
di Cinzia Marchegiani
ROMA, 23 marzo – Con un affluenza definitiva del 58,9% al quesito referendario sulla giustizia conclusosi lo scorso 23 marzo, il NO ha vinto con il 53,2%. Quorum superato anche se non serviva. Alta l’affluenza ma ancora esiste e resiste una sacca importante degli aventi diritto che non va a votare, più del 40% degli italiani.
Il NO vince, ma esiste una altrettanta fetta importante degli italiani che hanno chiesto invece la necessità di riformare la costituzione, con norme per contrastare quello che è emerso nel tempio della giustizia che spesso condanna vittime e miete errori giiudiziari e ingiuste detenzioni. Norme che servono a riequilibrare l’indipendenza e la terzietà della giustizia italiana dalle ormai note “correnti politiche”.
Intanto l’Associazione Nazionale Magistrati, scesa in campo lo scorso 14 settembre 2025 istituendo il Comitato “A difesa della Costituzione e per il No al referendum” per sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi derivanti dalla riforma costituzionale sulla separazione delle carriere e sull’importanza di preservare l’attuale sistema di garanzie dei diritti dei cittadini e quindi di sostenere la vittoria del no al referendum costituzionale tramite un comunicato firmato dalla giunta esecutiva centrale della stessa ANM ringrazia la partecipazione civile e coloro che si sono impegnati a difesa della Costituzione:
“Oggi è un bel giorno per il nostro Paese. Non per la magistratura, ma per tutte le cittadine e i cittadini. Questo risultato tuttavia non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Abbiamo contribuito a preservare l’autonomia e l’indipendenza della giurisdizione, proteggendo la Costituzione. I cittadini hanno democraticamente confermato la bontà delle nostre scelte e delle nostre indicazioni sui problemi reali della giustizia”.
“Ringraziamo tutti coloro che si sono impegnati con noi in questi mesi a difesa della Costituzione. La relazione con la società civile ha arricchito la magistratura e sapremo trovare gli strumenti perché questa ricchezza sia condivisa e vada a beneficio di tutto il Paese”.
“Abbiamo assistito a una mobilitazione importante, che nasce dal confronto con la società civile e che si è tradotta in una partecipazione democratica al voto che restituisce un senso di appartenenza alle istituzioni repubblicane che è il modo migliore per festeggiare gli 80 anni del suffragio universale”, conclude la Giunta.
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