lunedì, 13 Luglio 2026

Da “Il sacco di Roma” a “Il Grande Rifiuto”. Storie di ordinaria follia

di Daniel Prosperi

Cara natura, quanto ancora abuseremo di te!

Nel 2017 avremmo dovuto già da un pianeta ad un altro, parlare di benessere, fame nel mondo debellata. Invece no. Stiamo in mezzo “alla munnezz'”.

Ogni volta che avviene un’emergenza rifiuti, si guarda sempre al passato recente citando Napoli e dintorni, non percependo minimamente che quella zona d’Italia è stata solamente abbandonata in tutti gli ambiti, come lo è già del resto tutta la penisola.

Ma da chi è stata lasciata sola? Beh, dallo Stato, dice il populista. Nell’immaginario collettivo lo Stato sono i politici e gli uffici pubblici, nulla di più. L’accezione reale è più complessa: il singolo cittadino all’interno di un contesto civile organizzato, compone insieme ad altri singoli pari quello che comunemente è chiamato appunto Stato.

Ora capite bene che l’Italia via via è abbandonata dai suoi stessi cittadini. Tutte le persone comuni o quasi non hanno alcun interesse affinché le cose cambino, pur lamentandosi che vadano male. Perché i cambiamenti hanno bisogno di persone consapevoli, responsabili, persone con gli attributi che li favoriscano.

Trasferiamoci adesso a Roma, che sta vivendo un crescendo decadimento verso un baratro: si sta scendendo piano piano, come se i cittadini e gli amministratori tutti stiano aggrappati ad una roccia scoscesa, mollino la presa e si aggrappino all’appiglio più basso. E non c’è nessuno sopra a lanciare una corda.

A Roma si è consumato nuovamente il Sacco della città.

In chiave moderna ma involuta, si ripropone lo scenario a 490 anni dall’ultimo. I lanzichenecchi in questo caso, sono sempre austriaci che si portano via la “munnezz'” che come diceva “l’Avvocato” per smaltirla, molto probabilmente, va mangiata. E infatti lo stiamo facendo! Noi mangiamo i rifiuti giacenti mentre quelli che stiamo producendo paghiamo per venderli.

Una situazione da altro mondo? No, è il nostro, quello che abbiamo permesso ad altri di costruire.

Spostandoci poco più verso il sud della Capitale, si ripropone un altro scenario già vissuto: la carcerazione di Celestino V, al castello di Fusone (Frosinone), oggi méta turistica. In realtà, soffocati “dal gran rifiuto” e non inteso come “mancato accordo”, stavolta si sono migliaia di cittadini che vivono una situazione assurda nella Valle del Sacco, dal nome del fiume.

Sì perché qui, molti medici denunciano da anni una situazione di abbandono delle istituzioni ad un destino crudele e abominevole soprattutto per i bambini: molti casi di tumore in età infantile, con un incremento legato all’ultimo decennio, in cui tanti Comuni del Centro Italia hanno conferito rifiuti di ogni tipo negli impianti (autorizzati e poi posti sotto sequestro, ndr) ivi presenti. Sarebbe quantomeno opportuno richiedere la compartecipazione di tutti i Comuni che si sono serviti in questi centri di smaltimento, dei quali oggi rimane solamente una montagna di immondizia accatastata. Poi certo il nostro Ministro della Salute rassicura affermando che non si sono rilevate gravità per i cittadini della Valle e che (questo banalmente giusto ma ancora non attivato) vi è necessità del registro tumori, che la Regione Lazio ha superato con l’invenzione del Centro della Salute ad Anagni, dove collocare altri dirigenti sanitari, pensate per la PREVENZIONE DA INQUINANTI. Forse pensano di fare come con la raccolta differenziata: ti rechi all’ufficio e ti danno le mascherine, mentre Frosinone brucia i rifiuti, anche di Roma.

L’onestà intellettuale evidentemente non appartiene al genere umano e chi la possiede, deve considerarsi un alieno su questo pianeta.

Basterebbe tanto poco a capire che sulla Salute (non il comparto Sanità) nessuno è immune: il politico, i suoi figli, gli affaristi, tutti sono soggetti al rischio di contrarre malattie anche gravi, quando esistono metodi che non andrebbero nemmeno ad intaccare anzi ad alzare il business che c’è attualmente sui rifiuti. Impianti di Frammentazione, trattamento di devitalizzazione dei principi attivi che sono gli inquinanti all’interno dei materiali bruciati e solo in ultimo incenerimento o, in alternativa, sempre con la mancanza di agenti inquinanti, riutilizzare ciò che rimane dal trattamento per favorire il ricolmamente delle cave.

Sto scrivendo con le pinze ovviamente, non parlo di molecole ma di metodo.

Ebbene questo sistema attualmente costosissimo, potrebbe invece fornire indotto economico e allo stesso tempo drastica diminuzione delle emissioni, tendente allo zero. I valori di oggi hanno asticelle percentuali da non superare, ma non si attuano mai progetti in direzione di una riduzione, anzi si accrescono, autorizzando anche altri nuovi impianti. Un delirio!

Non me la prendo con gestioni malsane o gente poco raccomandabile: la mafia non è identificabile in persone specifiche ma nell’intero sistema globale, che consta di una rete e nuclei fondamentali, adagiati su uno Stato completamente assente, all’interno dello Stato stesso.

Non è la criminalità a mangiare in questo caso, ma l’intero sistema di politicanti da strapazzo senza scrupoli.

Ma va bè, sta lì. Non tocca a nessun altro questo. Adesso posso tornare finalmente all’ultima partita del grandioso capitano Francesco Totti del 28 maggio, tanto il calcio salverà le vite umane, anche in questo o in altri prossimi momenti di sopravvivenza.

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