità di materia inviata alle aziende farmaceutiche autorizzate alla lavorazione”.

PRESIDENTE BRIOLA RISPONDE AL DOTTOR GIUSEPPE IPPOLITO DIRETTORE SCIENTIFICO INMI SPALLANZANI: “IL SANGUE NON E’ VENDUTO E COMPRATO DALLO STATO, SI INFORMI MEGLIO!”

Il presidente Briola è poi voluto intervenire sulle dichiarazioni rilasciate martedì 26 maggio durante la trasmissione “Le Iene”, in onda su Italia 1, da parte del dottor Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’ospedale romano Spallanzani, secondo cui il sangue in Italia verrebbe, citandolo testualmente, ‘venduto e comprato più volte dallo stato:

“Vorrei rassicurarlo e invitarlo a informarsi adeguatamente, anche in virtù del suo ruolo – spiega Briola – perché in Italia la Legge consente solo la compensazione tra Regioni (gli emocomponenti vengono spostati da regioni eccedentarie verso regioni che sono in carenza, spesso per motivi legati alla epidemiologia delle malattie – vedi emoglobinopatie – che richiedono supporto trasfusionale cronico) a tariffe (che coprono esclusivamente i costi sostenuti per la raccolta e qualificazione biologica del sangue donato) stabilite con apposito decreto. Quindi una  reale disinformazione. Allo stesso modo voglio garantire e rassicurare i donatori, che ben conoscono il percorso trasfusionale sia per quanto riguarda il sangue che il plasma e i farmaci plasmaderivati, circa la certezza di salvaguardia etica del dono.

CONCLUDE BRIOLA:Un principio che, per nostra virtù, è e resterà sempre caposaldo del nostro sistema. Continueremo a spenderci e impegnarci per mantenere la donazione (un livello essenziale di assistenza come la terapia trasfusionale) e il suo prodotto, in forma etica e a disposizione di ogni cittadino e malato con l’obbiettivo di raggiungere l’autosufficienza di sangue e di farmaci da plasma di donatori periodici italiani”.

 

E speriamo che sia davvero così. Se il plasma immune dimostrerà efficacia sperimentale, diventi una pratica medica ospedaliera e non un trattamento su cui qualcuno possa trovare un nuovo business redditizio.

 

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