lunedì, 22 Luglio 2024

Calabria, sequestrato il parco eolico “Wind Farm” dal valore 350 milioni di euro. L’inchiesta Report determinante

Catanzaro (Calabria) – Ieri 3 marco 2017 sono stati sequestrati beni per un valore di circa 350 milioni di euro dai finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria – G.I.C.O. di Catanzaro, in esecuzione di un provvedimento emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Crotone, su richiesta di questa Procura Distrettuale di Catanzaro, che ha interessato, tra l’altro, il parco eolico denominato “Wind Farm” di Isola di Capo Rizzuto (KR), considerato fra i più grandi d’Europa per estensione e potenza erogata.

Destinatario della misura ablativa è A.P., nipote del vecchio capo clan A.N. (attualmente detenuto in regime di 41 bis) nonché fratello del boss A.C., ucciso a colpi di bazooka in un agguato mafioso nell’ottobre del 2004.

Il provvedimento scaturisce da una precedente attività investigativa, condotta sempre dalla Guardia di Finanza di Catanzaro, diretta ad accertare l’ingerenza della locale criminalità organizzata nell’operazione economico-finanziaria relativa alla realizzazione del parco eolico di Isola di Capo Rizzuto.

FIAMME GIALLE: COLLEGANO L’INVESTIMENTO ALLA COSCA DI ISOLA CAPO RIZZUTO, E IL DIPENDENTE DEL COMUNE A.P. GESTORE OCCULTO DEGLI AFFARI

Le investigazioni condotte dalle Fiamme Gialle avevano consentito di ricondurre il suddetto investimento alla sfera economico-patrimoniale della cosca di Isola di Capo Rizzuto e di dimostrare come A.P., funzionario del predetto comune, in qualità di gestore occulto degli affari della cosca, ne aveva curato gli interessi economici rappresentandone la longa manus.

Nel dettaglio, A.P., attraverso un articolato sistema basato su una fitta rete di società estere (con sede in Germania, Svizzera e Repubblica di San Marino) detentrici formali delle quote sociali di tre società aventi sede a Crotone e a Isola di Capo Rizzuto, aveva avviato e realizzato, per conto e nell’interesse dell’omonima cosca, il parco eolico Wind Farm della città isolitana.

Tuttavia, nell’ambito della citata indagine penale, il predetto patrimonio, rappresentato dalle società utilizzate per l’operazione finanziaria e dai relativi complessi aziendali, tra cui il parco eolico, dopo un preliminare sequestro preventivo, veniva successivamente restituito a seguito di alcuni ricorsi proposti dai formali intestatari dei beni.

Le successive indagini economico-patrimoniali effettuate a completamento dell’intera attività in base alla speciale normativa di prevenzione, coordinate dal Procuratore Distrettuale di Catanzaro, Dott. Nicola Gratteri, dal Procuratore Aggiunto, Dott. Vincenzo Luberto e dal Sostituto Procuratore, Dott. Domenico Guarascio, hanno consentito agli investigatori del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di ricostruire l’ingente patrimonio oggetto del predetto investimento e di ricondurne la titolarità alla famiglia A. di Isola di Capo Rizzuto.

REPORT E L’INCHIESTA FONDAMENTALE PER GLI INVESTIGATORI

Secondo gli inquirenti, a partire dal 2005 il parco sarebbe stato avviato e realizzato, servendosi di prestanome e riciclando fondi di provenienza illeciti, da Pasquale Arena, esponente dell’omonina cosca della ‘Ndrangheta.

La circostanza emerse nel novembre 2010 quando a parlarne fu Report con l’inchiesta di Alberto Nerazzini “Girano le pale”: in seguito al clamore mediatico – come confermano le numerose conversazioni intercettate dagli inquirenti – gli Arena operarono per schermare tramite società estere il coinvolgimento della cosca, mantenendo però intatta l’effettiva partecipazione nell’affare e garantendo, in tal modo, gli interessi della famiglia medesima, che in Regione Calabria aveva potuto contare sulla collaborazione di funzionari disponibili e acquiescenti.

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L’ANALISI G.I.C.O RICOSTRUISCE IL PATRIMONIO SCHERMATO DA SOSFISTICATI E COMPLESSI RETICOLI SOCIETARI

Lanalisi condotta dai finanzieri del G.I.C.O. ha consentito di ricostruire, attraverso una lettura critica delle evidenze investigative ed i necessari riscontri documentali e bancari, un patrimonio di ingentissimo valore schermato mediante il ricorso a sofisticati e complessi reticoli societari e successive cessioni di quote, mirate ad occultare la reale riconducibilità del parco eolico.

Detti accertamenti, che hanno permesso di dimostrare la discrasia esistente tra la titolarità apparente dei beni oggetto di indagine e l’assenza di idonea capacità reddituale in capo ad A.P. per sostenere l’intera operazione economica, hanno consentito alla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Crotone di disporre il sequestro di tre società aventi sede a Crotone e a Isola di Capo Rizzuto e dei relativi complessi aziendali, tra cui il parco eolico “Wind Farm”, il tutto per un valore di circa 350 milioni di euro.

 

 

 

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